Vai al contenuto
29.07.2026Edizione ItaliaChi siamoRedazione
Ascensio
Notizie, contesto, conseguenze
ASCENSIO
Omicidio Esposito, il killer tunisino confessa: «Sono musulmano, ho rifiutato le sue avances»
Religione

Omicidio Esposito, il killer tunisino confessa: «Sono musulmano, ho rifiutato le sue avances»

Ridha Rahmouni, 26enne tunisino irregolare, ha confessato l'omicidio del giornalista sportivo Luca Esposito. Secondo la sua versione, il movente sarebbe legato al rifiuto di un rapporto sessuale pagato, motivato dalla fede musulmana. Il corpo della vittima fu dato alle fiamme.

Aggiornato 27 Июл, 00:014 min
Omicidio Esposito, il killer tunisino confessa: «Sono musulmano, ho rifiutato le sue avances»
"Siamo tutti Fakir", il corteo al Pilastro di Bologna. Il sindaco Lepore sotto scorta per ... · Related RSS source
Ascolta4 min
Perché conta

Ridha Rahmouni, 26enne tunisino irregolare, ha confessato l'omicidio del giornalista sportivo Luca Esposito. Secondo la sua versione, il movente sarebbe legato al rifiuto di un rapporto sessuale pagato, motivato dalla fede musulmana. Il corpo della vittima fu dato alle fiamme.

Il 26enne tunisino Ridha Rahmouni, arrestato a Eboli con l'accusa di aver ucciso il giornalista sportivo Luigi «Luca» Esposito, ha confessato e fornito la propria versione dei fatti. Durante l'interrogatorio davanti ai pm della Procura di Salerno, coordinata da Raffaele Cantone, l'uomo ha spiegato che il movente del delitto sarebbe legato a un approccio sessuale insistito e respinto. Rahmouni ha dichiarato di essersi rifiutato più volte di avere un rapporto a pagamento con Esposito, opponendo motivazioni di carattere religioso: «Sono musulmano», ha affermato, riferendosi al divieto islamico di rapporti al di fuori del matrimonio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Esposito e Rahmouni si conoscevano da qualche tempo. L'analisi dei tabulati telefonici ha evidenziato diversi contatti tra i due, già dal 28 giugno scorso, con un'intensificazione significativa nella serata del 18 luglio e nelle prime ore del 19 luglio, il segmento temporale immediatamente antecedente e concomitante alla consumazione del delitto. Il giorno dell'omicidio, sabato della scorsa settimana, i due si erano sentiti prima di incontrarsi nelle campagne di Eboli. Durante quell'incontro sarebbe scoppiata una violenta lite, culminata nell'aggressione mortale del giornalista, che fu picchiato ferocemente e poi dato alle fiamme mentre era ancora in vita.

Rahmouni, immigrato clandestino senza fissa dimora, è stato definito «collaborativo» dagli inquirenti. Con l'aiuto di un interprete, ha reso «in serenità» una confessione dettagliata. Difeso dall'avvocato Giovanni Mauri, il tunisino ha raccontato che Esposito era solito avere rapporti a pagamento con altri suoi connazionali e che avrebbe ripetutamente chiesto allo stesso Rahmouni di avere un rapporto. Il nordafricano avrebbe sempre risposto negativamente, opponendo la propria fede religiosa. Gli investigatori, tuttavia, non hanno ufficialmente confermato il movente, limitandosi a definirlo di carattere privato e personale.

Determinanti per l'identificazione del sospettato sono state le tracce raccolte sulla scena del crimine. Un'impronta digitale sul portabagagli dell'auto di Esposito e alcuni oggetti trovati in possesso di Rahmouni nel casolare dove si nascondeva — tra cui il telefono cellulare della vittima, un anello presumibilmente in oro bianco e una carta prepagata — hanno permesso ai carabinieri di stringere il cerchio. L'uomo era anche destinatario di un obbligo di rimpatrio, essendo irregolare sul territorio nazionale. Il volto del killer è stato catturato dalle poche telecamere presenti nella zona: quella notte vagava con una bicicletta e una torcia, forse alla ricerca del luogo esatto dell'incontro.

Anche la vita privata della vittima è stata oggetto di attenzione. Esposito era descritto da amici e familiari come una persona molto riservata. Nessuno conosceva le sue frequentazioni private, né la donna di nome «Simona» che talvolta evocava come moglie o compagna. La notte del delitto, durante un colloquio con un collega, il giornalista era apparso tranquillo e non sembrava impaurito o pensieroso, segno che si sarebbe recato all'appuntamento senza costrizione. Rahmouni, noto anche con l'alias Amed Jamal, ha ucciso Esposito con violenza brutale, picchiandolo e poi bruciandolo con tutto ciò che aveva a portata di mano. La comunità locale è scossa dalla ferocia del gesto, mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda.