Dal sogno ecologico di Henry Ford alla plastica duratura della Trabant
Nel 1941 Henry Ford presentò la Hemp Body Car, un’auto con carrozzeria in fibra di canapa e soia, leggera e resistente, ma il progetto fu bloccato dalla guerra e dalla Marijuana Tax Act. Dall’altra parte della cortina di ferro, la Trabant utilizzò il Duroplast, una plastica resistente ma non biodegradabile, divenuta simbolo di un’epoca e ancora oggi difficile da smaltire.

Nel 1941 Henry Ford presentò la Hemp Body Car, un’auto con carrozzeria in fibra di canapa e soia, leggera e resistente, ma il progetto fu bloccato dalla guerra e dalla Marijuana Tax Act. Dall’altra parte della cortina di ferro, la Trabant utilizzò il Duroplast, una plastica resistente ma non biodegradabile, divenuta simbolo di un’epoca e ancora oggi difficile da smaltire.
L'idea di un'automobile ecologica, leggera e costruita con materiali naturali non è un'invenzione recente. Già nel 1941 Henry Ford, il pioniere della motorizzazione di massa, presentò un prototipo rivoluzionario: la Hemp Body Car, realizzata con fibre di canapa e soia. La vettura pesava un terzo in meno rispetto a una concorrente di pari dimensioni ed era alimentata a etanolo ricavato dalla canapa e da altri oli vegetali. L'inventore della catena di montaggio sognava un futuro in cui l'industria automobilistica potesse fondersi con l'agricoltura, riducendo la dipendenza dall'acciaio e dai combustibili fossili.
Lo sviluppo del prototipo iniziò nel 1937 sotto la supervisione del botanico George Washington Craver, presso il Soybean Laboratory del Greenfield Village. Il team guidato da Lowell E. Overly riuscì a creare pannelli di carrozzeria composti da una miscela di fibre di cellulosa di canapa, soia e altri elementi naturali, tenuti insieme da una resina di cellulosa. Il materiale risultava non solo più leggero dell'acciaio (l'auto pesava circa 500 chili in meno di qualsiasi rivale), ma anche estremamente resistente. Durante la presentazione al Festival di Dearborn, nel Michigan, lo stesso Ford si fece riprendere mentre colpiva con forza la carrozzeria per dimostrarne la solidità, senza provocare il minimo danno.
Nonostante l'entusiasmo della stampa dell'epoca, che ribattezzò il veicolo «Soybean Car», il progetto venne bruscamente interrotto dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, gli Stati Uniti concentrarono ogni risorsa nello sforzo bellico e l'industria automobilistica fu riconvertita alla produzione di materiali per l'esercito. La Hemp Body Car rimase un esemplare unico, nonostante rappresentasse una potenziale risposta alla carenza di acciaio provocata dalla guerra. A complicare ulteriormente la situazione, la Marijuana Tax Act del 1937, voluta dal presidente Franklin Delano Roosevelt, impose tasse elevate e multe fino a 2.000 dollari sulla coltivazione della canapa, oltre a prevedere la reclusione fino a 5 anni. La legge rese economicamente insostenibile la produzione di cannabis, materia prima indispensabile per il progetto di Ford. Il sogno di un'automobile ecologica e a basso costo svanì e il prototipo venne distrutto, probabilmente nel 1946.
L'unico elemento sopravvissuto della visione di Ford fu l'idea di sostituire l'acciaio con materiali plastici. Dall'altra parte della cortina di ferro, i tecnici della Repubblica Democratica Tedesca svilupparono un'auto popolare, la P50 (poi P60 e 601), entrata in produzione nel 1957 e destinata a diventare il simbolo della motorizzazione di massa nella Germania orientale. La carrozzeria era realizzata in Duroplast, un materiale plastico che, nonostante il nome promettesse robustezza, si rivelava fragile negli urti. Tuttavia, la sua caratteristica principale era la durata: la plastica non era biodegradabile e si rivelò impossibile da riciclare. Oltre 3 milioni di esemplari di Trabant furono prodotti fino alla caduta del Muro di Berlino, evento al quale la vettura non sopravvisse. Negli anni successivi, per smaltire le carrozzerie, si escogitò di triturare il Duroplast e utilizzarlo come pavimentazione stradale, unico modo per dare una seconda vita a quel materiale.
La storia della Hemp Body Car e della Trabant rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato, un progetto visionario che avrebbe potuto rivoluzionare l'industria automobilistica in chiave ecologica, ma fermato da fattori politici e bellici; dall'altro, una soluzione pratica ma ambientalmente insostenibile, che ha lasciato un'eredità di rifiuti difficili da smaltire. Entrambe le vicende mostrano come le scelte tecnologiche siano spesso influenzate da contesti storici e normativi, e come l'innovazione possa essere piegata da interessi economici e politici.
