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Ponte sullo Stretto, scontro tra progettisti e ministero sul rischio terremoto
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Ponte sullo Stretto, scontro tra progettisti e ministero sul rischio terremoto

Il carteggio tra la società incaricata del progetto e il ministero delle Infrastrutture rivela un braccio di ferro sulle indagini delle faglie nello Stretto di Messina. I progettisti definiscono «senza senso» alcune ricerche, il ministero replica: «Mancano dati». Il nodo sicurezza resta aperto mentre il Cipess si prepara a deliberare entro ottobre.

Aggiornato 07 Ott, 20:104 min
Ponte sullo Stretto, scontro tra progettisti e ministero sul rischio terremoto
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Il carteggio tra la società incaricata del progetto e il ministero delle Infrastrutture rivela un braccio di ferro sulle indagini delle faglie nello Stretto di Messina. I progettisti definiscono «senza senso» alcune ricerche, il ministero replica: «Mancano dati». Il nodo sicurezza resta aperto mentre il Cipess si prepara a deliberare entro ottobre.

Un nuovo fronte di attrito si apre sul ponte sullo Stretto di Messina. Non riguarda i costi o i tempi, ma la sicurezza sismica dell'opera. Secondo il carteggio tra la società Stretto di Messina, incaricata di progettare e costruire il collegamento, e il ministero delle Infrastrutture, i progettisti avrebbero definito «senza senso» alcune ricerche condotte sulle faglie attive nell'area dello Stretto, mentre il ministero avrebbe replicato che mancano dati fondamentali per valutare il comportamento del ponte in caso di terremoto.

Il progetto del ponte sullo Stretto si trascina da decenni e, nonostante gli annunci politici e le procedure avviate, alcuni aspetti tecnici restano poco chiari. La domanda centrale è semplice: come si comporterebbe l'infrastruttura in caso di un sisma di forte intensità e quanto potrebbe resistere. Le indagini sulle faglie che attraversano l'area di Messina e della Calabria sono considerate cruciali per rispondere a questa domanda, ma proprio su questo terreno si sarebbe consumato lo scontro tra i tecnici della società e i funzionari ministeriali.

Secondo quanto emerso, i progettisti avrebbero messo in dubbio l'utilità di alcune ricerche sulle faglie, giudicandole non necessarie o mal impostate. Il ministero, dal canto suo, avrebbe sottolineato la mancanza di dati sufficienti a supportare le valutazioni di rischio. Un braccio di ferro che non riguarda dettagli secondari, ma la base stessa su cui si fonda l'analisi di sicurezza di un'opera destinata a resistere a eventi sismici potenzialmente devastanti.

La questione assume un peso particolare perché lo Stretto di Messina è una delle zone a più alta sismicità del Mediterraneo. La memoria del terremoto del 1908, che distrusse Messina e Reggio Calabria, è ancora viva e rende il tema della sicurezza non solo tecnico ma anche sociale e politico. Le faglie attive presenti nell'area sono oggetto di studio da anni e la loro caratterizzazione è considerata indispensabile per qualsiasi grande infrastruttura.

Mentre il confronto tecnico prosegue, il calendario politico stringe. Il commissario straordinario Pietro Ciucci ha dichiarato che la delibera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, arriverà entro ottobre e che si tratta di una «previsione realistica». La delibera rappresenta un passaggio decisivo per il via libera definitivo all'opera. Nelle stesse ore, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha ribadito che il ponte non è una spesa ma «un investimento per far crescere il Sud», rilanciando la dimensione economica del progetto.

Il nodo sicurezza, però, resta aperto. La documentazione scambiata tra la società e il ministero mostra che il confronto sulle indagini geologiche e sismiche non è concluso. Senza dati condivisi e verificati, la valutazione del comportamento del ponte in caso di terremoto rimane incompleta. E mentre il dibattito pubblico si concentra su costi e benefici, il tema della resistenza sismica rischia di passare in secondo piano, nonostante sia centrale per stabilire se l'opera possa essere costruita e mantenuta in sicurezza.

Il carteggio, ottenuto da Dossier, getta luce su una fase delicata del progetto. Da un lato ci sono i progettisti, chiamati a trasformare un'idea in un'infrastruttura reale; dall'altro il ministero, che deve garantire che le verifiche siano complete. La distanza tra le due posizioni non è solo tecnica: riguarda il modo in cui si valuta il rischio in una delle aree più complesse dal punto di vista geologico del Paese. La partita, ancora una volta, si gioca sulla capacità di produrre dati affidabili prima che le ruspe entrino in cantiere.

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Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.