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Crollo delle nascite in Italia: nel 2025 record negativo dal Dopoguerra
Economia

Crollo delle nascite in Italia: nel 2025 record negativo dal Dopoguerra

Il Dossier Natalità 2026 della Fondazione per la Natalità e Istat evidenzia che il calo delle nascite non è dovuto a un minore desiderio di genitorialità, ma a ostacoli economici e strutturali. Nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Il divario tra intenzioni e realtà è enorme: se i desideri si fossero concretizzati, sarebbero nati circa 760.000 bambini. Le difficoltà riguardano lavoro, welfare e sostegno alle famiglie.

Aggiornato 28 Июл, 15:005 min
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Il Dossier Natalità 2026 della Fondazione per la Natalità e Istat evidenzia che il calo delle nascite non è dovuto a un minore desiderio di genitorialità, ma a ostacoli economici e strutturali. Nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Il divario tra intenzioni e realtà è enorme: se i desideri si fossero concretizzati, sarebbero nati circa 760.000 bambini. Le difficoltà riguardano lavoro, welfare e sostegno alle famiglie.

Il 2025 ha segnato un record negativo per le nascite in Italia, con appena 355.000 bambini venuti al luce, il dato più basso dal secondo dopoguerra. A fotografare la situazione è il Dossier Natalità 2026 dal titolo "Volere o Potere", realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con l’Istat e presentato oggi a Roma, alla presenza del presidente della Fondazione Gigi De Palo, del presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli e della direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, ben al di sotto del livello di ricambio generazionale.

Il rapporto sfida la narrazione comune secondo cui gli italiani non vorrebbero più avere figli. Al contrario, emerge che la denatalità è determinata prevalentemente da ostacoli economici, lavorativi e sociali. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% dichiara di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre solo il 5,5% afferma che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Il dato dimostra che il desiderio di diventare genitori rimane forte, ma la sua realizzazione è sempre più ardua.

Il divario tra intenzioni e realtà è impressionante: se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760.000 bambini, più del doppio di quelli effettivamente registrati. Le cause principali sono di natura economica e strutturale. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come il maggiore ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. Il peso del welfare familiare ricade in modo sproporzionato sulle donne: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, a fronte di 151.000 uomini. Inoltre, 763.000 persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Il quadro demografico è sempre più squilibrato. Nel 2025, a fronte di 355.000 nascite, si sono registrati 652.000 decessi, con un saldo naturale negativo di 297.000 persone. L’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), ma questo primato rischia di mettere sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani. Il rapporto sottolinea che la denatalità non è una questione privata, ma una sfida collettiva che incide sul futuro dell’economia e della coesione sociale.

Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha commentato: "Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti".

La Fondazione per la Natalità rinnova l’appello affinché il sostegno alle politiche per le nascite diventi una priorità strutturale dell’agenda politica. Le proposte includono interventi per sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità economica. La sfida, secondo il dossier, richiede un’alleanza tra Governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura e del Terzo settore. Di questo si discuterà nella sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, in programma il 25 e 26 novembre 2026 presso l’Auditorium della Conciliazione a Roma.