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Duisburg, l'ex acciaieria Thyssen diventa un parco pubblico da esplorare
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Duisburg, l'ex acciaieria Thyssen diventa un parco pubblico da esplorare

Il Landschaftspark Duisburg-Nord, nella regione della Ruhr, ha trasformato un impianto siderurgico dismesso in un parco dove si può salire sull'altoforno numero 5, alto 70 metri, e osservare da vicino i macchinari della produzione del ferro.

Aggiornato 28 Set, 20:025 min
Duisburg, l'ex acciaieria Thyssen diventa un parco pubblico da esplorare
Places To Visit: Landschaftspark Duisburg-Nord · RSS source
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Il Landschaftspark Duisburg-Nord, nella regione della Ruhr, ha trasformato un impianto siderurgico dismesso in un parco dove si può salire sull'altoforno numero 5, alto 70 metri, e osservare da vicino i macchinari della produzione del ferro.

Un altoforno alto 70 metri, con passerelle, scale in acciaio e impianti di trattamento del minerale ancora intatti: non è un museo a pagamento, ma un parco pubblico nel cuore della Ruhr, in Germania. Il Landschaftspark Duisburg-Nord, nella zona settentrionale della città di Duisburg, è uno dei pochi luoghi al mondo dove si può salire gratuitamente su un altoforno conservato integralmente, insieme ai suoi impianti di lavorazione del minerale e del gas.

Fino al 1985 l'area ospitava l'acciaieria Thyssen. Quando si è trattato di bonificare il terreno industriale inquinato, si è scelto di mantenere in piedi le strutture principali dell'impianto invece di demolirle. Oggi il sito conserva tre altoforni con i relativi impianti, e il più grande e recente, l'altoforno numero 5, è visitabile dall'interno: essendo stato ristrutturato poco prima della dismissione, si trova in ottime condizioni. L'accesso è libero e gratuito, con alcune zone interdette per motivi di sicurezza che non impediscono però di vedere tutte le parti dell'impianto.

La visita è anche un'occasione per capire come funziona la siderurgia. Il minerale di ferro estratto è ossido di ferro impuro: per ottenere il metallo bisogna rimuovere gli atomi di ossigeno, in una reazione chimica di riduzione in cui l'agente riducente è il monossido di carbonio. L'altoforno è il recipiente in cui avviene questo processo: una torre verticale alimentata dall'alto con una miscela di minerale e carbonio e dal basso con un getto d'aria. La quantità d'aria viene regolata perché il carbonio sul fondo non bruci completamente, producendo monossido di carbonio invece di anidride carbonica. Il gas caldo risale attraverso l'altoforno, dove avviene la reazione, mentre il ferro fuso e le impurità liquefatte, dette scorie, scendono sul fondo formando due strati sovrapposti. Nella pratica si aggiungono anche altri minerali, come calcare frantumato, che servono da fondente.

L'altoforno numero 5 segue esattamente questo processo, su scala molto grande. Dal livello del suolo la sua mole è evidente: il punto più alto accessibile al pubblico è una piattaforma sopra la bocca di caricamento, a 70 metri di altezza, ma sopra di essa c'è ancora un livello di macchinari. Non essendo un edificio ma un reperto industriale, non ha ascensori: si sale solo tramite scale e passerelle in acciaio. Alla base, dove un tempo si trovava un labirinto di binari per portare via ferro e scorie fusi, la prima scala conduce al piano di spinta del forno. Qui si vedono ancora il trapano sulla sua struttura per l'apertura del forno e i canali nel pavimento che convogliavano il metallo liquido, verso vasche per la ghisa o verso scivoli che lo scaricavano nei carri ferroviari sottostanti.

Salendo si incontra il livello di insufflazione dell'aria, con una rete di tubazioni di grande e piccolo diametro che convergono verso il forno: quelle che portavano l'aria, preriscaldata usando il monossido di carbonio dei fumi nell'impianto vicino, hanno un diametro di due o tre metri. Alcuni iniettori sono stati rimossi, ma quanto resta permette di seguire chiaramente il processo. I livelli successivi salgono lungo il forno e offrono viste ravvicinate sugli scrubber dei fumi e sull'impianto di riscaldamento dell'aria. Una sorpresa è che il forno era raffreddato con una camicia d'acqua per evitare che si fondesse, con livelli successivi di iniezione; in alcuni punti le tubazioni più grandi sono state tagliate per consentire al pubblico di attraversare il piano.

Da queste posizioni si scorge la struttura principale dietro il forno: un piano inclinato ripido su cui correvano carri a benna trainati da funi, carichi di minerale, coke e minerali da introdurre nel forno. Si arriva infine al livello in cui i carri giungevano in cima e un meccanismo li rovesciava in una tramoggia; da lì un coperchio conico veniva abbassato per far cadere il materiale dentro. Poi si sale oltre il livello da cui emergono gli enormi tubi dei fumi dalla sommità conica del forno, fino all'ultima tappa: un'ampia piattaforma panoramica da cui lo sguardo spazia per chilometri sull'area industriale circostante.

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Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.