Sorelle di dolore, il libro di Roseline Hamel e Nassera Kermiche
Il libro scritto con Samuel Lieven racconta l'incontro tra la sorella di padre Jacques Hamel e la madre di Adel Kermiche, l'attentatore che uccise il sacerdote nel 2016. Le due donne porteranno la loro testimonianza al Meeting di Rimini.

Il libro scritto con Samuel Lieven racconta l'incontro tra la sorella di padre Jacques Hamel e la madre di Adel Kermiche, l'attentatore che uccise il sacerdote nel 2016. Le due donne porteranno la loro testimonianza al Meeting di Rimini.
Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di Adel Kermiche, hanno scelto di raccontare in un libro il legame nato dopo l'uccisione del sacerdote, avvenuta il 26 luglio 2016 nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray. Il titolo è «Sorelle di dolore. E anche di speranza».
Il volume, scritto con il giornalista Samuel Lieven e pubblicato da Ares e Lev edizioni, conta 200 pagine e costa 18 euro. La prefazione è firmata dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, che definisce quella raccontata nel libro «la storia di due donne che non avrebbero mai dovuto incontrarsi». Due esistenze lontane, quasi per intero, fino al giorno in cui la violenza le ha toccate da due lati opposti dello stesso dramma.
Quel mattino Adel Kermiche e un complice entrarono nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray mentre padre Jacques celebrava la messa. Salirono verso l'altare e in pochi istanti il giovane si avventò sul sacerdote, sgozzandolo come una vittima sacrificale. Il sangue scorse sulla talare e sui paramenti, davanti a poche persone pietrificate dall'orrore, alcune suore e qualche fedele. L'altro attentatore minacciò i presenti, poi la polizia intervenne e i due morirono.
La notizia fece il giro del mondo. Papa Francesco inviò un messaggio di grande partecipazione, la gente accorse per portare sostegno alla famiglia. Roseline perse il fratello; Nassera perse il figlio, in un altro modo ma non meno terribile. Per Nassera la prospettiva sembrava quella della solitudine, della rabbia e del silenzio, con un dolore destinato a non passare mai.
Contro ogni previsione, tra le due donne nacque un legame. Dapprima molto tenue, carico di angoscia e timori; poi sempre più solido. Entrambe non volevano macerarsi nella pena né vedere nell'altra solo l'ombra del male subìto. Nassera sentiva di dover chiedere perdono al posto del figlio e di conoscere «l'altra». Il primo incontro fu difficile, pieno di silenzi ma anche di compassione. Non fu l'ultimo.
Da quell'incontro è nato un progetto condiviso: portare la testimonianza negli incontri pubblici, soprattutto nelle scuole, tra gli adolescenti, per mostrare che il dialogo è possibile anche dopo tragedie enormi. Proprio il dialogo tra Roseline Hamel e Nassera Kermiche aprirà quest'anno il Meeting di Rimini, in programma dal 21 al 26 agosto.
La causa di beatificazione di padre Hamel, intanto, è in corso. Papa Francesco, a poche settimane dall'agguato, disse: «È un martire! E i martiri sono beati». Il 2 ottobre 2016 il vescovo di Rouen, Dominique Lebrun, annunciò l'apertura della causa, nel giorno in cui la chiesa venne solennemente riaperta con un rito di riparazione. Il via libera arrivò sia dalla Congregazione per le cause dei santi sia dal Pontefice, che concesse la deroga alla regola canonica che impone di attendere almeno cinque anni prima di aprire l'iter. Una deroga riservata in passato anche a san Giovanni Paolo II e a santa Madre Teresa di Calcutta.
Per i familiari, padre Jacques era un uomo semplice e pacato, esigente solo per quanto riguardava il sacerdozio. Solo dopo la sua scomparsa è emerso il suo lato più luminoso e di profonda spiritualità. Roseline ha raccontato in una precedente intervista che un giorno, mentre padre Jacques era da lei in vacanza, videro insieme il film di Mel Gibson «The Passion». Mano a mano che le scene scorrevano, il sacerdote diventava sempre più pallido, come se soffrisse con Cristo. «Ogni volta che Cristo riceveva un colpo avevo l'impressione che lui lo sentisse nella sua carne», ha ricordato. Negli ultimi dieci anni, aggiungeva, la sua celebrazione dell'eucaristia appariva impregnata della passione di Cristo.
Il libro non vuole soltanto ricostruire il martirio di padre Jacques o la radicalizzazione di Adel, che pure restano il centro doloroso della vicenda. Vuole raccontare ciò che è potuto accadere dopo: la testimonianza, la scelta di non attraversare la sofferenza da sole. Come scrive il cardinale Pizzaballa, Roseline e Nassera sono diventate «sorelle di dolore: non perché condividano la stessa storia, ma perché scelgono di non attraversarla da sole».
