Vai al contenuto
27.09.2026Edizione ItaliaChi siamoRedazione
Ascensio
Notizie, contesto, conseguenze⌕
ASCENSIO
Palazzo Falletti di Barolo ospita il maestro della fotografia di Hong Kong Fan Ho
⌕
Stile di vita

Palazzo Falletti di Barolo ospita il maestro della fotografia di Hong Kong Fan Ho

A Torino, fino al 10 gennaio 2027, cento fotografie in bianco e nero ripercorrono la carriera di Fan Ho, il «Cartier-Bresson dell'Oriente» che ha trasformato le strade di Hong Kong in quadri meditativi.

Aggiornato 27 Set, 19:555 min
Palazzo Falletti di Barolo ospita il maestro della fotografia di Hong Kong Fan Ho
trends-IT-3.jpg · Manual upload
Ascolta5 min
Perché conta

A Torino, fino al 10 gennaio 2027, cento fotografie in bianco e nero ripercorrono la carriera di Fan Ho, il «Cartier-Bresson dell'Oriente» che ha trasformato le strade di Hong Kong in quadri meditativi.

Palazzo Falletti di Barolo, a Torino, dedica una grande retrospettiva a Fan Ho, considerato uno dei più importanti street photographer dell'Asia e soprannominato «il Cartier-Bresson dell'Oriente». La mostra, intitolata «Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong», è aperta dall'11 settembre e resterà visitabile fino al 10 gennaio 2027. L'esposizione è prodotta e curata da Ares in collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong, con la curatela di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom.

Il percorso espositivo raccoglie cento fotografie, per lo più in bianco e nero, che ripercorrono l'intera carriera dell'autore, scomparso nel 2016. Nato a Shanghai nel 1931, Fan Ho si trasferì con la famiglia a Hong Kong appena diciottenne. Autodidatta, sviluppò presto una cifra stilistica inconfondibile, capace di muoversi in equilibrio tra realismo e astrazione e di raccontare lo scenario e la vita urbana della metropoli cinese. Le sue immagini trasformano strade e vicoli affollati in quadri meditativi, popolati da figure solitarie.

Facchini, venditori ambulanti e bambini che giocano tra le vie della città sono i soggetti più ricorrenti della sua opera. L'intento non era documentare gli anni tumultuosi di Hong Kong in transizione, ma catturare lo spirito più autentico della città, descrivendo la fatica e la resilienza dei suoi abitanti. «Ogni foto offre una piccola finestra attraverso la quale si vede e si prova ciò che il fotografo ha visto e provato», amava ripetere Fan Ho, sottolineando la sua predilezione per una fotografia in cui la resa artistica resta sempre coniugata al rispetto della sensibilità dei soggetti rappresentati e di chi li immortala.

Sul piano tecnico, il lavoro di Fan Ho si distingue per l'applicazione dei principi della composizione pittorica alla fotografia, in particolare per l'attitudine alla sintesi geometrica. L'artista non si limitava a cogliere l'istante di una scena: costruiva attorno a essa una cornice strutturale, trasformando gli elementi architettonici circostanti in trame astratte. Accentuava inoltre l'atmosfera fumosa delle strade sfruttando controluce e chiaroscuri, facendo emergere sagome misteriose bianche o silhouette scure dalla penombra.

Il suo metodo operava su un doppio binario: la «composizione di prima mano», realizzata al momento dello scatto, e la «composizione di seconda mano», sviluppata in camera oscura. Il fotoritocco e in particolare il ritaglio del negativo erano per lui pratiche essenziali per ricomporre l'immagine, esaltando linee e volumi a scapito degli elementi superflui, oppure per manipolare i toni e conferire alle scene un'aria di mistero. La fotografia, come il cinema a cui dedicò una lunga parte della sua carriera, nasceva dunque non solo durante le riprese, ma anche in camera oscura.

Alcuni scatti in mostra mostrano con chiarezza questa ricerca formale. «Pattern» e «A Play of Light and Shadow» mettono in contrapposizione direttrici verticali e orizzontali, evocando un ritmo quasi musicale in cui la realtà fisica della città diventa il pretesto per una pura costruzione formale. In «Different Directions» la gestione della luminosità trasfigura la strada in un palcoscenico urbano, mentre in «Controversy» la tonalità scura riduce le persone a sagome, accentuando il rigore geometrico dei binari e della composizione.

Tra le opere esposte figurano anche due tra le fotografie più note di Fan Ho, «Approaching Shadow» e «Street Scene», considerate la sintesi della sua ricerca estetica e capaci di collocare l'universalità dell'esperienza umana in una Hong Kong senza tempo. La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; il lunedì il museo resta chiuso. Per informazioni è attiva la casella di posta della biglietteria di Palazzo Barolo.

2Visualizzazioni

Autore

Davide De Luca segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.