Dal cappio alla mortadella, la storia delle proteste con oggetti in Parlamento
Il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello ha mostrato un cappio in Aula alla Camera durante il dibattito sulle comunicazioni di Giorgetti. Una rassegna delle proteste con oggetti in Parlamento spazia da manette, minicassaforte, mortadella, sveglia e spigola.

Il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello ha mostrato un cappio in Aula alla Camera durante il dibattito sulle comunicazioni di Giorgetti. Una rassegna delle proteste con oggetti in Parlamento spazia da manette, minicassaforte, mortadella, sveglia e spigola.
Un cappio esposto in Aula alla Camera ha riacceso l’attenzione sulle proteste messe in scena con oggetti di uso comune tra i banchi del Parlamento. Il gesto è di Edoardo Ziello, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, intervenuto durante il dibattito sulle comunicazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Annunciando il voto contrario del suo gruppo alla risoluzione di maggioranza, Ziello ha mostrato un cappio mentre i colleghi vannacciani esponevano cartelli con la scritta «No Safe». «Noi non saremo mai complici della svendita della sovranità economica e finanziaria del nostro Paese», ha dichiarato, «perché, di fatto, voi state mettendo un pericoloso cappio al collo nei confronti dell’Italia».
Il cappio richiama un precedente destinato a restare nella storia parlamentare. Il primo comparve nel 1993, in piena Tangentopoli, per iniziativa del leghista Luca Leoni Orsenigo. Oggi, a 33 anni di distanza, l’oggetto è tornato in Aula per mano di un deputato che, anche lui ex leghista, è approdato tra le file di Futuro Nazionale con Vannacci. Il cappio è probabilmente il simbolo più inquietante comparso tra i banchi, ma non è l’unico corpo estraneo ad aver animato le sedute di Camera e Senato nel corso delle legislature.
Gli esempi recenti non mancano. Lo scorso maggio Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, si era legato allo scranno con un paio di manette a Montecitorio per protestare contro lo stallo nella Vigilanza Rai. Lo stesso Giachetti aveva precisato, con ironia, di aver comprato il manufatto in un sexy shop perché non altrimenti reperibile per un cittadino, ancorché deputato. Pochi giorni fa, invece, i deputati del Movimento 5 Stelle hanno mostrato in pieno emiciclo una minicassaforte per protestare contro la cassaforte vera in cui, secondo loro, erano rimaste le chat di Andrea Delmastro. E ancora, Angelo Bonelli ha esposto le pietre del letto del fiume Adige per richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica.
La vicenda delle chat di Delmastro ha attraversato proprio l’Aula della Camera. Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, la Camera ha negato l’autorizzazione all’accesso alla corrispondenza tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan Senese, richiesta dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia. Dopo il voto, i deputati del Movimento 5 Stelle sono scesi dagli scranni e si sono diretti sotto i banchi della maggioranza con i cellulari alzati, nella campagna «#fuorilechat», mentre si levavano urla e proteste e la seduta veniva sospesa. Le opposizioni valutano un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.
La rassegna dei precedenti spazia dai generi alimentari ai sassi. Il 24 gennaio 2008, il senatore di An Nino Strano, scomparso tre anni fa, salutò in Aula a Palazzo Madama la caduta del secondo governo Prodi pasteggiando con il collega Domenico Gramazio a mortadella e champagne: un chiaro riferimento al nomignolo dato al Professore per le sue origini bolognesi. Il 19 novembre 2025, Chiara Appendino ha esibito una sveglia alla Camera per dire al governo che «è ora di svegliarsi».
Il primo aprile 2014, il deputato leghista Gianluca Buonanno, scomparso nel 2016, sventolò una spigola in carne e lisca prima di essere espulso dall’Aula insieme al pesce d’aprile. Nel maggio 2025, poi, Riccardo Magi è entrato a Montecitorio con un fantasma per protestare contro il silenzio sui referendum. Oggetti quotidiani, cibi e simboli hanno così costruito, nel tempo, una piccola storia parallela del Parlamento, fatta di gesti pensati per colpire l’immaginario collettivo e trasformare il dissenso politico in una scena visiva.
