L'Italia sospende Schengen con la Spagna per un mese, 22 Paesi Ue chiedono più controlli
Dopo l'arrivo di migliaia di migranti a Ceuta, l'Italia ha sospeso temporaneamente il trattato di Schengen con la Spagna. Dal 1° agosto controlli mirati solo per i cittadini extra Ue, mentre 22 leader europei firmano una lettera per una risposta coordinata.

Dopo l'arrivo di migliaia di migranti a Ceuta, l'Italia ha sospeso temporaneamente il trattato di Schengen con la Spagna. Dal 1° agosto controlli mirati solo per i cittadini extra Ue, mentre 22 leader europei firmano una lettera per una risposta coordinata.
L'Italia ha sospeso temporaneamente il trattato di Schengen nei confronti della Spagna. La misura, in vigore per un mese dal 1° agosto, è stata annunciata dopo l'arrivo a Ceuta di migliaia di migranti dal Marocco e prevede il ripristino dei controlli alle frontiere aeree e marittime in ingresso, riservati esclusivamente ai cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la decisione una «misura straordinaria» adottata per tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni. Il governo ha precisato che la sospensione resterà in vigore solo per il tempo necessario e che sarà prestata particolare attenzione a limitare qualsiasi impatto sui flussi turistici estivi.
Secondo quanto riferito da fonti del Viminale, i controlli non comporteranno alcun aggravio per i cittadini spagnoli ed europei, che continueranno a poter entrare in Italia senza modifiche burocratiche. Le verifiche riguarderanno soltanto i viaggiatori extra Ue in arrivo dalla Spagna. Per chi dall'Italia si recherà in Spagna, inoltre, non cambia nulla.
La decisione di Roma ha innescato uno scontro diplomatico con Madrid e ha contribuito a far emergere affinità e distanze tra gli Stati europei sulle politiche migratorie. Su iniziativa dell'Italia e della Danimarca, una lettera sottoscritta da ventidue capi di Stato e di governo europei è stata inviata ai vertici di Bruxelles, con la richiesta di convocare «con urgenza» una videoconferenza straordinaria dei ministri dell'Interno dell'Unione per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata.
Nella missiva, indirizzata tra gli altri ad Antonio Costa, Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio Ue, Micheal Martin, si chiede un'azione comune per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l'immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di esseri umani, rendere più efficaci i rimpatri ed eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali.
Meloni ha sottolineato che la difesa delle frontiere esterne dell'Unione «non è l'interesse di una singola Nazione» ma «una responsabilità comune dell'Europa».
Il trattato di Schengen, firmato il 14 giugno 1985 a bordo della «Maria-Astrid», un battello ancorato in un piccolo porto lussemburghese sulla Mosella, prevede la graduale abolizione dei controlli ai confini interni tra i Paesi aderenti e l'adozione di regole comuni per il controllo delle frontiere esterne. Attualmente consente a oltre 450 milioni di persone di viaggiare liberamente senza controlli di identità alle frontiere.
Il codice frontiere Schengen consente agli Stati membri di ripristinare temporaneamente i controlli di polizia alle frontiere interne per rispondere a una minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza interna. La sospensione è ammessa in circostanze eccezionali che mettono a rischio il funzionamento globale dello spazio Schengen.
Non è la prima volta che i confini interni vengono temporaneamente chiusi. Diversi Paesi Ue hanno ripristinato i controlli tra il 2020 e il 2022 nel contesto della pandemia di Covid-19. La stessa procedura era stata attivata nel 2015, in seguito ad attentati terroristici e all'aumento dei flussi migratori verso l'Unione.
La vicenda di Ceuta non è quindi soltanto la cronaca di un esodo di massa, ma anche il terreno su cui si misurano le differenze tra gli Stati europei sulle politiche di immigrazione. La scelta italiana, accompagnata dalla pressione diplomatica su Bruxelles, mostra come la gestione dei confini esterni resti uno dei nodi più delicati dell'agenda europea.
