Giornalista vicentino indagato per simulazione di attentato e minacce autoprodotte
I carabinieri di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione nei confronti di Adriano Cappellari, collaboratore di testate locali, accusato di aver simulato un attentato incendiario e minacce di morte contro di sé, don Patriciello e la premier Meloni. Le indagini hanno rivelato che avrebbe acquistato personalmente il materiale utilizzato per l'ordigno.

I carabinieri di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione nei confronti di Adriano Cappellari, collaboratore di testate locali, accusato di aver simulato un attentato incendiario e minacce di morte contro di sé, don Patriciello e la premier Meloni. Le indagini hanno rivelato che avrebbe acquistato personalmente il materiale utilizzato per l'ordigno.
La procura di Vicenza ha aperto un'indagine nei confronti del giornalista Adriano Cappellari, già destinatario di un servizio di protezione dopo aver denunciato minacce di morte e un attentato incendiario. Secondo l'accusa, il collaboratore di testate locali avrebbe simulato le minacce e l'attentato, producendo prove false contro se stesso e altre figure pubbliche, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sacerdote don Maurizio Patriciello. I reati contestati sono incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico.
L'inchiesta trae origine dall'esplosione di un ordigno artigianale avvenuta il 30 maggio 2026 davanti all'abitazione del giornalista a Enego, un piccolo comune in provincia di Vicenza. L'ordigno causò danni anche alle abitazioni confinanti e le fiamme furono spente dai vigili del fuoco mentre Cappellari filmava tutto con il proprio smartphone. Le immagini del sistema di videosorveglianza privato della famiglia mostrarono una persona coperta da una tuta e con il volto nascosto che, dopo aver lanciato una busta all'interno della proprietà, posizionava un involucro contenente materiale incendiario ed esplodente: bombolette da gas da campeggio, contenitori in plastica di alcol e una tanica di liquido infiammabile, insieme ad artifici pirotecnici.
La busta conteneva tre fogli con minacce di morte scritte in stampatello maiuscolo con inchiostro rosso, indirizzate al giovane cronista, a don Patriciello e alla premier Meloni. I fogli erano corredati da fotografie di Cappellari con don Patriciello e della presidente del Consiglio, con i volti cerchiati di rosso e segnati con la lettera X. Secondo le denunce presentate dal giornalista, dal novembre 2025 erano arrivate altre buste minatorie, alcune contenenti cartucce calibro 22 e lettere con frasi violente.
Le indagini dei carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa hanno però portato a elementi che contraddicono la versione di Cappellari. I tecnici hanno analizzato i componenti dell'ordigno esploso e identificato marca e modello del materiale utilizzato. Gli accertamenti hanno rivelato che il giornalista aveva acquistato personalmente, il 25 aprile 2026, quattro cartucce di gas butano-propano identiche a quelle utilizzate nell'ordigno, pagandole con la propria carta di credito e ricevendole a domicilio tramite corriere. Il 29 aprile aveva poi ordinato sei bottiglie da un litro di alcol denaturato della stessa marca presente nell'ordigno, con consegna il 4 maggio e indicazione del proprio numero di cellulare al corriere. Inoltre, l'altezza di Cappellari è risultata compatibile con quella della persona incappucciata ripresa dalle telecamere di sorveglianza al momento del deposito della busta e dell'innesco del manufatto esplosivo.
Il giornalista aveva sporto tre denunce per minacce tra il novembre 2025 e il febbraio 2026, tutte registrate al commissariato di Bassano del Grappa. Nella prima, del 5 novembre, riferiva di aver trovato nella cassetta delle lettere una busta con un testo dattiloscritto minatorio e una copia di un suo articolo su don Patriciello. L'11 dicembre una seconda busta, priva di affrancatura, conteneva tre cartucce calibro 22 e quattro fogli con foto del trio minacciato. Il 16 febbraio 2026 una terza busta indirizzata a don Patriciello riproponeva minacce di morte. Sulla base di queste denunce, dal 6 novembre 2025 Cappellari aveva ottenuto un servizio di vigilanza generica, poi intensificato il 20 maggio 2026 con un dispositivo di protezione che prevedeva l'uso di una vettura istituzionale e l'impiego di due militari specializzati. Gli agenti lo avevano accompagnato anche in occasioni pubbliche, come la Partita del Cuore a L'Aquila il 13 e 14 luglio.
I carabinieri hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nella casa del giornalista, su decreto della procura di Vicenza. Al momento non sono state disposte misure cautelari, ma l'indagine prosegue per chiarire l'intera vicenda. Il caso solleva interrogativi sulle procedure di valutazione delle minacce e sulla gestione dei dispositivi di sicurezza, dato che il sospettato ha usufruito per mesi di protezione pubblica sulla base di elementi che ora appaiono artefatti.
