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Ex Ilva, sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti
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Ex Ilva, sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore in tutti i siti dell'ex Ilva dopo l'incontro a Palazzo Chigi. I sindacati denunciano l'assenza di un piano industriale e occupazionale, mentre il Governo discute solo di ammortizzatori sociali.

Aggiornato 13 Ott, 08:204 min
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Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore in tutti i siti dell'ex Ilva dopo l'incontro a Palazzo Chigi. I sindacati denunciano l'assenza di un piano industriale e occupazionale, mentre il Governo discute solo di ammortizzatori sociali.

Sciopero nazionale di 24 ore in tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva. La mobilitazione, proclamata unitariamente da Fiom, Fim e Uilm, riguarda ogni turno di lavoro nella giornata di lunedì 12 ottobre e coinvolge i siti produttivi del gruppo in Italia. Alla base della protesta c'è l'esito dell'ultimo incontro sulla vertenza tenutosi a Palazzo Chigi, dove secondo i sindacati non sono emerse prospettive concrete di ripresa produttiva.

«A valle dell'incontro tenutosi ieri presso Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva, Fim, Fiom e Uilm hanno purtroppo preso atto che l'unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro», hanno dichiarato le tre organizzazioni in una nota unitaria. La discussione, secondo i sindacati, resta concentrata sulla gestione degli ammortizzatori sociali e non affronta il nodo industriale e occupazionale.

I sindacati ricordano che nel luglio scorso avevano presentato al Governo un documento unitario intitolato «Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell'ex Ilva». In quel testo venivano richiesti impegni concreti su più fronti: un piano industriale serio e credibile di decarbonizzazione esteso a tutti i siti, un piano sociale per tutelare i lavoratori diretti, quelli dell'appalto e quelli di Ilva As, anche attraverso strumenti straordinari e di risarcimento, e un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale.

Nel corso dell'incontro, secondo quanto riferito dalle sigle, non c'è stata alcuna discussione su un piano che rimetta al centro la tutela dell'occupazione e del reddito accanto al risanamento ambientale. Nessuna risposta è arrivata nemmeno sull'opportunità di acquistare semi-lavorati per poter mettere in marcia le linee a freddo di finitura di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e degli altri siti produttivi. I sindacati segnalano inoltre l'assenza di strumenti straordinari per accompagnare questa fase, come prepensionamenti, incentivi all'esodo e riqualificazione per una ricollocazione nel ciclo decarbonizzato.

«Per quanto emerso, le organizzazioni sindacali nazionali proclamano, per la giornata di lunedì 12 ottobre, 24 ore di sciopero, in tutti i siti del gruppo non escludendo fin d'ora di estendere la stessa mobilitazione nelle giornate successive anche con articolazioni territoriali», si legge ancora nella nota. La mobilitazione potrebbe quindi proseguire nei prossimi giorni, con iniziative organizzate a livello locale nei diversi territori interessati dalla vertenza.

La protesta coinvolge gli stabilimenti dell'ex gruppo siderurgico, da Taranto a Genova, da Novi Ligure a Racconigi, e si inserisce in una vertenza che dura da mesi e che continua a dividere lavoratori, sindacati e istituzioni sul futuro della produzione e dell'occupazione. Il nodo centrale resta la mancanza di un piano industriale che coniughi la decarbonizzazione degli impianti con la garanzia dei livelli occupazionali e del reddito dei lavoratori.

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Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.