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Carsten Höller e la Polaroid 20×24: un documentario trasforma l'arte in gioco
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Carsten Höller e la Polaroid 20×24: un documentario trasforma l'arte in gioco

La Polaroid Foundation presenta un documentario di 20 minuti che segue l'artista Carsten Höller tra Venezia, Londra, Arles e Basilea, accompagnato dalla più grande fotocamera istantanea del mondo e dai suoi giochi surrealisti.

Aggiornato 03 Ott, 09:014 min
Carsten Höller e la Polaroid 20×24: un documentario trasforma l'arte in gioco
cogdogblog · CC0
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La Polaroid Foundation presenta un documentario di 20 minuti che segue l'artista Carsten Höller tra Venezia, Londra, Arles e Basilea, accompagnato dalla più grande fotocamera istantanea del mondo e dai suoi giochi surrealisti.

La Polaroid Foundation ha pubblicato un documentario di venti minuti dedicato a Carsten Höller, artista noto per le sue installazioni immersive e per l'uso del gioco come strumento di percezione. Intitolato «The Carsten Höller Episode of The 20×24 Project», il film segue l'artista per un anno e mezzo tra Venezia, Londra, Arles e la Fondation Beyeler vicino a Basilea, insieme a una compagna di viaggio ingombrante e speciale: la Polaroid 20×24, la più grande fotocamera istantanea del mondo.

Nel corso del documentario, Höller è affiancato da figure di primo piano del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Hans Ulrich Obrist, Jürgen Teller, Maja Hoffmann, India Mahdavi, Bas Smets e l'artista e musicista Casey Spooner. Invece delle tradizionali interviste, il film li coinvolge nei giochi raccolti nel «Book of Games» di Höller, pubblicato nel 2024. Le regole sono spesso semplici, a volte persino banali: tirare i capelli, camminare, mettersi in posa o sottoporsi a piccoli esperimenti. L'interesse dell'artista non è tanto nel gioco in sé, quanto in ciò che accade nel momento in cui qualcuno accetta di partecipare.

La Polaroid 20×24, con i suoi scatti di circa 20 per 24 pollici, trasforma la fotografia istantanea in un evento. Il progetto lascia dietro di sé una collezione crescente di ritratti e filmati che fissano i momenti delle sperimentazioni di Höller su una scala che appare quasi assurda per un mezzo normalmente associato a un'immagine che si sviluppa nel palmo della mano. Le riprese si svolgono in luoghi simbolo del circuito artistico internazionale: Palazzo Diedo a Venezia, l'Institute of Contemporary Arts di Londra, i Rencontres d'Arles e la Fondazione Beyeler a Riehen.

Il viaggio diventa progressivamente più personale. A Stoccolma, Höller porta la troupe a casa sua, dove circa settanta uccelli vivono nella sua voliera, per poi dirigersi sul tetto del Moderna Museet e al Brutalisten, il ristorante concettuale che ha fondato intorno a piatti preparati con un unico ingrediente principale. In un altro momento, il gruppo si avventura nella Camargue, in Francia, per quella che il film descrive come una battuta di osservazione degli uccelli «triste».

I giochi occupano da decenni la ricerca di Höller, spesso come modo per disturbare schemi familiari di comportamento e percezione. Nel film, l'artista parla di rimuovere la via di mezzo tra stati opposti, in particolare tra gioia e paura, per lasciare i giocatori più vicini a uno dei due estremi. Non c'è molta separazione tra ritratto, intervista, esperimento e scherzo: una fotografia diventa la prova che qualcosa è accaduto, mentre il gioco crea le condizioni perché accada.

Nonostante la dichiarata riluttanza di Höller a comparire nel film — «Preferirei non essere in questo film», dice a un certo punto — il materiale accumulato finisce per comporre un ritratto dell'artista stesso: i suoi amici, i suoi uccelli, le sue domande ricorrenti e le situazioni elaborate che continua a inventare per vedere cosa faranno le persone. Il documentario, presentato dalla Polaroid Foundation, è disponibile dal 2 ottobre 2026.

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Autore

Francesca Bellini segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.