The Echo Chamber: Gaspare De Pascali svela la scenografia del film di Andrea Pallaoro
Lo scenografo Gaspare De Pascali racconta come ha progettato l'appartamento al centro di The Echo Chamber, il film di Andrea Pallaoro in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Uno spazio domestico che diventa specchio delle tensioni interiori dei personaggi.

Lo scenografo Gaspare De Pascali racconta come ha progettato l'appartamento al centro di The Echo Chamber, il film di Andrea Pallaoro in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Uno spazio domestico che diventa specchio delle tensioni interiori dei personaggi.
L'appartamento al centro di The Echo Chamber non è un semplice sfondo, ma un vero e proprio personaggio. A raccontarlo è Gaspare De Pascali, scenografo del film diretto da Andrea Pallaoro e presentato in concorso alla 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Lo spazio domestico che De Pascali ha progettato non si limita a ospitare l'azione: la definisce, la condiziona e ne amplifica le risonanze emotive.
Il lavoro dello scenografo si è concentrato sulla costruzione di un ambiente capace di restituire il senso di isolamento e di tensione che attraversa la pellicola. Ogni dettaglio dell'appartamento — dagli arredi alle finiture, dalla disposizione delle stanze alla scelta dei materiali — è stato pensato per riflettere lo stato d'animo dei protagonisti e per guidare lo spettatore dentro una dimensione intima e claustrofobica. La casa diventa così una camera d'eco, un luogo in cui i conflitti personali rimbalzano e si moltiplicano.
De Pascali ha spiegato che la sfida principale è stata quella di tradurre in elementi concreti e visivi le indicazioni di Pallaoro, regista noto per un cinema attento alle sfumature psicologiche e ai silenzi. Il risultato è uno spazio che non cerca l'effetto spettacolare, ma costruisce un'atmosfera sospesa, in cui la quotidianità apparente nasconde fratture profonde. La scenografia, in questo senso, diventa uno strumento narrativo silenzioso ma potentissimo.
La presentazione a Venezia rappresenta un momento di grande visibilità per il film e per il lavoro del suo team artistico. La Mostra del Cinema è da sempre una vetrina internazionale in cui le scelte estetiche e produttive vengono osservate con attenzione da critica, pubblico e addetti ai lavori. In questo contesto, il contributo di De Pascali assume un rilievo particolare: la scenografia non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale del linguaggio cinematografico.
Il racconto dello scenografo offre anche uno sguardo sul mestiere e sui suoi processi creativi. Progettare un appartamento per il cinema significa confrontarsi con vincoli tecnici, esigenze di regia, esigenze di luce e movimento degli attori. Significa immaginare come uno spazio verrà abitato, filmato, attraversato. E significa, soprattutto, capire quale storia quello spazio deve raccontare anche quando la macchina da presa non lo inquadra direttamente.
The Echo Chamber si inserisce in un filone di cinema che utilizza gli interni domestici come laboratori di tensione psicologica. La casa, da sempre luogo simbolo di sicurezza e intimità, può trasformarsi in uno spazio ambiguo, in cui le relazioni si incrinano e le verità rimosse riemergono. La scenografia di De Pascali sembra muoversi esattamente su questo crinale, costruendo un ambiente familiare e insieme straniante.
Per il pubblico italiano, l'attenzione verso un film in concorso a Venezia è anche l'occasione per riflettere su quanto il nostro cinema continui a investire in competenze artigiane di alto livello. Figure come lo scenografo sono spesso lontane dai riflettori, eppure determinano in modo decisivo la qualità e la credibilità di un'opera. Il loro lavoro è fatto di ricerca, osservazione, manualità e sensibilità culturale.
Il racconto di Gaspare De Pascali su The Echo Chamber conferma che la scenografia è una forma di scrittura per immagini. Prima ancora che gli attori entrino in scena, lo spazio ha già iniziato a parlare: suggerisce gerarchie, tensioni, memorie, desideri. E in un film che affida molto alla dimensione interiore, questa voce silenziosa diventa indispensabile.
