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09.09.2026Edizione ItaliaChi siamoRedazione
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Rivalutazione pensioni 2027: quanto sappiamo davvero sugli aumenti
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Rivalutazione pensioni 2027: quanto sappiamo davvero sugli aumenti

Il 2,9% dell'inflazione acquisita indica la direzione, non l'aumento certo. Il calcolo ufficiale arriverà solo con il decreto autunnale e dipenderà dal FOI.

Aggiornato 09 Set, 00:373 min
Rivalutazione pensioni 2027: quanto sappiamo davvero sugli aumenti
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Perché conta

Il 2,9% dell'inflazione acquisita indica la direzione, non l'aumento certo. Il calcolo ufficiale arriverà solo con il decreto autunnale e dipenderà dal FOI.

Per chi vive di pensione, la domanda è molto concreta: quanto aumenterà l’assegno a gennaio 2027? I primi numeri fanno pensare a una rivalutazione più alta rispetto all’anno precedente, ma trasformare già oggi il 2,9% in un aumento certo sarebbe prematuro.

L’Istat ha stimato ad agosto un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 2,9% sull’indice generale dei prezzi al consumo. È un dato importante perché mostra quanto l’aumento dei prezzi si è già incorporato nell’anno, soprattutto dopo la nuova accelerazione dell’energia.

La pensione, però, non viene rivalutata prendendo automaticamente quel numero. Il meccanismo di perequazione utilizza l’indice FOI, cioè l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi. A luglio il FOI registrava una crescita del 2,8% su base annua, ma il valore che conterà per il decreto dovrà tener conto dell’evoluzione successiva.

Per questo le tabelle che oggi stimano aumenti con un 2,9% vanno lette come simulazioni. Sono utili per capire l’ordine di grandezza, ma non rappresentano ancora il cedolino di gennaio.

Il passaggio ufficiale arriverà con il decreto del Ministero dell’Economia, adottato insieme al Ministero del Lavoro. Tradizionalmente viene pubblicato verso novembre e fissa la perequazione provvisoria da applicare dall’inizio dell’anno successivo. In seguito, quando l’inflazione definitiva viene consolidata, può esserci un conguaglio.

La differenza tra stima e cifra ufficiale può sembrare tecnica, ma per milioni di persone incide sul reddito disponibile. Un decimo di punto percentuale, moltiplicato per dodici o tredici mensilità e per milioni di assegni, produce effetti reali sia per le famiglie sia per la spesa pubblica.

Anche una volta conosciuta la percentuale, l’aumento non sarà identico per tutti. La perequazione segue regole che distinguono tra fasce di pensione: gli assegni più bassi tendono a ricevere una protezione maggiore, mentre sulle quote più alte l’indicizzazione può essere ridotta. La percentuale nazionale, quindi, non coincide automaticamente con la crescita netta di ogni singola pensione.

Per chi vuole fare una stima personale oggi, il modo più prudente è utilizzare il 2,9% solo come scenario e non come promessa. Va inoltre ricordato che l’aumento lordo sarà poi influenzato dalla tassazione e dalle eventuali modifiche introdotte nella legge di Bilancio.

Le prossime tappe sono chiare: i nuovi dati Istat, l’andamento del FOI e infine il decreto ministeriale. Solo a quel punto sarà possibile sapere con precisione quale percentuale entrerà nei cedolini dal gennaio 2027. Fino ad allora il 2,9% segnala una tendenza, non una cifra definitiva.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale