Corte dei conti, scontro sul decreto di riforma tra governo e opposizione
Il decreto attuativo della riforma della Corte dei conti approda in Consiglio dei ministri tra le critiche di Pd, M5s, Cgil e magistrati contabili. Al centro del confronto le nuove regole sulle nomine e l'indipendenza della magistratura contabile.

Il decreto attuativo della riforma della Corte dei conti approda in Consiglio dei ministri tra le critiche di Pd, M5s, Cgil e magistrati contabili. Al centro del confronto le nuove regole sulle nomine e l'indipendenza della magistratura contabile.
È scontro politico sul decreto legislativo che il governo si appresta a portare in Consiglio dei ministri per dare attuazione alla riforma della Corte dei conti. Il provvedimento, che discende dalla legge delega del 7 gennaio 2026, ha già provocato le critiche del Partito democratico, del Movimento 5 stelle, della Cgil e dell'Associazione dei magistrati della Corte dei conti, che chiedono di fermare l'iter o di rivedere i punti più delicati.
La legge delega affida all'esecutivo il compito di riorganizzare e riordinare le funzioni della magistratura contabile, ma l'attuazione è diventata un caso politico prima ancora dell'approdo in Consiglio dei ministri.
Il Partito democratico contesta in particolare la sorte delle proposte che il Consiglio di presidenza aveva deliberato prima dell'approvazione della legge delega. Secondo i dem, il governo avrebbe «congelato dieci proposte deliberate legittimamente dal Consiglio di presidenza», giudicandole «inopportune» alla luce di una riforma che non è ancora legge. In questo modo, denunciano, è stato impedito l'inoltro della proposta al Presidente della Repubblica, al quale la Costituzione riserva il potere di nomina, e sarebbero stati anticipati gli effetti di una delega non ancora esercitata.
Il Movimento 5 stelle parla di un «copione noto»: portare in Consiglio dei ministri, in un periodo di bassa attenzione politica, le norme attuative della cosiddetta legge Foti, che secondo i pentastellati sarebbero «destinate a minare l'indipendenza della magistratura contabile». L'accusa è quella di voler far passare in silenzio provvedimenti che riguardano i controlli sulla spesa pubblica. La Cgil ha invece rivolto all'esecutivo una richiesta secca: «Chiediamo al Governo di fermarsi».
L'Associazione dei magistrati della Corte dei conti ha chiesto una «rimeditazione» dei criteri della legge delega, soprattutto per quanto riguarda l'esercizio unitario di tutte le funzioni attribuite alla magistratura contabile e la previsione di un potere dei presidenti di organizzare i collegi «in assenza di criteri oggettivi e predeterminati». Tra i punti più osservati c'è l'articolo 5 del decreto, dedicato all'organizzazione in sede territoriale della Corte.
Nella bozza del provvedimento figura inoltre l'articolo 41, che riscrive le regole per la nomina dei consiglieri. È prevista una quota di quaranta unità dell'organico riservata al governo per nomine senza prova concorsuale, riservate a persone di età non inferiore a cinquantacinque anni.
Possono essere scelti dirigenti di ministeri, organi costituzionali e altre amministrazioni pubbliche, con laurea magistrale in giurisprudenza o in scienze economico-aziendali e almeno venti anni di servizio; professori ordinari in materie giuridiche o economico-aziendali; avvocati con almeno quindici anni di esercizio professionale e iscritti agli albi speciali per le giurisdizioni superiori; iscritti all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili da almeno quindici anni, con funzioni documentate di revisione contabile per almeno dieci anni; magistrati e avvocati dello Stato con qualifica non inferiore a quella di magistrato di Corte d'appello; e soggetti che, per attività svolta o studi giuridico-amministrativo-contabili, posseggano piena idoneità all'esercizio delle funzioni di consigliere.
La nomina è subordinata al parere del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, su richiesta motivata della Presidenza del Consiglio dei ministri. Le disposizioni si applicano anche ai componenti di nomina regionale a tempo determinato. Per i magistrati di nomina governativa e regionale, le prove psico-attitudinali che si svolgono nell'ambito della procedura per il rilascio del parere sono dirette esclusivamente alla verifica dell'assenza di condizioni di inidoneità alle funzioni magistratuali, secondo i criteri individuati dal Consiglio di presidenza.
A difendere l'impianto del provvedimento è il relatore del testo nel passaggio alla Camera, Pietro Pittalis di Forza Italia: «Il decreto legislativo segue i principi e le norme approvate dal Parlamento». Per il resto, il confronto resta aperto: i partiti di opposizione e i magistrati contabili chiedono di rivedere i punti più controversi prima che il testo arrivi in Consiglio dei ministri.
