Dalla Cina un mantello hi-tech per rendere invisibili i droni ai radar
Un team dell'Università di Zhejiang ha sviluppato un mantello che combina metamateriali e intelligenza artificiale per ridurre la tracciabilità radar dei droni, aprendo scenari inediti tra difesa, privacy e nuove applicazioni civili.

Un team dell'Università di Zhejiang ha sviluppato un mantello che combina metamateriali e intelligenza artificiale per ridurre la tracciabilità radar dei droni, aprendo scenari inediti tra difesa, privacy e nuove applicazioni civili.
Un gruppo di ricerca dell'Università di Zhejiang, in Cina, ha messo a punto un mantello dell'invisibilità destinato a rendere i droni molto più difficili da individuare attraverso i radar. La scoperta, che unisce metamateriali avanzati e intelligenza artificiale, promette di rivoluzionare non solo il settore dei velivoli senza pilota, ma anche il modo in cui si pensa al controllo dello spazio aereo e alla sorveglianza.
Il principio su cui si basa il dispositivo è quello dei metamateriali, strutture artificiali progettate per interagire con le onde elettromagnetiche in modi che i materiali naturali non consentono. A differenza delle tradizionali tecniche di riduzione della traccia radar, che spesso richiedono forme aerodinamiche specifiche o rivestimenti assorbenti, il mantello sviluppato a Zhejiang sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale per adattare in tempo reale la risposta del materiale alle emissioni radar. Il risultato è una sorta di «adattamento dinamico» che rende il drone molto meno visibile agli strumenti di rilevamento.
La notizia arriva in un momento in cui i droni sono sempre più presenti nella vita quotidiana, non solo in ambito militare ma anche in settori civili come le consegne, l'agricoltura di precisione, il monitoraggio ambientale e la sicurezza urbana. La possibilità di renderli meno individuabili apre scenari ambivalenti: da un lato potrebbe proteggere la privacy di operatori commerciali e privati cittadini, dall'altro solleva interrogativi su un possibile uso improprio, con conseguenze sulla sicurezza pubblica e sulla regolamentazione dello spazio aereo.
Secondo i ricercatori, il mantello non si limita a nascondere il drone, ma ne modifica la firma elettromagnetica in modo intelligente, ingannando i sistemi radar che tentano di classificarne la forma e la traiettoria. Questo approccio potrebbe essere esteso ad altre piattaforme, aprendo la strada a una nuova generazione di veicoli autonomi capaci di muoversi in ambienti sempre più controllati senza essere tracciati.
Il progetto si inserisce in un filone di studi internazionali che da anni cerca di coniugare metamateriali e intelligenza artificiale per applicazioni che vanno dalla medicina alle telecomunicazioni. La Cina, in particolare, sta investendo molto in queste tecnologie, considerate strategiche per la competitività industriale e per la sicurezza nazionale. L'Università di Zhejiang è da tempo in prima linea nella ricerca sui materiali avanzati e sull'ingegneria elettromagnetica.
Al momento non è chiaro quando il mantello potrà essere prodotto su larga scala né quali saranno i costi. Restano anche da valutare gli aspetti etici e legali: rendere i droni invisibili ai radar potrebbe complicare il lavoro delle autorità di controllo, che si trovano già a gestire un traffico aereo sempre più affollato e una normativa in continua evoluzione. La sfida, per i ricercatori e per i legislatori, sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela della collettività.
La scoperta, resa nota attraverso i canali dell'ateneo cinese, conferma come la ricerca sui metamateriali stia uscendo dai laboratori per entrare in applicazioni concrete. Se il mantello per droni manterrà le promesse, potrebbe diventare uno dei primi esempi commerciali di «invisibilità controllata», con ricadute che vanno ben oltre il semplice ambito dei velivoli senza pilota.
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