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Telecamere di sorveglianza con software obsoleto: il caso Flock accende il dibattito sulla sicurezza urbana
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Telecamere di sorveglianza con software obsoleto: il caso Flock accende il dibattito sulla sicurezza urbana

Un'analisi indipendente rivela che le telecamere Flock utilizzate per la lettura delle targhe in diverse città americane funzionano con Android 8.1, non aggiornato dal 2018, e conservano credenziali e dati in chiaro. Il caso solleva interrogativi sulla gestione della privacy e della sicurezza nelle infrastrutture di sorveglianza pubblica.

Aggiornato 18 Set, 17:014 min
Telecamere di sorveglianza con software obsoleto: il caso Flock accende il dibattito sulla sicurezza urbana
This Week in Security: Flock Cameras Are Old, Microsoft Patches Patches, and Researchers attack SSH · RSS source
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Un'analisi indipendente rivela che le telecamere Flock utilizzate per la lettura delle targhe in diverse città americane funzionano con Android 8.1, non aggiornato dal 2018, e conservano credenziali e dati in chiaro. Il caso solleva interrogativi sulla gestione della privacy e della sicurezza nelle infrastrutture di sorveglianza pubblica.

Le telecamere di sorveglianza Flock, utilizzate in numerose città degli Stati Uniti per la lettura automatica delle targhe, presentano gravi vulnerabilità di sicurezza legate a un sistema operativo obsoleto. La scoperta arriva da un'analisi indipendente condotta dal giornalista Micah Lee sui file di sistema di un dispositivo, resi pubblici dal sito Distributed Denial of Secrets. Il modello di sicurezza fisica e informatica delle apparecchiature appare inadeguato rispetto alle minacce attuali.

Il dispositivo esaminato, proveniente da un sobborgo di Milwaukee, funziona con Android 8.1, una versione rilasciata nel 2017 e il cui ultimo aggiornamento di sicurezza risale a giugno 2018. Il kernel Linux installato, versione 3.18.71, ha più di nove anni e la serie 3.18 è arrivata a fine ciclo nel 2019. Questa obsolescenza espone il sistema a vulnerabilità note da anni, tra cui una falla nel processore grafico Qualcomm che consente a qualsiasi programma di manipolare la memoria del kernel e ottenere privilegi di root, e la cosiddetta vulnerabilità WrongZone, che permette l'escalation dei privilegi attraverso errori nella gestione dei socket. Entrambe le falle sono state corrette, rispettivamente nel 2021 e nel 2018, ma il software della telecamera non ha mai ricevuto quegli aggiornamenti.

Oltre ai problemi del sistema operativo, l'analisi ha evidenziato che le chiavi API per accedere all'infrastruttura Flock sono codificate direttamente nei binari del dispositivo. Ogni telecamera richiede le credenziali a un server di autenticazione utilizzando il proprio indirizzo MAC e le conserva in chiaro sul dispositivo. Anche i registri e i dati di posizione sono memorizzati senza alcuna crittografia. Sebbene parte dei video e delle foto sia cifrata, le chiavi di decodifica sono anch'esse presenti sulla telecamera, vanificando di fatto la protezione.

Il collettivo di hacker che ha ottenuto il dispositivo è riuscito a decifrare i dati salvati, scoprendo che la telecamera aveva catturato 1,6 milioni di fotografie relative a 50.000 veicoli in meno di un mese, precisamente in 21 giorni. Nonostante Flock sostenga che il sistema rilevi solo i veicoli, le immagini e il software analizzati indicano che vengono riprese deliberatamente anche le persone, utilizzando un formato video invece delle immagini statiche impiegate per le targhe.

La società ha dichiarato di non essere a conoscenza di problemi di sicurezza, poiché questi non sono stati segnalati attraverso il sito dedicato, e di non poter effettuare una valutazione basata su rapporti incompleti. La risposta ha suscitato perplessità tra gli esperti, considerando che le vulnerabilità sfruttabili sono note da quasi un decennio e facilmente verificabili.

Il caso Flock si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso la sicurezza delle infrastrutture urbane e la tutela della privacy. L'episodio mostra come l'adozione rapida di tecnologie di sorveglianza non sempre sia accompagnata da adeguati processi di aggiornamento e protezione dei dati. Per le amministrazioni locali e i cittadini, la vicenda rappresenta un promemoria: la sicurezza pubblica non può prescindere dalla sicurezza informatica dei dispositivi impiegati.

Autore

Lorenzo Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.