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Galib Gassanoff e la moda come educazione tattile tra tradizione e libertà creativa
Stile di vita

Galib Gassanoff e la moda come educazione tattile tra tradizione e libertà creativa

Il designer Galib Gassanoff racconta il suo percorso tra lingue e tradizioni tessili, il progetto Institution e la collaborazione con le maestre artigiane della sua regione d'origine per preservare un mestiere antico.

Aggiornato 21 Set, 07:015 min
Galib Gassanoff e la moda come educazione tattile tra tradizione e libertà creativa
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Il designer Galib Gassanoff racconta il suo percorso tra lingue e tradizioni tessili, il progetto Institution e la collaborazione con le maestre artigiane della sua regione d'origine per preservare un mestiere antico.

Galib Gassanoff è un designer che ha fatto della molteplicità la propria cifra stilistica. Figlio di una geografia inquieta, come lui stesso si definisce, ha costruito un'identità creativa fondata su un'educazione tattile e su una pluralità di lingue e tradizioni tessili che attraversano il suo lavoro. La sua non è una moda di superficie, ma un mestiere che affonda le radici nella manualità e nella memoria dei luoghi.

Il suo sentirsi a casa ovunque passa da una condizione precisa: stare facendo ciò che lo rende felice. E questo coincide con tre direttrici fondamentali della sua attività. La prima è la collaborazione con le maestre artigiane della sua regione d'origine, un rapporto diretto e continuativo che serve a preservare un sapere antico, fatto di gesti, tecniche e tempi che rischiano di scomparire. La seconda è la cura del progetto Institution, portato avanti secondo tempi e processi creativi liberi da costrizioni. La terza è una dimensione più personale e nomade, fatta di rotte aeree e spostamenti continui.

La scelta di lavorare con le maestre artigiane non è soltanto una questione estetica. Significa riconoscere che la moda, quando vuole essere autentica, deve fare i conti con la trasmissione dei mestieri. Gassanoff parla di un'educazione tattile, cioè di un apprendimento che passa dalle mani prima ancora che dagli occhi. È un approccio che mette in discussione la velocità dei cicli produttivi contemporanei e rivendica una relazione più lenta e profonda con i materiali e con chi li lavora.

Institution, il progetto che porta avanti, rappresenta il versante più sperimentale di questa visione. Il designer insiste sul fatto che i tempi e i processi creativi debbano restare liberi da costrizioni. Una posizione che, nel panorama attuale, suona come una presa di distanza dalle logiche di mercato più rigide e dalle scadenze imposte dall'industria. Per Gassanoff la libertà creativa non è un lusso, ma una condizione necessaria per far emergere un linguaggio personale e riconoscibile.

La sua biografia è segnata da una geografia inquieta, un'espressione che racconta spostamenti, appartenenze multiple e la capacità di assorbire stimoli diversi. Da questa condizione nasce una sensibilità particolare verso le tradizioni tessili, che non vengono trattate come folklore ma come patrimonio vivo. Le lingue e le tecniche che attraversano il suo percorso si intrecciano in una ricerca coerente, in cui ogni collezione o progetto sembra rispondere a un'esigenza di continuità con il passato e, allo stesso tempo, di apertura verso il nuovo.

Il tema della casa, in questo quadro, assume un significato diverso dal consueto. Non è un luogo fisso, ma uno stato legato all'azione e alla soddisfazione personale. Gassanoff si sente a casa ovunque stia facendo quel che lo rende felice. Una definizione che sposta l'accento dall'appartenenza geografica alla qualità del fare, e che ben si adatta a un designer abituato a muoversi tra paesi, culture e tradizioni manifatturiere differenti.

La sua storia si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell'artigianato nella moda contemporanea. Mentre molte aziende cercano di recuperare tecniche tradizionali per ragioni di marketing, il lavoro di Gassanoff sembra muoversi in direzione opposta: la tradizione è il punto di partenza, non un accessorio. Le maestre artigiane con cui collabora non sono una fonte di ispirazione astratta, ma interlocutrici reali con cui costruire un mestiere condiviso.

Questa attenzione alla trasmissione del sapere ha anche una dimensione culturale e sociale. Preservare un mestiere significa mantenere in vita competenze, economie locali e forme di conoscenza che altrimenti andrebbero perdute. Il designer sembra averne piena consapevolezza, e la sua insistenza sui processi liberi da costrizioni va letta anche come una difesa di questi tempi lunghi, incompatibili con la produzione di massa.

Il ritratto che emerge è quello di un autore che non separa la vita dal lavoro e che considera la creatività una pratica quotidiana, fatta di viaggi, incontri e mani che lavorano. La sua è una moda che non grida, ma costruisce lentamente un vocabolario personale. Un approccio che, in un settore spesso dominato dall'immagine immediata, propone una riflessione sul valore del tempo, della manualità e delle radici.

Autore

Lorenzo Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.