Paul Biya resta a Ginevra da oltre due mesi: il Camerun discute il dopo
Il presidente più anziano al mondo lasciò Yaoundé il 7 giugno per un «breve soggiorno privato». Il governo dice che continua a lavorare, ma l’assenza riapre il tema della successione.

Il presidente più anziano al mondo lasciò Yaoundé il 7 giugno per un «breve soggiorno privato». Il governo dice che continua a lavorare, ma l’assenza riapre il tema della successione.
Quello che doveva essere un «breve soggiorno privato in Europa» è diventato una delle assenze più lunghe della presidenza di Paul Biya. Il capo dello Stato camerunese, 93 anni, ha lasciato Yaoundé il 7 giugno insieme alla moglie Chantal. Più di due mesi dopo, il governo conferma che si trova a Ginevra, in Svizzera. Non è stata annunciata una data ufficiale per il rientro.
Parlare di un presidente letteralmente «scomparso» sarebbe quindi improprio. La sua posizione è nota. L’incertezza riguarda piuttosto la durata del soggiorno, l’assenza di una recente apparizione pubblica verificata e le modalità con cui il potere continua a essere esercitato da fuori del Paese. Le autorità sostengono che Biya rimane pienamente operativo.
Il ministro della Comunicazione René Emmanuel Sadi ha dichiarato che il presidente è in buona salute e lavora da Ginevra. Altri funzionari hanno spiegato che continua a ricevere dossier di Stato. All’inizio di agosto Biya ha inoltre riorganizzato i vertici militari, sostituendo i comandanti di quattro delle cinque regioni militari congiunte e promuovendo diversi ufficiali superiori.
Le voci sulla salute sono invece più difficili da verificare. Alcuni media hanno citato fonti secondo cui Biya sarebbe stato ricoverato o sottoposto a un intervento in Svizzera. Il governo camerunese ha smentito formalmente l’ipotesi del ricovero. Il direttore del gabinetto civile della presidenza ha anche dichiarato a Le Monde che il presidente non è stato né ricoverato né operato. Mancano conferme mediche indipendenti delle versioni più allarmanti.
La vicenda ha un peso particolare perché Biya è il presidente in carica più anziano del mondo e governa il Camerun dal 1982. Alla fine del 2025 ha iniziato un ottavo mandato dopo elezioni contestate dall’opposizione. Nel 2008 una modifica costituzionale aveva abolito il limite al numero dei mandati presidenziali, rendendo possibile la prosecuzione di una leadership già molto lunga.
Il tema della successione è diventato più concreto nel 2026. Ad aprile il Camerun ha reintrodotto nella propria architettura costituzionale la carica di vicepresidente, destinata ad avere un ruolo centrale nel caso in cui il presidente non possa esercitare le funzioni. Eppure Biya non ha ancora nominato nessuno. La regola esiste, ma manca la persona che dovrebbe incarnarla.
Nello stesso tempo, la Costituzione non stabilisce un limite massimo preciso alla permanenza del presidente all’estero. L’opposizione usa questa zona grigia per accusare il sistema di funzionare con il «pilota automatico» o tramite «controllo remoto». Sono giudizi politici, non una dichiarazione giuridica di incapacità. Il governo replica mostrando decreti, dossier e nomine come prova della continuità.
Per una società giovane, la questione ha anche un significato umano. Oltre il 70% dei quasi 30 milioni di camerunesi ha meno di 35 anni. La maggioranza non ha mai conosciuto un altro presidente. Il divario tra l’età della popolazione e quella del capo dello Stato rende inevitabile una domanda sul ricambio, ma soprattutto sulla capacità delle istituzioni di garantire stabilità quando il ricambio arriverà.
Il Camerun affronta intanto problemi molto concreti. È la maggiore economia dell’Africa centrale, ma soffre di stagnazione e infrastrutture insufficienti. Nel nord resta la minaccia di Boko Haram; nell’ovest continua il conflitto con i separatisti anglofoni. La gestione di sicurezza, lavoro, servizi e investimenti non può dipendere soltanto dalla presenza fisica di un singolo leader.
Da questo punto di vista, il soggiorno di Ginevra è quasi un esperimento involontario. Dimostra che una parte dello Stato può continuare a funzionare a distanza, ma rende evidente quanto il sistema sia ancora concentrato sulla figura di Biya. La riorganizzazione dei vertici militari è contemporaneamente un segno di continuità e un promemoria della centralità personale del presidente.
La domanda decisiva non è dunque dove si trovi Paul Biya, ma quale Camerun esista politicamente oltre Paul Biya. Una data di ritorno o una nuova apparizione pubblica ridurrebbero le speculazioni del momento. Non risolverebbero però il tema più profondo: un Paese molto giovane, guidato da oltre quattro decenni dallo stesso uomo, deve trasformare la continuità personale in continuità istituzionale. L’assenza di questi mesi ha semplicemente reso quel passaggio impossibile da ignorare.
