La Russia possiede quasi tutto, ma il benessere cambia drasticamente da regione a regione
Mosca ha registrato nel 2024 un reddito pro capite oltre quattro volte quello di Tuva, mentre il paese resta una potenza globale di energia, minerali e foreste.

Mosca ha registrato nel 2024 un reddito pro capite oltre quattro volte quello di Tuva, mentre il paese resta una potenza globale di energia, minerali e foreste.
Pochi paesi possono elencare una dotazione naturale paragonabile a quella russa. Petrolio, gas, palladio, diamanti, oro, nichel, potassa e una superficie forestale che vale circa un quinto di quella mondiale: il patrimonio materiale è enorme. La Banca Mondiale valuta inoltre il PIL russo del 2025 in circa 2,56 trilioni di dollari.
L’EIA stima 58 miliardi di barili di riserve petrolifere provate e 1.559 trilioni di piedi cubi di riserve di gas. Nel 2024 la produzione di greggio è stata di circa 9,2 milioni di barili al giorno. L’USGS attribuisce alla Russia il 41% della produzione mondiale di palladio e il 30% dei diamanti naturali di qualità gemma.
Ma se dal patrimonio nazionale si passa alla vita quotidiana, il quadro cambia. Rosstat indica per il 2024 un reddito monetario medio mensile pro capite di 63.959 rubli in tutta la Russia. A Mosca era di 143.171 rubli. Nella Repubblica di Tuva era di 33.541,6 rubli. Il livello medio moscovita risultava quindi circa 4,27 volte superiore.
Anche la povertà mostra divari profondi: 7,1% a livello nazionale nei dati rivisti del 2024, 20,4% in Tuva. Non è corretto trasformare questo confronto nella formula «fuori Mosca sono tutti poveri». Esistono grandi città regionali, poli industriali e territori estrattivi con salari elevati. Il punto è che la qualità delle opportunità cambia molto con la geografia.
Il Distretto federale dell’Estremo Oriente rende visibile la scala del problema. Occupa il 40,6% del territorio russo e ospita soltanto il 5,38% della popolazione. Ogni chilometro di strada, rete elettrica o collegamento ferroviario serve quindi, in media, molte meno persone rispetto alle aree densamente urbanizzate.
La Banca Mondiale lega queste disparità a distanze eccezionali, alla dispersione interna della popolazione, all’eredità della pianificazione sovietica e alla collocazione delle industrie estrattive. La ricchezza geologica non basta: servono città con servizi, competenze, collegamenti e imprese capaci di creare valore oltre l’estrazione.
Un esempio concreto arriva dalla Buriazia rurale. Nel 2024 il 21,7% della superficie abitativa disponeva di acqua corrente, il 18,2% di rete fognaria e il 10,7% di acqua calda. Sono dati di una regione specifica, non della campagna russa nel suo insieme.
È proprio qui che il tema economico diventa anche un tema di qualità della vita. La Russia non deve dimostrare di avere risorse: le possiede e le utilizza già su scala mondiale. Il potenziale più grande consiste nel trasformare quella ricchezza in infrastrutture, lavoro qualificato e servizi accessibili anche dove la distanza da Mosca non è solo geografica, ma economica.
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