In Russia il dissenso elettorale passa anche dai vecchi post online
Foto di Navalny, repost e link sono diventati la base di procedimenti che impediscono ai politici di candidarsi, mentre Yabloko resta formalmente in corsa.

Foto di Navalny, repost e link sono diventati la base di procedimenti che impediscono ai politici di candidarsi, mentre Yabloko resta formalmente in corsa.
La campagna per la Duma russa entra nella vita quotidiana attraverso gesti che, in un altro contesto, sembrerebbero banali: pubblicare una fotografia, condividere un’intervista, lasciare un messaggio di cordoglio. Nel 2026 questi atti digitali possono diventare la base di un procedimento amministrativo e, di conseguenza, di un divieto di candidatura della durata di un anno.
Secondo un conteggio di Novaya Gazeta Europe ripreso da Meduza, al 20 luglio almeno 21 politici erano stati coinvolti in casi per «esposizione di simboli estremisti o nazisti» con effetti sulla loro eleggibilità. Quattordici appartenevano a Yabloko, quattro al Partito comunista, uno a Russia Giusta e due erano indipendenti. The Telegraph ha scritto l’8 agosto che il numero era salito ad almeno 23, ma non abbiamo trovato una conferma indipendente in fonti primarie per questa cifra più recente.
In 18 dei 21 casi documentati le multe erano comprese tra 1.000 e 2.000 rubli. Il denaro, però, non è il punto centrale. La responsabilità amministrativa prevista dalla norma comporta l’impossibilità di candidarsi per un anno. Una sanzione economicamente minima diventa quindi decisiva sul piano politico.
La maggior parte dei procedimenti riguarda materiale collegato ad Alexei Navalny: fotografie dell’oppositore, immagini associate ai suoi progetti o video del funerale. È un passaggio che tocca anche il tema dei valori e della memoria. L’immagine di una persona morta può essere trasformata da gesto di ricordo a simbolo giuridicamente vietato, con conseguenze sul diritto di partecipare alla vita pubblica.
Nikolai Rybakov, presidente di Yabloko, è stato multato di 1.500 rubli per un messaggio di cordoglio dopo la morte di Navalny. Il 28 luglio la Corte Suprema russa ha confermato la decisione. Rybakov rimane alla guida di un partito legale, ma non può essere candidato in questa tornata elettorale.
Alexander Shishlov ha ricevuto la stessa sanzione per aver ripubblicato su Telegram un’intervista del 2023. Il suo ricorso è stato respinto il 15 luglio. Yabloko afferma che almeno 13 suoi membri sono stati colpiti dalla disposizione sui «simboli estremisti» e che un numero più ampio di esponenti ha perso la possibilità di candidarsi per motivi diversi.
Ci sono poi strumenti molto più duri. Maksim Kruglov, vicepresidente di Yabloko, è stato condannato a giugno a sette anni di colonia penale per post sulle vittime civili in Ucraina. Amnesty International ha definito la condanna una punizione per le sue opinioni contro la guerra e parte di una campagna più ampia contro il partito. The Times ha riferito che otto membri di Yabloko sono in carcere in casi descritti come politicamente motivati.
Boris Nadezhdin mostra come diversi meccanismi possano sovrapporsi. È stato classificato come «agente straniero» e poi multato di 1.000 rubli per un link a un video che conteneva una fotografia di Navalny. Anche un collegamento a un contenuto pubblicato da altri può quindi produrre un rischio personale e politico.
È importante, tuttavia, distinguere la sorte delle persone da quella del partito. Yabloko non è stato escluso dalle elezioni federali. Il 29 luglio la Commissione elettorale centrale ha registrato all’unanimità la sua lista, composta in quel momento da 269 candidati. Il procedimento verificato davanti alla Corte Suprema riguardava Rybakov personalmente, non la cancellazione dell’intero partito dalla scheda per la Duma.
A livello regionale esistono controversie separate. A San Pietroburgo la commissione elettorale ha rifiutato di registrare la lista di Yabloko per l’assemblea legislativa della città, richiamando un problema formale nella firma di un documento finanziario. Sono episodi importanti, ma non equivalgono a un divieto federale.
L’Unione europea ha già inserito la repressione della società civile e dell’opposizione democratica russa in un quadro specifico di sanzioni, prorogato nel maggio 2026 fino al 2027. Le misure riguardano 72 persone e un’entità. Il sistema era stato creato dopo la morte di Navalny, e questo rende ancora più evidente la dimensione europea dei nuovi casi legati alla sua immagine.
The Telegraph collega l’aumento della pressione al timore del Cremlino per un voto di protesta in un periodo segnato dalla guerra e dalle difficoltà economiche. È una lettura politica, non una prova del motivo di ogni singolo procedimento. Il fatto verificabile è però chiaro: la possibilità di scelta viene ridotta prima del giorno del voto, attraverso decisioni che entrano nella sfera delle parole, delle immagini e dei ricordi personali.
