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In Russia centinaia di operai cinesi scioperano per mesi di salari arretrati
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In Russia centinaia di operai cinesi scioperano per mesi di salari arretrati

Al Baltic Chemical Complex di Ust-Luga i lavoratori chiedono pagamenti rimasti indietro fino a cinque mesi. La versione virale di migliaia di persone contro la polizia è molto meno documentata della vertenza salariale.

Aggiornato 14 Ago, 01:084 min
In Russia centinaia di operai cinesi scioperano per mesi di salari arretrati
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Al Baltic Chemical Complex di Ust-Luga i lavoratori chiedono pagamenti rimasti indietro fino a cinque mesi. La versione virale di migliaia di persone contro la polizia è molto meno documentata della vertenza salariale.

Centinaia di operai cinesi impegnati nella costruzione del Baltic Chemical Complex vicino a Ust-Luga, nella regione russa di Leningrado, hanno scioperato per stipendi che dicono di non ricevere da mesi. La vicenda è poi circolata online in una forma più spettacolare, con migliaia di persone che avrebbero circondato veicoli della polizia. La protesta salariale, però, è documentata già dalla fine di giugno.

Secondo China Labor Watch, lo sciopero è iniziato il 26 giugno 2026. Il 30 giugno centinaia di lavoratori hanno nuovamente lasciato il cantiere e raggiunto gli uffici della China National Chemical Engineering & Construction Corporation Seven, nota come CC7. Alcuni sostenevano di avere fino a cinque mesi di salario arretrato.

Per preparare gli striscioni, i lavoratori avrebbero usato lenzuola dei dormitori. È un dettaglio che racconta la loro condizione: persone lontane da casa, legate al datore di lavoro non solo dallo stipendio, ma spesso anche dall’alloggio, dai documenti e dall’organizzazione del viaggio di ritorno.

Il progetto è enorme. Il sito ufficiale del Baltic Chemical Complex indica CC7 come appaltatore EPC. L’impianto è in costruzione nel distretto di Kingisepp e dovrebbe produrre fino a tre milioni di tonnellate di polietilene all’anno, integrandosi con il più ampio polo di trattamento del gas di Ust-Luga.

Le accuse raccolte da China Labor Watch non riguardano soltanto i pagamenti. Alcuni lavoratori affermano di non aver ricevuto una copia del contratto firmato. In una successiva sintesi di casi avvenuti in Russia nel 2025 e nel 2026, l’organizzazione parla di ritardi salariali ricorrenti da tre a otto mesi, passaporti trattenuti, limitazioni alla possibilità di lasciare i cantieri e catene di subappalto che rendono difficile individuare il responsabile.

All’inizio di luglio l’account cinese «海外家园», dedicato ai diritti dei lavoratori all’estero, ha riferito che alcuni operai con biglietti già acquistati per tornare in Cina stavano ancora cercando di recuperare salario e passaporti. In un altro messaggio lo stesso account ha sostenuto che la polizia fosse arrivata durante una protesta legata agli arretrati e ai costi dell’alloggio.

Da qui nasce la versione diventata virale. Un live-thread su Reddit ha ripetuto l’affermazione secondo cui migliaia di lavoratori avrebbero bloccato le auto della polizia, liberato un collega e costretto gli agenti ad allontanarsi. Il resoconto più dettagliato di China Labor Watch sulla manifestazione del 30 giugno parla di centinaia di partecipanti e non conferma l’intera sequenza.

La dimensione umana rimane forte anche senza quel racconto. Un lavoratore che aspetta cinque mesi di stipendio può trovarsi davanti a una scelta impossibile: andarsene e rischiare di perdere il denaro già guadagnato, oppure restare in un sistema di cui non si fida più. Se non controlla neppure passaporto o contratto, la sua libertà concreta si riduce ulteriormente.

Il contrasto con la scala industriale è evidente. Le autorità cinesi avevano presentato il contratto del Baltic Chemical Complex come uno dei maggiori progetti esteri ottenuti da un’impresa del Paese. La capacità di costruire impianti giganteschi, però, si misura anche nella gestione quotidiana delle persone.

La soluzione passa ora da elementi molto concreti: pagare gli arretrati, restituire i documenti contestati e garantire ai lavoratori la possibilità di scegliere se continuare il contratto o rientrare a casa. Se queste condizioni verranno soddisfatte, la protesta potrà rientrare. In caso contrario, il problema del lavoro rischia di diventare una caratteristica permanente di un progetto nato per rappresentare tutt’altro tipo di successo.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale