La crisi dei migranti a Ceuta compatta le destre europee contro Sánchez
L'ingresso irregolare di 40mila marocchini a Ceuta ha spinto l'Italia a sospendere Schengen e ha unito le destre europee contro Pedro Sánchez. Il Partito Popolare chiede chiarimenti al premier, mentre da Bruxelles arrivano richieste di controlli più rigidi.

L'ingresso irregolare di 40mila marocchini a Ceuta ha spinto l'Italia a sospendere Schengen e ha unito le destre europee contro Pedro Sánchez. Il Partito Popolare chiede chiarimenti al premier, mentre da Bruxelles arrivano richieste di controlli più rigidi.
L'ingresso irregolare di circa 40mila marocchini nell'enclave spagnola di Ceuta ha innescato una crisi politica europea e ha compattato le destre del continente contro il premier spagnolo Pedro Sánchez. Le immagini della frontiera sfondata e di centinaia di persone che raggiungono a nuoto la costa europea hanno fatto il giro del mondo, spingendo diversi governi a chiedere misure dure contro Madrid e contro quelle che vengono giudicate politiche migratorie troppo permissive.
La prima reazione è arrivata dall'Italia, che ha disposto la sospensione temporanea dell'accordo di Schengen con la Spagna. Secondo quanto reso noto dal ministero dell'Interno, da domani, sabato 1 agosto, saranno ripristinati controlli mirati alle frontiere aeree e marittime con il Paese iberico, con possibilità di proroga dopo il primo mese. Le verifiche riguarderanno solo i cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, per accertare il possesso di documenti idonei alla circolazione nell'area Schengen, mentre non cambierà nulla per italiani, spagnoli e altri cittadini Ue che viaggiano verso l'Italia o dall'Italia verso la Spagna.
Alla posizione italiana si sono allineate Francia, Finlandia e Svezia, che hanno aggiunto l'ipotesi di controlli più rigorosi alle proprie frontiere. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito «inaccettabili» le immagini provenienti da Ceuta, sottolineando che «non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole». Una presa di posizione che riflette l'orientamento di molti governi conservatori, decisi a trasformare la crisi spagnola nell'occasione per riunire le forze di centrodestra e mettere sotto accusa le politiche di Sánchez.
A essere contestata è soprattutto la decisione annunciata dal premier spagnolo all'inizio dell'anno di regolarizzare 500mila migranti già presenti nel Paese, arrivata proprio mentre le istituzioni europee approvavano il Patto su migrazione e asilo, che introduce controlli più stringenti e procedure di rimpatrio accelerate per chi non ha diritto alla protezione. L'iniziativa di Madrid è stata letta come un punto di rottura rispetto alla direzione scelta dall'Ue. Per ironia della sorte, sarà proprio a Ceuta, nei prossimi giorni, che si misurerà l'efficacia del nuovo quadro normativo europeo e la capacità di rimpatriare i marocchini che non hanno titolo per restare.
Sul fronte spagnolo, il Partito Popolare, all'opposizione, ha chiesto che Sánchez riferisca in Parlamento e spieghi quali misure intende adottare per garantire l'integrità delle frontiere in quella che ha definito una gravissima crisi migratoria. L'ex primo ministro francese Michel Barnier ha avvertito che la Francia «non può sopportare le conseguenze delle politiche migratorie dei suoi vicini» e che, se uno Stato membro prende decisioni capaci di attrarre migrazione irregolare, è necessario poter proteggere subito i confini, in particolare con la Spagna.
Le critiche arrivano anche dalle istituzioni europee. Il capogruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha definito la crisi «il risultato del fattore di attrazione della regolarizzazione di massa». Per il gruppo ESN, la capogruppo nella commissione Libertà civili, Mary Khan, ha sostenuto che «se la Spagna non è in grado di garantire la frontiera esterna dell'Ue, la sospensione di Schengen nei confronti della Spagna deve essere sul tavolo», perché la libertà di movimento funziona solo quando le frontiere esterne sono protette.
Dure reazioni arrivano anche dai partiti nazionalisti. In Danimarca, il leader di ESN Morten Messerschmidt ha parlato di «catastrofe che rivela l'estrema vulnerabilità del sistema Schengen a causa di un governo profondamente irresponsabile». In Germania, la leader dell'AfD Alice Weidel ha ricordato che quanto accaduto nel 2015 «non deve ripetersi» e ha chiesto di rafforzare le frontiere e attuare respingimenti «con rigore», aggiungendo che, se necessario, anche l'area Schengen deve essere sospesa.
La crisi di Ceuta diventa così il primo banco di prova del nuovo sistema europeo di gestione delle migrazioni e, allo stesso tempo, il terreno sul quale le destre del continente si ricompattano in vista delle prossime sfide politiche. Ora sarà compito della Spagna dimostrare che la propria risposta, e quella europea, è in grado di reggere l'urto di una nuova emergenza migratoria ai confini dell'Unione.
