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András Baka eletto presidente dell’Ungheria dopo lo scontro con l’era Orbán
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András Baka eletto presidente dell’Ungheria dopo lo scontro con l’era Orbán

L’ex presidente della Corte Suprema ha ottenuto 140 voti su 146. La sua elezione dà un volto alla transizione istituzionale guidata da Péter Magyar.

Aggiornato 11 Ago, 19:263 min
András Baka eletto presidente dell’Ungheria dopo lo scontro con l’era Orbán
JohnArmagh · Public domain
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L’ex presidente della Corte Suprema ha ottenuto 140 voti su 146. La sua elezione dà un volto alla transizione istituzionale guidata da Péter Magyar.

Il Parlamento ungherese ha eletto l’11 agosto András Baka nuovo presidente della Repubblica. Il giurista di 73 anni, già presidente della Corte Suprema, ha ottenuto 140 dei 146 voti espressi; sei sono stati contrari. Il giuramento è previsto per il 19 agosto.

La carica presidenziale in Ungheria è soprattutto rappresentativa e non coincide con la guida del governo. Il potere esecutivo resta nelle mani del primo ministro Péter Magyar e del suo gabinetto. Ma il presidente partecipa al percorso delle leggi e, in una fase di riforme costituzionali rapide, può diventare un punto di equilibrio tra maggioranza politica e istituzioni.

Baka conosce bene questo conflitto. Prima di tornare nel sistema giudiziario ungherese aveva lavorato per molti anni come giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel 2009 il Parlamento lo elesse presidente della Corte Suprema.

Durante il governo di Viktor Orbán criticò pubblicamente diversi aspetti della riforma della giustizia, insistendo sull’indipendenza dei tribunali. Il suo mandato terminò in anticipo quando la Corte Suprema fu trasformata nella Kúria e cambiarono le regole istituzionali.

Baka portò la vicenda a Strasburgo. Nel 2016 la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo riconobbe violazioni della Convenzione nel caso Baka contro Ungheria. Da allora il suo nome è legato al dibattito europeo sullo Stato di diritto nel Paese.

Nel 2026 la situazione politica si è capovolta. Il partito Tisza ha conquistato una maggioranza di due terzi alle elezioni del 12 aprile. Magyar è diventato primo ministro, chiudendo i 16 anni di Orbán alla guida del governo. La nuova maggioranza ha iniziato a modificare istituzioni e regole associate alla lunga stagione di Fidesz.

Anche la presidenza della Repubblica è entrata in questo processo. Tamás Sulyok ha lasciato l’incarico dopo una procedura costituzionale avviata a luglio. La candidatura di Baka ha quindi assunto un valore simbolico evidente: un magistrato rimosso anticipatamente durante la costruzione del sistema di Orbán torna al vertice dello Stato quando quel sistema viene ridisegnato.

Fidesz ha boicottato il voto e accusa Tisza di utilizzare in modo eccessivo la propria supermaggioranza. Avere due terzi dei seggi permette di cambiare molto, ma la qualità democratica dipende anche dalla capacità di accettare limiti quando la maggioranza potrebbe legalmente superarli.

Baka, nelle prime dichiarazioni, ha scelto un tono di moderazione. Ha parlato di neutralità della presidenza, di ricucire le divisioni e di evitare la vendetta politica. Ha inoltre sottolineato l’appartenenza europea dell’Ungheria. Il 19 agosto inizierà il vero banco di prova: il successo della sua presidenza dipenderà dalla capacità di restare autonomo anche rispetto a chi lo ha riportato al centro dello Stato.

Autore

Davide De Luca segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale