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09.09.2026Edizione ItaliaChi siamoRedazione
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Andare in pensione prima a 64 anni? Cosa c'è davvero nella proposta
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Andare in pensione prima a 64 anni? Cosa c'è davvero nella proposta

L'ipotesi della Lega allargherebbe l'uscita anticipata ai lavoratori del sistema misto, ma con ricalcolo contributivo e un possibile costo permanente sull'assegno.

Aggiornato 09 Set, 00:374 min
Andare in pensione prima a 64 anni? Cosa c'è davvero nella proposta
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L'ipotesi della Lega allargherebbe l'uscita anticipata ai lavoratori del sistema misto, ma con ricalcolo contributivo e un possibile costo permanente sull'assegno.

L’idea di andare in pensione a 64 anni ha un richiamo immediato, soprattutto per chi sente vicino il traguardo ma non rientra nelle attuali vie di uscita anticipata. La proposta tornata al centro del dibattito politico, però, contiene un passaggio decisivo: per molti lavoratori la maggiore libertà di scegliere quando smettere potrebbe significare accettare una pensione più bassa per tutta la vita.

La Lega sta lavorando a un’ipotesi da portare nella discussione sulla manovra 2027. L’obiettivo sarebbe estendere la possibilità di uscita intorno ai 64 anni anche a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 e rientra quindi nel sistema misto. Lo schema fin qui descritto prevede almeno 25 anni di contributi.

La condizione principale sarebbe il ricalcolo dell’intero assegno con il metodo contributivo. In pratica, anche la parte di pensione che con le regole ordinarie beneficia del sistema misto verrebbe trasformata secondo il criterio basato sui contributi effettivamente accumulati. Per alcuni lavoratori la differenza può essere significativa.

Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio previdenza della Cgil indicano una riduzione del 10,6% nei profili analizzati. Nel caso di 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35 mila euro, l’assegno lordo mensile scenderebbe da circa 1.726 a 1.543 euro. Con retribuzioni più alte, la perdita mensile stimata aumenta in valore assoluto.

Non è però corretto trasformare quel 10,6% in una penalizzazione automatica per chiunque. Il risultato cambia in base alla storia lavorativa: conta quanto è stato versato prima e dopo il 1996, l’andamento della retribuzione e la durata complessiva della carriera. La decisione, se la riforma diventasse legge, richiederebbe quindi un calcolo personale e non una regola generica.

Un secondo elemento riguarda il Tfr. Per chi non raggiunge la soglia minima di pensione necessaria per l’uscita anticipata, lo schema prevede la possibilità di usare una parte del trattamento di fine rapporto per aumentare il montante. È uno dei punti più controversi perché il Tfr rappresenta risparmio maturato dal lavoratore e il suo utilizzo cambierebbe l’equilibrio tra reddito durante la pensione e capitale disponibile alla fine della carriera.

Nel frattempo continua a esistere la pensione anticipata contributiva per chi ha il primo accredito dal 1996. Dal 2027 il requisito anagrafico previsto dall’INPS sale a 64 anni e un mese, con almeno 20 anni e un mese di contribuzione effettiva e una soglia minima dell’assegno.

La nuova proposta è dunque un’altra cosa: cerca di includere una platea oggi esclusa, ma chiede in cambio un ricalcolo potenzialmente penalizzante. E soprattutto, al momento, resta una proposta politica.

Per chi sta pensando alla pensione nei prossimi mesi, la scelta concreta non cambia ancora. Il vero passaggio arriverà con il testo della legge di Bilancio: solo allora si potrà sapere se l’uscita anticipata per il sistema misto diventerà una possibilità reale e con quali condizioni definitive.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale