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Bambole inquietanti, i luoghi dove l'uncanny diventa attrazione
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Bambole inquietanti, i luoghi dove l'uncanny diventa attrazione

Da Parigi a Roma, da Baltimora a Londra, un percorso tra negozi di restauro, musei e diorami che trasformano bambole e giocattoli in oggetti di fascino perturbante.

Aggiornato 23 Ott, 22:006 min
Bambole inquietanti, i luoghi dove l'uncanny diventa attrazione
Where to See the World’s Creepiest Dolls and Toys · RSS source
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Da Parigi a Roma, da Baltimora a Londra, un percorso tra negozi di restauro, musei e diorami che trasformano bambole e giocattoli in oggetti di fascino perturbante.

Le bambole accompagnano l'umanità da migliaia di anni, ma è dal Settecento che hanno iniziato a incutere un certo timore. Con il miglioramento delle tecniche produttive, i fabbricanti puntarono su pelle di porcellana, occhi di vetro e parrucche di capelli veri, creando volti così simili a quelli dei bambini da risultare più inquietanti che rassicuranti. Nell'epoca vittoriana si diffusero poi le «mourning dolls», bambole realizzate con gli abiti dei bambini defunti e talvolta poste sulle loro bare. A completare il quadro ci hanno pensato personaggi come Chucky e Annabelle, alimentando l'idea che le bambole siano creature sinistre. Eppure, in tutto il mondo esistono luoghi che di questa inquietudine hanno fatto la propria attrazione principale.

A Saint-Ouen, appena fuori Parigi, la piccola bottega Tombées du Camion è specializzata in oggetti vintage provenienti da fabbriche francesi, più strani sono meglio è. Il nome, che significa «merci cadute dal camion», è già un indizio: all'interno si trovano occhi di vetro per bambole, manici di bare, occhiali a forma di bicicletta, il tutto ordinato in cassette di legno o appeso al soffitto. Il proprietario, lo scultore e interior designer Charles Mas, spiega di voler offrire ai visitatori la possibilità di ritrovare i giocattoli e i ninnoli che amavano da bambini: «Mi concentro su oggetti che non hanno valore di mercato, ma un valore emotivo e nostalgico», racconta. «Molte cose che, senza immaginazione, sono senza valore».

A Roma, nel cuore del Centro Storico, l'Ospedale delle Bambole rimette insieme da quasi novant'anni le bambole rotte. La famiglia Squatriti ha creato un laboratorio dove panche e scaffali sono ingombri di parti del corpo, mentre i tavoli da lavoro sono pieni di pennelli, spago e gesso. Ogni anno vengono salvati oltre mille pezzi d'epoca, non solo bambole ma anche vasi, statuine e piatti. Il titolare Federico Squatriti racconta che l'«ospedale» è cambiato pochissimo da quando i suoi parenti lo aprirono, quando la famiglia viveva sopra la bottega. I romani lo chiamano «negozio del terrore», ma per gli Squatriti è una seconda casa.

Negli Stati Uniti, a Baltimora, si trovano i Nutshell Studies of Unexplained Death. A metà del Novecento, quando la scienza forense era ancora agli inizi, la socialite di Chicago Frances Glessner Lee realizzò venti diorami in scala di vere scene del crimine. Per garantire l'accuratezza, assistette alle autopsie di tutti i casi e ricostruì gli ambienti con dettagli sorprendenti, compreso un calendario da parete con l'anno del delitto. Lee chiamò il progetto Nutshell Studies perché lo scopo di un'indagine forense è «condannare i colpevoli, scagionare gli innocenti e trovare la verità in poche parole». Dopo la sua morte, nel 1962, la collezione fu acquisita dall'ufficio del medico legale del Maryland e restaurata. Ancora oggi i modelli sono usati per la formazione degli investigatori.

A Londra, la House of Dreams Museum è la casa del designer tessile e art director Stephen Wright, che vive al piano superiore mentre i visitatori girano per i corridoi sottostanti. L'intero piano terra, giardino ed esterno compresi, è un'unica scultura di mosaici, collage, bambole e «memory board» scritte a mano, che racconta gli amori e le perdite di Wright. Ha iniziato a trasformare la casa nel 1992 come progetto collaterale, ma dopo la morte del compagno e dei genitori in rapida successione è diventata un modo per elaborare il lutto. Ancora oggi lo spazio si evolve, con pezzi donati dai visitatori o trovati nei mercatini.

Nel North Carolina, a Supply, il Mary's Gone Wild Folk Art and Doll Baby Museum ospita la collezione di 6.000 bambole dell'artista Mary Paulsen, che secondo lei Dio le avrebbe commissionato di dare loro una casa adeguata, con finestre dipinte, lattine, vetri e materiali di recupero donati dai vicini. Mary trasforma qualsiasi cosa le venga data in «arte che ti farà sorridere» per il villaggio, che comprende una piccola scuola rossa, una bottega di bibite, una biblioteca e una cappella. Alcuni pezzi sono in vendita e il ricavato va a Feed the Children, organizzazione no profit che combatte l'insicurezza alimentare infantile. I visitatori raccontano che Mary è spesso presente e pronta a fare da guida tra le sue bambole.

A Lisbona, l'Hospital de Bonecas, aperto nel 1830, è uno dei più antichi laboratori di restauro di bambole al mondo e conserva una collezione che lo dimostra: nel corso di quasi due secoli di attività, tutte le bambole rimaste non reclamate sono state custodite dalla bottega. Un patrimonio che racconta non solo la storia del giocattolo, ma anche il nostro rapporto con l'inquietudine e con tutto ciò che appare leggermente «fuori posto».

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Autore

Lorenzo Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.