Un Tamagotchi anti-doomscrolling che vive solo se non usi il telefono
Un progettista ha creato un animale virtuale basato su ESP32 che si ammala quando l'utente trascorre troppo tempo sullo smartphone. Il dispositivo usa un LLM locale e un assistente vocale per incoraggiare a mettere giù il telefono.

Un progettista ha creato un animale virtuale basato su ESP32 che si ammala quando l'utente trascorre troppo tempo sullo smartphone. Il dispositivo usa un LLM locale e un assistente vocale per incoraggiare a mettere giù il telefono.
Un nuovo progetto open source trasforma il classico Tamagotchi in uno strumento contro la dipendenza da smartphone. L'idea, sviluppata da un creatore noto come [brenpoly], sfrutta la tendenza umana a creare legami emotivi con oggetti inanimati: l'animale virtuale, ospitato in una custodia stampata in 3D e basato su un microcontrollore ESP32, si ammala quando il proprietario trascorre troppo tempo a scorrere i feed dei social network.
Il meccanismo è volutamente semplice nella sua efficacia psicologica. Il cuore del sistema è un agente di intelligenza artificiale locale che gira direttamente sullo smartphone e monitora non solo il tempo di utilizzo dello schermo ma anche le notifiche in arrivo. Quando l'utente supera i limiti che ha impostato, il piccolo compagno digitale manifesta il suo malessere, spingendo il proprietario a mettere giù il telefono per prendersene cura. Un approccio che punta sulla responsabilità affettiva più che su blocchi forzati o punizioni.
La particolarità del progetto risiede nell'integrazione di un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) eseguito in locale sul dispositivo. Questo permette all'animale virtuale di interagire in modo più naturale: può riassumere le notifiche senza che l'utente debba guardare lo schermo, rispondere a domande o persino raccontare una barzelletta. La voce, generata tramite il modello vocale Piper, è collegata a un microfono presente nella custodia tramite Bluetooth, rendendo l'interazione più diretta e personale.
L'aspetto vocale non è un semplice vezzo tecnologico. Secondo il progettista, dare una voce all'animale rende molto più efficace il messaggio quando si raggiungono i limiti di utilizzo. Sentire il proprio compagno virtuale chiedere di essere lasciato in pace ha un impatto emotivo diverso rispetto a una semplice notifica di sistema. L'intero progetto è stato pubblicato su GitHub, con istruzioni e codice sorgente per chiunque voglia costruire il proprio dispositivo.
L'iniziativa si inserisce in un panorama più ampio di soluzioni per il controllo del tempo trascorso davanti agli schermi. Le strategie spaziano da approcci radicali come i dispositivi che somministrano scosse elettriche a soluzioni più morbide come supporti per telefono o contenitori intelligenti che bloccano fisicamente l'accesso al dispositivo. L'animale virtuale di [brenpoly] rappresenta una via di mezzo originale, che unisce la tecnologia alla psicologia per aiutare le persone a ridurre il cosiddetto doomscrolling, ovvero l'abitudine di scorrere compulsivamente notizie negative.
L'obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il tempo perso sui social e incoraggiare attività più produttive. Se il progetto riesce a far passare meno tempo con lo sguardo sullo schermo e più tempo a creare, programmare o semplicemente vivere, allora avrà raggiunto il suo scopo. La speranza è che l'empatia per un piccolo animale digitale possa spezzare il ciclo vizioso della dipendenza da smartphone, un problema sempre più diffuso nella società contemporanea.
