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Il Cafe Tito di Sarajevo: caffè, memoria e ferite di guerra
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Il Cafe Tito di Sarajevo: caffè, memoria e ferite di guerra

Nel cuore di Sarajevo, il Cafe Tito celebra la figura di Josip Broz Tito con cimeli e arredi rossi, ma fuori una rosa di Sarajevo e un carro armato ricordano il conflitto degli anni Novanta.

Aggiornato 15 Set, 22:023 min
Il Cafe Tito di Sarajevo: caffè, memoria e ferite di guerra
rejflinger from Vienna, Austria · CC BY 2.0
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Nel cuore di Sarajevo, il Cafe Tito celebra la figura di Josip Broz Tito con cimeli e arredi rossi, ma fuori una rosa di Sarajevo e un carro armato ricordano il conflitto degli anni Novanta.

Nel centro di Sarajevo esiste un locale che racchiude in sé più di un'epoca: il Cafe Tito. Nato all'inizio degli anni Duemila come omaggio a Josip Broz Tito, il caffè è diventato un punto di riferimento per chi vuole rivivere, o semplicemente osservare, il ricordo del leader jugoslavo. L'interno è dipinto di rosso comunista e le pareti sono coperte da fotografie, poster, articoli di giornale, riviste e oggetti che ritraggono Tito in ogni fase della sua vita, dalla ascesa al potere fino alla morte. I proprietari hanno impiegato oltre vent'anni per raccogliere questo materiale da fonti diverse, costruendo una sorta di archivio frammentario e multimediale.

Ma il Cafe Tito non è solo un museo a tema. All'esterno, il patio si affaccia sul verde di Sarajevo e su una sorprendente esposizione di veicoli militari dismessi: un carro armato, un camion militare e armi fuori uso, sistemati accanto a un parco giochi per bambini. L'atmosfera è insieme ironica e solenne, e riflette la complessità della memoria collettiva bosniaca. Per alcuni, Tito fu un dittatore autoritario che violò i diritti umani; per altri, un «dittatore benevolo» capace di contenere le tensioni etniche che sarebbero esplose dopo la dissoluzione della Jugoslavia e la successiva guerra di Bosnia. Il caffè sembra voler celebrare proprio questa ambiguità, offrendo ai clienti un luogo dove sorseggiare caffè o birra circondati da un passato che continua a dividere.

Poco distante dall'ingresso, sul selciato, c'è una macchia di vernice rossa. Non è un caso: è una «rosa di Sarajevo», il segno che indica il punto in cui due o più persone furono uccise durante l'assedio della città, durato dal 1992 al 1996. Il Cafe Tito si trova vicino a quella che era chiamata Viale dei Cecchini, una lunga strada che attraversa la parte più pianeggiante di Sarajevo, dove i civili erano esposti al fuoco dei tiratori scelti. La rosa di Sarajevo, proprio davanti al locale, onora le vittime di quel periodo e crea un contrasto stridente con la pace relativa dell'era titina celebrata all'interno. È un promemoria che a Sarajevo convivono epoche diverse, alcune delle quali restano profondamente irrisolte in una società ancora segnata dalla guerra.

Il Cafe Tito non è quindi solo una curiosità per turisti o nostalgici. È un luogo dove la storia recente dei Balcani si mostra in tutta la sua contraddittorietà: da un lato l'omaggio a un uomo che per molti rappresentò prosperità e stabilità, dall'altro la ferita ancora aperta dell'assedio. La compresenza di cimeli, veicoli militari e rose di Sarajevo racconta una città che non ha dimenticato, e che continua a fare i conti con il proprio passato mentre guarda al futuro.

Autore

Davide De Luca segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.