Tokyo: 265 matrimoni grazie all’app di incontri pubblica finanziata dal governo
L’amministrazione metropolitana di Tokyo ha reso noti i primi risultati di Tokyo Enmusubi, l’applicazione di incontri lanciata nel 2024 per contrastare la crisi demografica. Ad oggi 265 coppie si sono sposate dopo essersi conosciute sulla piattaforma, che utilizza algoritmi e colloqui di verifica per selezionare utenti realmente orientati a relazioni a lungo termine.

L’amministrazione metropolitana di Tokyo ha reso noti i primi risultati di Tokyo Enmusubi, l’applicazione di incontri lanciata nel 2024 per contrastare la crisi demografica. Ad oggi 265 coppie si sono sposate dopo essersi conosciute sulla piattaforma, che utilizza algoritmi e colloqui di verifica per selezionare utenti realmente orientati a relazioni a lungo termine.
L’amministrazione metropolitana di Tokyo ha reso noti i primi risultati di «Tokyo Enmusubi», l’applicazione di incontri lanciata nel settembre 2024 per contrastare la crisi demografica nipponica. Ad oggi 265 coppie si sono sposate dopo essersi conosciute sulla piattaforma, che utilizza algoritmi e colloqui di verifica per selezionare utenti realmente orientati a relazioni a lungo termine. L’iniziativa, finanziata con fondi pubblici, si inserisce in un contesto di allarme demografico: nel 2025 le nascite tra cittadini giapponesi sono scese a 671.236, segnando il decimo calo annuo consecutivo, mentre il tasso di fertilità si è attestato a 1,14 figli per donna.
Il progetto nasce da un dato emerso dai sondaggi governativi: circa il 70% delle persone interessate al matrimonio non stava attivamente cercando un partner. La mancanza di energia, tempo o coraggio di mettersi in gioco, in una società segnata da ritmi lavorativi estenuanti e rigide convenzioni sociali, ha spinto l’amministrazione a intervenire direttamente. A differenza delle piattaforme commerciali, Tokyo Enmusubi non è aperta a chiunque: per accedere bisogna dimostrare di essere legalmente single, superare un colloquio online e soddisfare requisiti stringenti pensati per selezionare esclusivamente persone orientate a una relazione stabile.
Al 30 giugno 2025 i membri registrati erano circa sedicimila, selezionati a partire da una platea di trentaseimila candidati: più della metà dei richiedenti non ha superato il filtro iniziale. Di questi sedicimila utenti, 760 coppie hanno raggiunto una relazione seria e 265 si sono sposate. I numeri assoluti possono sembrare modesti rispetto ai quattordici milioni di abitanti della metropoli, ma ogni singola cifra rappresenta un percorso reso possibile dalla tecnologia. Il sistema informatico si limita a suggerire abbinamenti basati su compatibilità di valori, orari e progetti di vita; il resto, dall’imbarazzo del primo appuntamento alla scelta di continuare a frequentarsi, resta affidato alle persone.
Ciò che distingue Enmusubi da iniziative simili sperimentate in altre prefetture è la trasparenza nella pubblicazione dei dati e la continuità del progetto. L’amministrazione pubblica condivide periodicamente i tassi di conversione, i fallimenti e gli abbandoni, offrendo una misura reale dell’efficacia dello strumento. Il nome stesso, «Enmusubi», affonda le radici in un’antica credenza shintoista legata ai fili invisibili che uniscono i destini umani, annodati dalla divinità Okuninushi. Oggi quei fili invisibili sono costituiti da algoritmi, questionari psicometrici e rigorosi colloqui di verifica.
L’esperimento di Tokyo ribalta la narrazione dominante sull’intelligenza artificiale, spesso dipinta come una minaccia alla socialità o un sostituto artificiale della compagnia umana. In questo caso la tecnologia non sostituisce nessuno, ma apre una porta che le pressioni della vita moderna avrebbero tenuto chiusa. Resta da capire se questo modello potrà essere esportato con successo in altri Paesi che affrontano la medesima crisi demografica. Per ora, a Tokyo, centinaia di famiglie sanno che il loro primo capitolo è iniziato grazie a una riga di codice scritta dallo Stato.
