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FilaLoom, la stampa 3D impara a tessere
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FilaLoom, la stampa 3D impara a tessere

Joram de Haas, designer olandese, ha sviluppato un sistema che permette alle stampanti FDM di depositare filo tessile tra gli strati di plastica fusa, aprendo un nuovo spazio progettuale tra manifattura additiva e tessitura.

Aggiornato 19 Ott, 21:015 min
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Joram de Haas, designer olandese, ha sviluppato un sistema che permette alle stampanti FDM di depositare filo tessile tra gli strati di plastica fusa, aprendo un nuovo spazio progettuale tra manifattura additiva e tessitura.

Una stampante 3D che, oltre a depositare plastica fusa, è in grado di tendere fili di tessuto tra gli elementi stampati. È l'idea alla base di FilaLoom, il progetto sviluppato da Joram de Haas come tesi di laurea magistrale in Integrated Product Design alla TU Delft. Il designer, che si definisce industrial e computational designer e lavora ad Amsterdam, ha messo a punto un sistema capace di integrare due tecniche produttive tradizionalmente separate: la stampa a deposizione di materiale fuso, nota come FDM, e la tessitura.

Il cuore del progetto è un adattamento della stampante FDM che consente di inserire filati direttamente sugli oggetti in fase di stampa. In pratica, il filo viene fatto passare e ancorato tra gli strati di materiale plastico, creando una commistione tra struttura rigida e componente tessile. Secondo la descrizione del progetto, FilaLoom aggiunge una nuova capacità alle stampanti FDM, permettendo di esplorare uno spazio di progettazione inedito all'incrocio tra manifattura additiva e produzione tessile. Non si tratta quindi di stampare tessuto, ma di usare il filo come elemento costruttivo all'interno di un oggetto stampato.

De Haas ha completato il percorso di studi e ora è alla ricerca di un impiego. Il progetto, però, non è rimasto confinato alla dimensione accademica: questo mese il designer e alcuni docenti della TU Delft hanno pubblicato un articolo scientifico dedicato a FilaLoom. La ricerca documenta il funzionamento del sistema e le possibilità offerte dall'integrazione tra stampa e tessitura, offrendo una base teorica e tecnica a chi volesse sviluppare ulteriormente l'idea.

L'interesse di FilaLoom risiede nella sua capacità di mettere in dialogo due mondi produttivi che raramente si incontrano. La stampa 3D è associata a forme rigide, geometriche e a materiali plastici; la tessitura evoca flessibilità, trama, morbidezza e una tradizione artigianale antichissima. Combinarle significa aprire la strada a oggetti che non sono né puramente stampati né puramente tessuti, ma ibridi in cui le due componenti si sostengono a vicenda. Il filo può diventare un elemento di rinforzo, una cerniera flessibile, una finitura decorativa o un modo per collegare parti diverse di un manufatto.

Il progetto si inserisce in una tendenza più ampia che vede la manifattura digitale avvicinarsi all'artigianato e ai materiali tradizionali. Sempre più spesso designer e ricercatori cercano di superare i limiti della plastica stampata, integrando fibre naturali, tessuti e componenti organiche nei processi additivi. In questo senso, FilaLoom non è solo un esercizio tecnico, ma una proposta culturale: suggerisce che la stampante 3D possa diventare uno strumento più versatile, capace di trattare il filo come un materiale progettuale a tutti gli effetti.

La pubblicazione dell'articolo scientifico segna un passaggio importante per il progetto, che dalla tesi di laurea si trasforma in un contributo di ricerca accessibile alla comunità accademica e industriale. Per de Haas, fresco di diploma, si apre ora la fase della ricerca di un impiego, ma FilaLoom resta un biglietto da visita significativo: dimostra la capacità di unire competenze di design computazionale, ingegneria dei materiali e cultura del tessile. Un profilo raro, che potrebbe interessare aziende del settore moda, dell'arredamento o della produzione industriale.

Il nome stesso del progetto, che fonde filo e telaio, racconta l'ambizione di costruire un ponte tra due tecniche. Se la stampa 3D ha rivoluzionato il modo di pensare la prototipazione e la produzione di piccole serie, la tessitura ha accompagnato la storia dell'umanità per millenni. FilaLoom prova a tenere insieme queste due temporalità: la rapidità del digitale e la pazienza del gesto tessile. Un esperimento che, pur muovendo dai banchi di un'università tecnica olandese, parla di come il design possa rimettere in discussione confini che sembravano acquisiti.

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Autore

Lorenzo Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.