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Garlasco, il Garante della Privacy sanziona due programmi tv per la diffusione delle immagini del corpo di Chiara Poggi
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Garlasco, il Garante della Privacy sanziona due programmi tv per la diffusione delle immagini del corpo di Chiara Poggi

Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione di quasi 60mila euro a «Le Iene» e «Zona Bianca» per aver trasmesso immagini lesive della dignità della vittima Chiara Poggi, su istanza dei genitori. Le immagini sono state giudicate non essenziali per la narrazione giornalistica e violative della privacy.

Aggiornato 29 Июл, 22:035 min
Garlasco, il Garante della Privacy sanziona due programmi tv per la diffusione delle immagini del corpo di Chiara Poggi
Garlasco, in tv le foto del corpo di Chiara Poggi. Il Garante della Privacy: "Lesa la dignità" · RSS source
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Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione di quasi 60mila euro a «Le Iene» e «Zona Bianca» per aver trasmesso immagini lesive della dignità della vittima Chiara Poggi, su istanza dei genitori. Le immagini sono state giudicate non essenziali per la narrazione giornalistica e violative della privacy.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione complessiva di quasi 60mila euro a due programmi televisivi, «Le Iene» e «Zona Bianca», per aver trasmesso immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi, ritenute lesive della dignità della vittima e della sua famiglia. Il provvedimento è scaturito da un reclamo presentato dai genitori della giovane, Giuseppe Poggi e Rita Preda, che hanno denunciato una violazione della normativa sulla privacy e del codice deontologico dei giornalisti.

Nel mirino dell’Autorità sono finite le immagini ritraenti l’area in cui fu rinvenuto il cadavere di Chiara Poggi, con particolare evidenza al sangue e al corpo della vittima. Secondo il Garante, tali immagini non possono essere considerate «essenziali» ai fini del racconto della vicenda giudiziaria e non avrebbero dovuto essere pubblicate. «Non vi è infatti alcuna informazione ulteriore che può essere tratta dalla visione di tali immagini – si legge nel provvedimento – né a beneficio di coloro che contribuiscono al racconto pubblico della vicenda né dei cittadini che intendano informarsi sui fatti». La diffusione di quei particolari, sostiene l’Autorità, ha «ingiustamente leso la dignità personale della vittima e della sua famiglia senza nulla aggiungere alla narrazione dei fatti».

Il caso riguarda la puntata di «Le Iene» intitolata «Inside, delitto di Garlasco, caso riaperto», andata in onda il 30 marzo 2025, nella quale sono state mostrate immagini del corpo di Chiara Poggi «imbrattata di copiose macchie di sangue», e la puntata di «Zona Bianca» del 9 luglio 2025, in cui è stata inquadrata «una ferita e dei lividi» presenti su una gamba della vittima. In entrambi i casi, i legali dei familiari hanno lamentato una violazione della dignità della vittima e del principio di essenzialità dell’informazione, entrambi riconosciuti dal Garante.

Il presidente del Garante, Pasquale Stanzione, ha sottolineato che la visione di quei particolari «non risulta giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico» e che tale diffusione «ha concretato una grave violazione della dignità della vittima e della sua famiglia». L’Autorità ha inoltre disposto il divieto di diffondere ulteriormente quelle immagini, riconoscendo ai familiari il diritto di chiederne la cancellazione in quanto pubblicate «in assenza di una valida condizione di liceità».

Il provvedimento si inserisce nel contesto della riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più seguiti in Italia. Chiara Poggi, ventiseienne, fu uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco, in provincia di Pavia. Il suo ex fidanzato, Alberto Stasi, fu condannato in via definitiva per l’omicidio. Recentemente, la procura ha riaperto le indagini dopo nuovi accertamenti che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, un altro giovane legato alla vicenda. La riapertura ha riacceso l’interesse mediatico, spingendo diverse trasmissioni a dedicare servizi al caso.

Il Garante, tuttavia, ha ribadito che il legittimo esercizio del diritto di cronaca non giustifica la diffusione di immagini che non apportano alcun contributo informativo aggiuntivo. «Tale approccio – si legge nel documento – esula dai compiti dell’attività giornalistica e finisce inevitabilmente per spostare i confini e i presupposti di liceità della sua azione». La decisione riafferma il principio secondo cui, anche in presenza di un indubbio interesse pubblico, la tutela della dignità della persona e dei familiari deve prevalere su dettagli cruenti privi di reale valore informativo. La sanzione imposta ammonisce l’intero settore editoriale e televisivo a rispettare i limiti deontologici nella trattazione di vicende giudiziarie, specialmente quando coinvolgono vittime di reati violenti.