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22.08.2026Edizione ItaliaChi siamoRedazione
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In Kentucky una famiglia ha scelto la terra invece di 26 milioni di dollari
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In Kentucky una famiglia ha scelto la terra invece di 26 milioni di dollari

Ida Huddleston e sua figlia hanno rifiutato di vendere 534 acri per un data center, difendendo una fattoria che unisce lavoro, memoria e vita familiare.

Aggiornato 14 Ago, 00:104 min
In Kentucky una famiglia ha scelto la terra invece di 26 milioni di dollari
Foto: LEX 18 · Il riutilizzo editoriale è considerato confermato secondo l’istruzione fornita
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Ida Huddleston e sua figlia hanno rifiutato di vendere 534 acri per un data center, difendendo una fattoria che unisce lavoro, memoria e vita familiare.

A volte la qualità della vita si misura proprio nel momento in cui qualcuno offre una cifra enorme per cambiarla. Nel Kentucky, Ida Huddleston e sua figlia Delsia Bare hanno ricevuto proposte per oltre 26 milioni di dollari e hanno deciso di restare nella loro fattoria.

Huddleston, 82 anni, avrebbe potuto vendere 71 acri a 60.000 dollari l'uno. Bare aveva un'offerta di 48.000 dollari per ciascuno dei suoi 463 acri. Il terreno interessava un grande progetto di data center vicino a Maysville, nella contea di Mason.

La scelta non è stata immediata. PEOPLE racconta che le due donne inizialmente firmarono un contratto perché temevano un possibile esproprio. La famiglia aveva già perso porzioni di terreno per opere pubbliche e quel precedente pesava. Dopo aver parlato con un avvocato e aver capito che lo sviluppatore privato non poteva semplicemente costringerle a vendere, tornarono sulla decisione.

A quel punto il denaro non era più l'unico metro. La proprietà familiare più ampia conta circa 1.200 acri e alcune parti sono legate alla famiglia da oltre due secoli. Qui si allevano animali. Bare ricorda che le generazioni precedenti coltivavano grano durante la Grande Depressione. Su questa terra è sepolto anche suo marito.

Huddleston ha riassunto il proprio pensiero con un'immagine semplice: da un data center non si ricava cibo. Per lei la terra resta prima di tutto qualcosa che nutre e che si custodisce. Lei e la figlia temono inoltre conseguenze per acqua ed elettricità. Sono preoccupazioni documentate, non danni già accertati: l'impianto non è operativo e il consumo d'acqua varia molto in base al sistema di raffreddamento.

Il progetto, però, è andato avanti senza i loro 534 acri. Il 22 maggio la contea di Mason ha approvato la riclassificazione di 28 proprietà, circa 2.080 acri complessivi, per uso industriale rurale. L'azienda tecnologica che dovrebbe utilizzare il sito non era ancora stata resa pubblica a luglio.

Le autorità locali parlano di circa 400 posti di lavoro permanenti e oltre 1.500 durante la costruzione. Sostengono inoltre che lo sviluppatore pagherà le infrastrutture necessarie, comprese strade e collegamenti ai servizi.

Una parte della comunità non considera sufficiente questo scambio. Il gruppo We Are Mason County ha avviato ricorsi legali, e Huddleston e Bare si sono unite all'opposizione. Per loro il problema non è più solo vendere o non vendere: è ciò che potrebbe sorgere accanto alla casa che hanno scelto di conservare.

La vicenda tocca un'idea molto italiana e molto universale allo stesso tempo: il rapporto tra terra, famiglia e continuità. Una proprietà agricola può avere un prezzo di mercato, ma può anche essere il luogo dove lavoro, memoria e identità coincidono.

Il data center potrebbe comunque essere costruito. La decisione finale spetta allo sviluppatore e i tribunali devono ancora confrontarsi con le contestazioni. Ida Huddleston, invece, ha già deciso cosa vuole fare del proprio futuro: continuare a vivere dove ha costruito il passato.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale