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Metal Gear Solid gira su un microcontrollore ESP32
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Metal Gear Solid gira su un microcontrollore ESP32

Un appassionato ha riportato Metal Gear Solid su un microcontrollore ESP32-S3, trasformandolo in una console portatile artigianale. Il progetto si basa sul lavoro di decompilazione del team Foxdie e dimostra come un gioco per PlayStation del 1998 possa oggi girare su hardware grande quanto una scheda.

Aggiornato 29 Set, 11:014 min
Metal Gear Solid gira su un microcontrollore ESP32
Metal Gear Solid Moves From PlayStation to ESP32 · RSS source
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Un appassionato ha riportato Metal Gear Solid su un microcontrollore ESP32-S3, trasformandolo in una console portatile artigianale. Il progetto si basa sul lavoro di decompilazione del team Foxdie e dimostra come un gioco per PlayStation del 1998 possa oggi girare su hardware grande quanto una scheda.

Un videogioco che nel 1998 richiedeva una console dedicata oggi può girare su un microcontrollore grande quanto una scheda. È quanto ha dimostrato David Montero Crespo, che ha realizzato un port di Metal Gear Solid per l'ESP32-S3, il chip di Espressif molto amato nel mondo dei progetti elettronici fai-da-te.

Metal Gear è una delle serie più longeve e influenti nella storia dei videogiochi. Il primo capitolo risale al 1987 e debuttò sul sistema MSX, ma la vera consacrazione arrivò con Metal Gear Solid sulla prima PlayStation, nel 1998. Quel titolo, con le sue sequenze cinematiche, il doppiaggio e una grafica tridimensionale complessa, era considerato un banco di prova per la potenza della console Sony. Ritrovarlo oggi su un microcontrollore è un esercizio di ingegneria che racconta quanto sia cambiata la tecnologia in meno di trent'anni.

Il progetto di Montero Crespo non parte da zero. Si appoggia interamente al lavoro di decompilazione del team Foxdie, che ha ricostruito il codice originale di Metal Gear Solid in una forma leggibile e modificabile. Una volta che un team riesce a decompilare un gioco, un altro può ricompilarlo per una piattaforma diversa. È esattamente ciò che ha fatto lo sviluppatore, scegliendo come destinazione i core Xtensa dell'ESP32.

Il passaggio non è stato però una semplice ricompilazione. Come spiega lo stesso autore, è stato necessario intervenire sul codice per tenere conto delle differenze tra il processore MIPS della PlayStation e i core Xtensa del microcontrollore. Si tratta di due architetture diverse, con comportamenti e istruzioni che non coincidono, e adattare il gioco ha richiesto modifiche specifiche per far funzionare correttamente il software sull'hardware di destinazione.

Per rendere il tutto giocabile, Montero Crespo ha assemblato una sorta di console portatile artigianale. Il modulo ESP32-S3 è montato su una basetta perforata insieme a un joystick analogico recuperato da un controller per droni, un pannello LCD ILI9341 e una scala di resistenze per gestire i pulsanti. Il risultato è un dispositivo essenziale ma funzionante, costruito con componenti economici e facilmente reperibili.

Il progetto si inserisce in una tendenza più ampia che vede i microcontrollori moderni capaci di gestire grafica un tempo appannaggio delle console domestiche. Lo stesso ESP32 aveva già dimostrato il proprio potenziale con un clone di Wipeout, un altro classico della prima PlayStation, che aveva mostrato come il chip potesse reggere scene tridimensionali e animazioni fluide. La portata di Metal Gear Solid, con la sua struttura narrativa complessa e le meccaniche stealth, rappresenta però un banco di prova ancora più ambizioso.

Per i fan della serie, il lavoro di Montero Crespo offre anche un motivo di curiosità in più. Chi apprezza Metal Gear Solid e i suoi numerosi seguiti può infatti riconoscere nel progetto un omaggio a un oggetto iconico del gioco, il comunicatore codec, che nella finzione serviva ai personaggi per scambiarsi informazioni durante le missioni. La replica artigianale riprende quell'idea di dispositivo compatto e funzionale, declinandola però in chiave contemporanea.

Non manca infine un tocco di ironia per chi conosce il titolo: il nome Metal Gear si riferisce ai giganteschi robot bipedi che nella saga rappresentano l'arma definitiva. Chi sperava in veri ingranaggi di metallo dovrà accontentarsi di ritagliarseli da sé, mentre il vero risultato del progetto è un altro. Dimostrare che un classico senza tempo può rinascere su un chip da pochi euro è un promemoria di quanto la creatività degli appassionati riesca a spingere l'hardware ben oltre le sue destinazioni ufficiali.

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Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.