Iran e Usa sospendono gli attacchi: il NYT spiega i timori di Trump sui missili
L'Iran ha interrotto gli attacchi contro le basi statunitensi dopo che Washington ha fermato i raid. Secondo il New York Times, la pausa è legata alla preoccupazione di esaurire le scorte di missili Patriot. Il vicepresidente Vance e il generale Caine avrebbero frenato l'escalation.

L'Iran ha interrotto gli attacchi contro le basi statunitensi dopo che Washington ha fermato i raid. Secondo il New York Times, la pausa è legata alla preoccupazione di esaurire le scorte di missili Patriot. Il vicepresidente Vance e il generale Caine avrebbero frenato l'escalation.
L'Iran ha sospeso gli attacchi contro le basi statunitensi nel Golfo Persico, dopo che gli Stati Uniti hanno fermato i bombardamenti nelle ultime due notti. Lo ha annunciato il portavoce delle forze armate iraniane, Mohammad Akraminia, in un'intervista alla televisione di Stato. «Poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla ritorsione, abbiamo fermato anche le nostre operazioni», ha dichiarato, aggiungendo che il messaggio è già stato trasmesso a Washington. Nonostante la tregua, ha precisato che prevale lo scetticismo, perché la cessazione viene considerata «tattica e non genuina».
Secondo ilNew York Times, la decisione del presidente Donald Trump di sospendere i piani per intensificare gli attacchi contro l'Iran è stata influenzata dagli allarmi lanciati dagli alti vertici militari. I generali avrebbero avvertito che un'escalation potrebbe esaurire pericolosamente le scorte di missili intercettori Patriot e di altri sistemi di difesa aerea necessari a proteggere le forze statunitensi in Medio Oriente. L'amministrazione sta ora valutando i vincoli militari insieme ai rischi di un conflitto regionale più ampio, pur continuando a esercitare pressioni economiche e tenendo aperta la porta alla diplomazia. Se confermata, questa scelta evidenzierebbe come le scorte limitate di munizioni stiano condizionando sempre più le opzioni militari di Washington.
Fonti della Cnn hanno confermato che, durante una riunione alla Casa Bianca, il vicepresidente JD Vance e il capo di Stato maggiore interforze, generale Dan Caine, hanno espresso forti preoccupazioni per un'eventuale nuova massiccia operazione. Caine avrebbe chiarito che un'offensiva potrebbe avere successo, ma ha lanciato l'allarme sulle scorte di munizioni e sul rischio di un effetto domino nella regione. Non è chiaro se siano stati loro a convincere Trump a fermare i raid, né quanto durerà la pausa.
L'esercito iraniano ha intanto avvertito che il conflitto potrebbe allargarsi geograficamente se gli Stati Uniti dovessero assecondare le richieste del premier israeliano Benjamin Netanyahu di proseguire i bombardamenti. «Ritengo che, se gli americani dovessero ancora una volta cadere nell'inganno dei sionisti, il conflitto si espanderà ulteriormente», ha dichiarato il portavoce Akraminia, sottolineando la determinazione di Teheran a rispondere colpo su colpo.
Sul fronte interno iraniano, continuano i dubbi sulle condizioni di salute della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Il suocero Gholam Ali Haddad Adel, membro del Consiglio per il Discernimento, ha riferito all'agenzia Ilna che l'ayatollah è «in buona salute», ma che al momento non è in contatto con nessuno. Khamenei non si vede in pubblico dal 28 febbraio, giorno dell'attacco israelo-statunitense in cui persero la vita il padre Ali Khamenei, la moglie e altri familiari. Secondo numerose fonti, lo stesso Mojtaba sarebbe rimasto gravemente ferito, sfigurato e mutilato. Da allora comunica solo attraverso messaggi scritti diffusi dai media statali o dai profili social a lui attribuiti, alimentando le ipotesi più disparate, tra cui un possibile ricovero in Russia.
