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Babel, la torre modulare che unisce lampada, speaker e cantina in un solo oggetto
Stile di vita

Babel, la torre modulare che unisce lampada, speaker e cantina in un solo oggetto

Il designer sudcoreano Jung Hyun Kim ha ideato Babel, un concept che riunisce lampada, diffusore, hub di controllo e scomparto refrigerato per il vino in un'unica colonna verticale pensata per i piccoli appartamenti.

Aggiornato 10 Set, 15:025 min
Babel, la torre modulare che unisce lampada, speaker e cantina in un solo oggetto
Finally, One Tower Replaces Your Speaker, Lamp, and Wine Fridge · RSS source
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Il designer sudcoreano Jung Hyun Kim ha ideato Babel, un concept che riunisce lampada, diffusore, hub di controllo e scomparto refrigerato per il vino in un'unica colonna verticale pensata per i piccoli appartamenti.

Chi ha provato ad arredare un monolocale conosce bene la sconfitta silenziosa di rimanere senza superfici prima ancora che senza dispositivi. Il diffusore vuole una presa e una mensola, la lampada pretende il suo angolo, il mini frigo per il vino cerca un piano d'appoggio che semplicemente non esiste. È esattamente il problema che il designer sudcoreano Jung Hyun Kim ha deciso di affrontare con Babel, un concept pensato per chi vive in spazi ridotti ma non vuole ridimensionare l'idea di casa.

Babel non nasce per rimpicciolire ogni singolo apparecchio, ma per superare la separazione tra arredo ed elettronica. L'idea è una singola colonna verticale in cui ogni funzione occupa un segmento dedicato, impilato come un totem invece di essere sparso come disordine. In cima si trova una lampada ambientale a forma di occhio, con una lente che emana una luce calda e morbida, adatta a una serata sul divano. Subito sotto, un modulo rosso rivestito in tessuto ospita i driver principali del diffusore, inclinati come un volto con due occhi che guardano chi lo osserva. La sezione centrale rastremata funge da hub di controllo, con un discreto display del volume, mentre la base nera arrotondata nasconde un cassetto refrigerato per un paio di bottiglie di vino.

Quattro funzioni diverse, una sola silhouette. Ciò che rende Babel più di una semplice curiosità è la modularità della logica di impilamento: nulla impone di usare tutti e quattro i segmenti nello stesso ordine. Le parti si possono separare, riorganizzare o utilizzare solo quelle necessarie in una determinata settimana. Chi vive in un monolocale potrebbe volere solo lampada e diffusore, senza il modulo bar. Chi ospita più spesso potrebbe collocare il cassetto più in alto, per raggiungerlo con facilità. Il progetto tratta una casa piccola come un buon guardaroba capsule tratta un armadio ridotto: meno pezzi, ognuno dei quali fa di più, nessuno sprecato.

Il concept è stato sviluppato per una fascia precisa e molto reale della popolazione: i ventenni e i trentenni che iniziano la propria vita indipendente in appartamenti modesti, spesso tra i 46 e i 51 metri quadrati, una metratura comune da Seul a Brooklyn, fino al primo appartamento in qualsiasi città con affitti elevati. Babel non pretende che la soluzione agli spazi ridotti sia possedere meno oggetti. Dà per scontato che si voglia comunque una buona lampada, un buon diffusore e una bottiglia fredda a portata di mano, e si rifiuta semplicemente di far pagare a queste esigenze tre ingombri separati. È un approccio più onesto di molti consigli minimalisti, che tendono a chiedere alle persone di desiderare meno invece di progettare meglio.

Anche il nome è una scelta significativa: un riferimento alla torre biblica dove molti linguaggi tentavano di raggiungere lo stesso punto, che si adatta bene a un prodotto in cui illuminazione, suono, raffreddamento e controllo parlano linguaggi tecnici diversi ma salgono dalla stessa base. Al momento Babel esiste come concept su Behance, un pezzo di portfolio di un designer che ragiona per sistemi più che per singoli oggetti. Che diventi o meno un prodotto commerciale è, in questa fase, secondario: conta l'idea progettuale, che merita attenzione a prescindere dalle tempistiche di produzione.

La vita in appartamento non sta diventando più spaziosa da nessuna parte e l'appetito per oggetti che sembrano scelti con intenzione, anziché accumulati, continua a crescere, soprattutto tra chi è abituato a curare ogni mensola anche in funzione di come appare in fotografia. Una risposta scultorea e impilata al disordine dei dispositivi si inserisce perfettamente in questo clima. Babel non starà bene in ogni casa e una torre a quattro funzioni è una scelta impegnativa, non un acquisto d'impulso. Ma come riflessione su come vivere bene in meno metri quadrati resta una delle idee più lucide viste di recente in ambito progettuale. A volte la soluzione al troppo non è meno, ma una postura migliore.

Autore

Davide De Luca segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.