Khamenei dà il via libera ai negoziati con gli Usa e il petrolio crolla
Il petrolio e il gas perdono terreno dopo il via libera di Khamenei a trattare con Washington, mentre Piazza Affari registra un lieve rialzo.

Il petrolio e il gas perdono terreno dopo il via libera di Khamenei a trattare con Washington, mentre Piazza Affari registra un lieve rialzo.
Il prezzo del petrolio è crollato dopo che la guida suprema iraniana Ali Khamenei ha dato il proprio assenso a trattare con gli Stati Uniti, una svolta che ha alleggerito le preoccupazioni sul conflitto in corso e sulle forniture energetiche. Secondo le informazioni diffuse da Tgcom24, il petrolio ha ceduto oltre il 6%, mentre il metano è sceso dell'8,5%. Il movimento è stato immediato e ha coinvolto l'intero comparto energetico europeo.
Il calo dei prezzi segue le speranze di un possibile dialogo tra Washington e Teheran. Secondo le agenzie economiche, il Brent ha perso circa il 6%, scendendo intorno ai 110 dollari al barile, sull'onda delle attese per i colloqui tra Usa e Iran. Nelle contrattazioni europee anche il greggio e il gas hanno registrato ribassi, mentre la Borsa di Milano ha chiuso in lieve rialzo, con un progresso di circa lo 0,2-0,5% a seconda delle fonti consultate. Il quadro mostra un mercato che reagisce soprattutto alle notizie diplomatiche più che ai dati produttivi.
Nelle ore precedenti alcune analisi avevano indicato scenari opposti. Goldman Sachs ha aumentato del 17% la propria previsione sul Brent, un elemento che aveva alimentato il dibattito sul peso delle tensioni geopolitiche nei prezzi delle materie prime. L'apertura di un canale negoziale ha però spostato l'attenzione degli investitori verso una possibile distensione, facendo emergere la fragilità delle previsioni costruite sulla persistenza del conflitto. Le stime degli analisti, in questo senso, sono rimaste sospese tra l'ipotesi di un rialzo prolungato e quella di un rapido ritorno alla normalità.
Il calo dei prezzi energetici riflette il timore che il conflitto possa interrompere i flussi di petrolio e gas dalla regione, un rischio che incide direttamente sui costi per le economie importatrici. Il metano, in particolare, ha risentito di una domanda che resta legata alla stabilità delle forniture e alle scelte di stoccaggio dei grandi acquirenti. Il segnale proveniente da Teheran è bastato a far scendere sensibilmente le quotazioni, anche se la volatilità resta alta.
Resta da verificare se i contatti diplomatici si tradurranno in un accordo concreto. Gli operatori finanziari seguono con attenzione gli sviluppi, consapevoli che l'andamento dei mercati energetici dipende dall'esito del confronto tra Iran e Stati Uniti. Al momento non sono noti i tempi né i contenuti di un eventuale negoziato, e ogni nuovo passo diplomatico potrebbe riportare rapidamente in movimento le quotazioni delle materie prime.
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