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Emin Haziri, dal Kosovo alla stella Michelin: la fame che costruisce i campioni
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Emin Haziri, dal Kosovo alla stella Michelin: la fame che costruisce i campioni

A soli 30 anni, lo chef kosovaro Emin Haziri ha conquistato la prima stella Michelin al Procaccini di Milano. Dopo le polemiche per la Carbondoro, la sua cucina fatta di ambizione e memoria ha convinto la critica.

Aggiornato 14 Set, 07:025 min
Emin Haziri, dal Kosovo alla stella Michelin: la fame che costruisce i campioni
Avere fame è vitale · RSS source
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A soli 30 anni, lo chef kosovaro Emin Haziri ha conquistato la prima stella Michelin al Procaccini di Milano. Dopo le polemiche per la Carbondoro, la sua cucina fatta di ambizione e memoria ha convinto la critica.

La prima stella Michelin è arrivata a suggellare un percorso fatto di fame, nel senso più nobile del termine. Emin Haziri, chef kosovaro classe 1995, guida la cucina del ristorante Procaccini a Milano e con la sua cucina ha saputo imporsi all'attenzione della critica gastronomica italiana. Un riconoscimento che arriva dopo anni di lavoro e dopo una serie di discussioni che lo avevano reso un personaggio divisivo nel panorama culinario milanese.

La sua storia è quella di un talento precoce e determinato, capace di trasformare le origini balcaniche in una cifra stilistica riconoscibile. Nato in Kosovo, Haziri ha costruito la propria carriera in Italia partendo da posizioni di gavetta fino ad arrivare alla guida di una delle cucine più osservate del capoluogo lombardo. Il suo percorso non è stato lineare: prima della stella, infatti, il suo nome era circolato soprattutto per la vicenda legata alla Carbondoro, un progetto che aveva acceso un dibattito acceso tra addetti ai lavori e appassionati.

Quella fase, tuttavia, si è rivelata un passaggio decisivo. Lungi dal segnare una battuta d'arresto, le polemiche hanno contribuito a definire l'identità dello chef, che ha scelto di rispondere con i fatti anziché con le parole. La stella Michelin assegnata al Procaccini rappresenta la sintesi di questa risposta: un riconoscimento che non premia soltanto la tecnica, ma anche la capacità di resistere alle critiche e di evolversi senza tradire la propria visione.

Il ristorante Procaccini, nel cuore di Milano, è diventato così un punto di riferimento per chi cerca una cucina che unisce rigore e creatività. La proposta di Haziri si distingue per un approccio contemporaneo, attento alle materie prime e alla stagionalità, ma sempre attraversato da una tensione personale, quasi autobiografica. La sua cucina parla di migrazione, di radici e di contaminazione, temi quanto mai attuali nel dibattito gastronomico italiano.

A trent'anni, Haziri è tra gli chef più giovani ad aver ottenuto la stella in Italia. Un traguardo che, secondo gli osservatori, non è un punto di arrivo ma una tappa di un percorso ancora in divenire. La fame di cui parla non è solo metafora: è la spinta che lo ha portato a lasciare il Kosovo, a formarsi in contesti esigenti e a non accontentarsi mai dei risultati raggiunti. È questa ambizione, lucida e mai ostentata, a renderlo una figura rappresentativa di una generazione di cuochi che considerano la cucina un mestiere totale, fatto di studio, sacrificio e sensibilità.

La stella Michelin, nel suo caso, assume un significato che va oltre il riconoscimento tecnico. Premia un percorso di integrazione e di affermazione che passa attraverso il cibo, linguaggio universale capace di superare confini geografici e culturali. Il Kosovo, terra di origine dello chef, entra così nelle guide gastronomiche italiane non come curiosità esotica, ma come patrimonio di sapori e di storie che trovano nella cucina di Haziri una sintesi originale.

Il dibattito attorno alla Carbondoro, che aveva diviso pubblico e critica, appare oggi riletto alla luce di questo successo. Le polemiche, spesso amplificate dai media e dai social, non hanno scalfito la determinazione dello chef, che ha continuato a lavorare sulla propria cucina con ostinazione. La stella è arrivata a certificare che il talento, quando è accompagnato da una fame autentica, finisce per imporsi anche al di là delle mode e delle controversie.

Per Milano, città che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi i ristoranti di alta gamma, l'affermazione di Haziri rappresenta un segnale importante. Dimostra che la scena gastronomica locale è vitale, aperta a contaminazioni e capace di valorizzare percorsi personali anche molto distanti dai canoni tradizionali. Il Procaccini, con la sua stella, entra di diritto tra i luoghi da tenere d'occhio per chi segue l'evoluzione della cucina italiana.

La fame, in fondo, è la parola chiave di tutta la vicenda. Fame di imparare, di crescere, di dimostrare. È quella spinta che Haziri ha trasformato in metodo e che oggi lo pone tra i protagonisti della nuova generazione gastronomica. La stella Michelin non chiude il cerchio, ma lo apre: perché per chi ha fame, ogni traguardo è solo l'inizio del pasto successivo.

Autore

Lorenzo Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.