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Polemica tra Todde e Nordio per l'inaugurazione del nuovo reparto 41 bis a Uta
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Polemica tra Todde e Nordio per l'inaugurazione del nuovo reparto 41 bis a Uta

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inaugurato a Uta un nuovo reparto da 91 posti destinato al regime carcerario speciale del 41 bis, senza informare la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. La governatrice e i parlamentari M5S denunciano uno sgarbo istituzionale e un metodo inaccettabile.

Aggiornato 24 Июл, 05:016 min
Polemica tra Todde e Nordio per l'inaugurazione del nuovo reparto 41 bis a Uta
Nordio inaugura il nuovo reparto del 41 bis a Uta senza avvisare. Todde e M5s: "Grave sgar... · RSS source
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inaugurato a Uta un nuovo reparto da 91 posti destinato al regime carcerario speciale del 41 bis, senza informare la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. La governatrice e i parlamentari M5S denunciano uno sgarbo istituzionale e un metodo inaccettabile.

Una visita a sorpresa del ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scatenato una dura polemica politica in Sardegna. Il Guardasigilli ha inaugurato questa mattina il nuovo reparto destinato al regime speciale del 41 bis nella Casa circondariale 'Ettore Scalas' di Uta, in provincia di Cagliari, senza alcun preavviso alle istituzioni regionali. La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha definito l'accaduto uno sgarbo istituzionale inaccettabile.

La nuova ala del carcere di Uta è composta da 91 camere detentive, suddivise in 23 semisezioni e 5 sezioni, completamente autonome rispetto agli altri circuiti dell'istituto. La struttura è stata progettata per ospitare detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, riservato ai membri della criminalità organizzata. Il progetto, avviato nel 2009 e più volte aggiornato, è stato realizzato sotto il costante monitoraggio della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, dell'Edilizia penitenziaria e del Gruppo operativo mobile (Gom).

Durante la cerimonia di inaugurazione, Nordio ha spiegato che si tratta del primo importante traguardo nel percorso di edificazione e ristrutturazione carceraria, che coniuga la sicurezza del detenuto con l'umanizzazione della pena, anche nei trattamenti più rigorosi. Il ministro ha annunciato che a breve seguiranno altri interventi in strutture ordinarie, secondo il programma definito con il Commissario straordinario. La realizzazione del nuovo padiglione costituisce il completamento di una programmazione che ha richiesto interventi infrastrutturali, tecnologici e organizzativi per adeguare la struttura agli standard richiesti per la gestione del regime speciale.

La presidente Todde ha reagito con fermezza, sottolineando che l'inaugurazione è avvenuta senza alcuna comunicazione formale alla Regione e senza il minimo coinvolgimento delle istituzioni territoriali. Secondo la governatrice, si tratta dell'ennesima dimostrazione di una scelta calata dall'alto, che ha profonde ricadute sulla sicurezza, sull'organizzazione del sistema penitenziario, sul sistema sanitario regionale e sull'equilibrio dei territori. Todde ha ricordato che la posizione della Giunta regionale sul piano nazionale di concentrazione dei detenuti sottoposti al regime speciale nelle strutture sarde è stata espressa formalmente in tutte le sedi istituzionali e resa pubblica in numerose occasioni.

La presidente ha chiarito che la Regione non contesta la necessità di contrastare con fermezza la criminalità organizzata né mette in discussione gli strumenti che lo Stato ritiene necessari per garantire la sicurezza nazionale. Ciò che viene contestato è il metodo, che umilia le istituzioni sarde e ignora il principio della leale collaborazione tra Stato e Regione. Todde ha ricordato come la Regione abbia più volte chiesto al Governo un confronto trasparente e preventivo sul progetto di concentrazione dei detenuti in regime speciale in Sardegna, evidenziando il rischio di attribuire all'isola un ruolo sproporzionato all'interno del sistema nazionale del 41 bis.

La Sardegna ospita già una quota rilevante delle strutture penitenziarie nazionali e ha sempre contribuito con senso di responsabilità alle esigenze dello Stato. Todde ha ribadito che la Regione continuerà a fare la propria parte, ma non può accettare che l'isola venga considerata una semplice destinazione logistica per decisioni assunte altrove. Da mesi, ha aggiunto, la Regione chiede rispetto, proporzionalità e ascolto, ma registra ancora una volta decisioni unilaterali e una evidente mancanza di attenzione nei confronti dell'Autonomia speciale della Sardegna.

Anche i parlamentari sardi del Movimento 5 Stelle hanno espresso dura condanna per l'accaduto. Mario Perantoni, Susanna Cherchi, Ettore Licheri e Sabrina Licheri hanno dichiarato che il ministro Nordio è arrivato in Sardegna per inaugurare 91 nuove celle destinate al 41 bis senza informare la presidente della Regione e senza coinvolgere neppure il Comune di Cagliari. Secondo i parlamentari pentastellati, non si tratta soltanto di uno sgarbo istituzionale, ma di uno schiaffo alla Sardegna e alle sue istituzioni.

I deputati e senatori M5S hanno ricordato che da mesi il Governo porta avanti un piano che concentra nell'isola un numero sempre maggiore di detenuti sottoposti al 41 bis, ignorando le richieste della Regione, le preoccupazioni delle comunità locali e le interrogazioni parlamentari con cui sono state chieste risposte e garanzie. L'inaugurazione segreta è stata definita l'ennesima dimostrazione di un metodo inaccettabile e vigliacco: venire in Sardegna di nascosto, inaugurare nuove strutture e prendere decisioni che riguardano il futuro dell'isola senza ritenere doveroso informare le massime istituzioni territoriali.

Per i parlamentari M5S, questo modo di agire è il simbolo di un Governo che considera la Sardegna una terra sulla quale decidere, mai una terra con cui confrontarsi. Hanno concluso affermando che la Sardegna non è una colonia amministrativa né una terra da utilizzare per scaricare decisioni prese altrove, e hanno preteso rispetto affinché episodi del genere non accadano mai più. La vicenda apre ora un nuovo fronte di tensione tra il Governo centrale e la Regione Sardegna, in un contesto già segnato da divergenze sulla gestione del sistema penitenziario e sull'equilibrio tra esigenze di sicurezza nazionale e autonomia regionale.