Pensioni a 64 anni per 180mila lavoratori: la proposta della Lega nella Manovra
La Lega rilancia l'anticipo pensionistico a 64 anni per circa 180mila persone come misura centrale della prossima legge di bilancio. Costo stimato: 5 miliardi in tre anni. Scontro con M5S sul TFR e nodo risorse in attesa dei dati Istat.

La Lega rilancia l'anticipo pensionistico a 64 anni per circa 180mila persone come misura centrale della prossima legge di bilancio. Costo stimato: 5 miliardi in tre anni. Scontro con M5S sul TFR e nodo risorse in attesa dei dati Istat.
La Lega vuole portare l'uscita dal lavoro a 64 anni per circa 180mila persone. È questa la proposta che il partito guidato da Matteo Salvini intende mettere al centro della prossima legge di bilancio, presentandola come un passo verso il superamento della legge Fornero, che dal 2011 regola il sistema previdenziale italiano.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha precisato i contorni della misura: si tratterebbe di un canale sperimentale della durata di tre anni, facoltativo e non obbligatorio, con un impegno di spesa stimato «intorno ai 5 miliardi» per l'intero triennio. «Non c'entra niente il TFR, per rispondere a qualcuno che fa demagogia su questo. Credo invece sia una grande norma che la Lega vuole a tutti i costi portare avanti nella prossima manovra», ha dichiarato Durigon, spiegando che dal 2027 sarebbe scattato l'aumento dell'età pensionabile a 67 anni e tre mesi, «due li abbiamo sterilizzati» con l'ultima manovra, «adesso stiamo lavorando addirittura per fare uscire prima la gente, avendo la possibilità di fare 64 anni».
La proposta ha immediatamente aperto un fronte di scontro politico. Il Movimento 5 Stelle ha respinto con durezza l'ipotesi di utilizzare il TFR per finanziare lo scivolo pensionistico: «Il TFR non è il bancomat del Governo. È salario differito: soldi guadagnati dai lavoratori nel corso della loro carriera e messi da parte. Utilizzarlo per permettere anche a chi è nel sistema misto di andare in pensione a 64 anni, con il ricalcolo contributivo dell'assegno, non è flessibilità ma una scelta che scarica il costo dell'operazione sugli stessi lavoratori», hanno dichiarato i pentastellati.
Il dibattito sulla manovra, che arriverà in Parlamento nelle prossime settimane, ruota attorno a tre priorità dichiarate dalla maggioranza: la riduzione della pressione fiscale per il ceto medio-basso, la crescita dei salari a partire da quelli dei più giovani e, appunto, le pensioni. Il nodo principale resta però quello delle risorse disponibili, in un contesto geopolitico segnato da tensioni internazionali che hanno spinto al rialzo i prezzi dell'energia e alimentato una nuova crescita dei prezzi al consumo. Al momento è complesso quantificare i fondi a disposizione: l'auspicio delle forze di maggioranza è quello di una manovra espansiva da 30 miliardi.
Un primo appuntamento chiave è fissato per il 22 settembre, quando l'Istat certificherà il dato finale sul rapporto deficit/Pil per il 2025. Un risultato inferiore al 3% porterebbe all'uscita dalla procedura UE di infrazione aperta nel 2024, liberando possibili risorse da destinare alla manovra; in caso contrario, la coperta sarebbe più corta. Un aiuto potrebbe arrivare dalle risorse ottenute dal governo con la flessibilità sulle spese per l'energia deliberate a partire dal 28 febbraio, ovvero dall'avvio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, ma non saranno ammesse quelle per il taglio delle accise sui carburanti.
Sul tavolo della legge di bilancio ci sono anche altre misure. Il provvedimento cardine potrebbe essere ancora una volta il taglio del cuneo fiscale con l'aliquota al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Forza Italia spinge per arrivare alla detassazione delle tredicesime, mentre sia gli azzurri sia la Lega chiedono un ritocco al rialzo delle pensioni minime. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti propone invece una sorta di flat tax al 5% sugli stipendi dei giovani, per agevolare la crescita delle loro prime buste paga.
La manovra sarà chiamata anche a trovare i fondi per rendere strutturale il taglio del bollo per auto e moto fino agli 80 kW, varato con un decreto approvato dal Consiglio dei ministri per il solo 2027. La misura richiede di ripianare alle regioni 2,3 miliardi di mancato introito fiscale legato al pagamento del bollo. Non mancano le proposte per ampliare il provvedimento: «Sicuramente proporrò di allargare la misura, per le famiglie numerose, quelle con più di tre figli, magari aumentando un po' i kilowatt per queste categorie, avendo macchine con 6 o 7 posti, però non penso si aumenterà di molto. Vedremo assieme al Mef, però ho visto che queste auto, questi monovolume, hanno più o meno 150 kW, però riguarderà solo le famiglie con più di tre figli», ha affermato il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato di Fratelli d'Italia.
