Laura Pigozzi: la rabbia dei giovani è lo specchio di una società malata
La psicologa e psicoanalista Laura Pigozzi analizza la rabbia dei giovani tra social, violenza, protesta e isolamento, e invita gli adulti a interrogarsi sulle proprie responsabilità.

La psicologa e psicoanalista Laura Pigozzi analizza la rabbia dei giovani tra social, violenza, protesta e isolamento, e invita gli adulti a interrogarsi sulle proprie responsabilità.
La rabbia dei giovani non è un fenomeno improvviso né un semplice problema di educazione: è lo specchio di una società che gli adulti hanno costruito e che faticano a riconoscere. È questa la tesi di Laura Pigozzi, psicologa e psicoanalista, che ha analizzato il tema tra social network, episodi di violenza, forme di protesta e isolamento.
Secondo Pigozzi, la società contemporanea presenta contraddizioni profonde che i ragazzi percepiscono con lucidità e che finiscono per restituire agli adulti sotto forma di rabbia. Il disagio giovanile, quindi, non va letto come una patologia individuale, ma come una reazione a un contesto che offre modelli incoerenti e promesse non mantenute. La psicoanalista invita a spostare l'attenzione dalle manifestazioni del malessere alle cause che le alimentano.
Il ruolo dei social network è centrale in questa analisi. Le piattaforme digitali amplificano la visibilità e la velocità delle emozioni, ma al tempo stesso favoriscono l'isolamento e la competizione. I giovani si trovano a costruire la propria identità sotto lo sguardo costante di una comunità virtuale che premia l'apparenza e punisce la fragilità. In questo scenario, la rabbia può diventare una forma di comunicazione estrema, un modo per farsi sentire quando le parole sembrano non bastare.
Pigozzi non si limita a descrivere il fenomeno: propone una riflessione sul ruolo degli adulti. Genitori, insegnanti e istituzioni sono chiamati a interrogarsi sulle proprie responsabilità, senza scaricare sui ragazzi il peso di un malessere che ha radici più profonde. La società che definiamo «marcio» non è un giudizio morale, ma la descrizione di un sistema in cui i valori, le relazioni e le prospettive future appaiono sempre più incerti.
La violenza giovanile, in questa lettura, non è un episodio isolato né una moda passeggera, ma un sintomo. Le proteste, dal canto loro, mostrano che i giovani hanno ancora la capacità di mobilitarsi e di esprimere un dissenso che merita ascolto. L'isolamento, invece, rappresenta la faccia più silenziosa dello stesso disagio: chi si ritira non ha trovato un canale per comunicare la propria sofferenza.
La psicoanalista sottolinea l'importanza di un ascolto autentico, che non si limiti a correggere i comportamenti ma che sappia cogliere il significato che essi portano. La rabbia, quando viene riconosciuta e accolta, può trasformarsi in energia costruttiva; quando viene ignorata o repressa, rischia di degenerare in forme sempre più distruttive.
Il messaggio che emerge dall'analisi di Pigozzi è un invito alla responsabilità collettiva. Non si tratta di colpevolizzare i giovani né di assolverli, ma di riconoscere che il loro comportamento racconta qualcosa di più grande. La società che li ha formati è la stessa che oggi si stupisce delle loro reazioni. Interrogarsi su questo scarto è il primo passo per costruire un dialogo possibile.
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