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Tokyo incoraggia gli shorts in ufficio contro il caldo, ma le colleghe protestano per i peli sulle gambe
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Tokyo incoraggia gli shorts in ufficio contro il caldo, ma le colleghe protestano per i peli sulle gambe

L'amministrazione metropolitana di Tokyo ha lanciato l'iniziativa 'Tokyo Cool Biz' per contrastare le temperature record, incoraggiando i dipendenti a indossare abbigliamento informale come shorts e t-shirt. Tuttavia, la misura ha suscitato polemiche: molte donne denunciano il fenomeno 'sunehara', ovvero il disagio di vedere i peli sulle gambe dei colleghi, e lamentano disparità di trattamento.

Aggiornato 23 Июл, 11:006 min
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L'amministrazione metropolitana di Tokyo ha lanciato l'iniziativa 'Tokyo Cool Biz' per contrastare le temperature record, incoraggiando i dipendenti a indossare abbigliamento informale come shorts e t-shirt. Tuttavia, la misura ha suscitato polemiche: molte donne denunciano il fenomeno 'sunehara', ovvero il disagio di vedere i peli sulle gambe dei colleghi, e lamentano disparità di trattamento.

L'iniziativa lanciata dalla governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, per contrastare il caldo torrido permettendo l'uso di shorts in ufficio sta dividendo l'opinione pubblica giapponese. Il programma, denominato 'Tokyo Cool Biz', è stato avviato ad aprile con l'obiettivo di ampliare le tradizionali misure di risparmio energetico e di adattamento alle alte temperature, ormai diventate una consuetudine estiva nel Paese. Tuttavia, a quasi quattro mesi dall'introduzione, la possibilità di indossare pantaloncini sul posto di lavoro ha generato reazioni contrastanti, sollevando un acceso dibattito sulle norme sociali e sulle aspettative di genere negli ambienti professionali.

Sebbene la raccomandazione non costituisca una norma ufficiale bensì una questione di etichetta, nel tradizionale contesto lavorativo giapponese ci si aspetta spesso che le donne indossino collant quando l'abbigliamento lascia le gambe scoperte. Molte lavoratrici hanno segnalato episodi di 'molestia legata ai peli delle gambe', un fenomeno definito online con il termine 'sunehara', descrivendo il disagio di essere costrette a vedere i peli sulle gambe dei colleghi uomini. Questa disparità di trattamento ha acceso un acceso dibattito sui social media e nei luoghi di lavoro, mettendo in luce le diverse aspettative estetiche e comportamentali tra i sessi.

Noboru Watanabe, funzionario del dipartimento ambientale del governo metropolitano di Tokyo, ha dichiarato alla BBC che l'obiettivo dell'iniziativa è offrire alle persone più opzioni per affrontare il caldo intenso, non imporre un codice di abbigliamento specifico. 'Non dovrebbe esserci alcun problema, purché l'abbigliamento da lavoro non risulti offensivo per nessuno', ha precisato Watanabe, cercando di smorzare le polemiche. Tuttavia, un sondaggio condotto a giugno dalla catena di cliniche estetiche 'Gorilla clinic' ha rivelato che il 53,5% degli intervistati si oppone all'uso di pantaloncini al lavoro durante l'estate, mentre il 46,5% si dichiara favorevole. Tra i contrari, la motivazione principale, comune a entrambi i sessi, riguarda preoccupazioni legate alla forma fisica e alla presenza di peli sulle gambe.

Negli ultimi anni, un numero crescente di lavoratori giapponesi, in particolare nelle startup e nelle aziende tecnologiche, ha iniziato ad adottare un abbigliamento più casual. La raccomandazione delle autorità di Tokyo ha reso questa pratica socialmente più accettabile, ma non ha eliminato del tutto l'imbarazzo, soprattutto tra gli uomini. Akifumi Funatsu, direttore di Gorilla clinic, ha riferito di aver notato un aumento dei clienti che si rivolgono alla struttura non solo per motivi estetici, ma per una questione di 'galateo sociale legato all'uso dei pantaloncini'. Secondo Funatsu, le donne ritengono che 'gli uomini dovrebbero avere meno peli sulle gambe', spingendo molti a ricorrere alla depilazione laser per evitare di urtare la sensibilità altrui.

La governatrice Koike ha una lunga storia nella promozione di abbigliamento estivo più leggero. Già nel 2005, quando ricopriva la carica di ministro dell'Ambiente del Giappone, lanciò la campagna nazionale di risparmio energetico 'Cool Biz', incoraggiando i lavoratori a scegliere camicie a maniche corte. All'epoca, l'allora primo ministro Junichiro Koizumi appariva spesso in pubblico senza cravatta né giacca, contribuendo a diffondere il messaggio. Qualche anno più tardi, in seguito al terremoto e allo tsunami del Tohoku del marzo 2011, il governo introdusse la campagna 'Super Cool Biz', ampliando le linee guida per favorire la riduzione dei consumi energetici sia sul posto di lavoro che a casa.

Il contesto climatico rende queste misure sempre più urgenti. Come altre aree del mondo, anche il Giappone sta registrando temperature record negli ultimi mesi, mentre è alle prese con l'impennata dei costi dell'energia causata dall'instabilità in Medio Oriente. Gli esperti hanno previsto un'estate di caldo estremo; l'Agenzia meteorologica giapponese ha persino introdotto il termine 'kokusho-bi', che indica una 'giornata di caldo torrido' in cui la colonnina di mercurio supera i 40 gradi Celsius. Secondo l'Agenzia per la gestione degli incendi e dei disastri, nel periodo compreso tra il 6 e il 12 luglio, sette persone sono morte in Giappone a causa di colpi di calore e 4.580 sono state ricoverate in ospedale.

Oltre alle misure fondamentali raccomandate dalle autorità, come mantenersi idratati e utilizzare l'aria condizionata, i cittadini giapponesi si stanno affidando a nuovi prodotti per combattere il caldo. Articoli come indumenti con ventole integrate, salviette umidificate monouso, ombrelli capaci di bloccare i raggi UV e il calore, nonché ventilatori portatili, stanno riscuotendo grande successo e sono in vendita in tutto il Paese. Gli esperti della Rete accademica giapponese per la riduzione dei rischi di disastro sottolineano inoltre l'importanza dell'acclimatamento al calore, dato che l'organismo necessita di diverse settimane per adattarsi alle alte temperature, e raccomandano di iniziare a prepararsi già durante la stagione delle piogge.