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Hussein Chalayan, la sfilata del 2000 in cui il salotto diventava abito
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Hussein Chalayan, la sfilata del 2000 in cui il salotto diventava abito

Nella collezione After Words, presentata a Londra nel febbraio 2000, Hussein Chalayan trasformò in passerella poltrone, cuscini e un tavolino da caffè in abiti e accessori, partendo dalla memoria dello sfollamento della madre a Cipro.

Aggiornato 15 Set, 13:035 min
Hussein Chalayan, la sfilata del 2000 in cui il salotto diventava abito
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Nella collezione After Words, presentata a Londra nel febbraio 2000, Hussein Chalayan trasformò in passerella poltrone, cuscini e un tavolino da caffè in abiti e accessori, partendo dalla memoria dello sfollamento della madre a Cipro.

Un salotto in fondo alla passerella, quattro sedie coperte da fodere grigie, un tavolino basso e un televisore. Prima che le modelle comparissero, una famiglia entrava e si sedeva, come se la casa fosse stata temporaneamente trasferita in un teatro. È l'immagine con cui Hussein Chalayan aprì After Words, la collezione Autunno/Inverno 2000 presentata a Londra nel febbraio del 2000, una sfilata che ancora oggi viene studiata per il modo in cui ha trasformato gli oggetti domestici in capi d'abbigliamento senza mai dichiararlo apertamente al pubblico.

Per gran parte dello show, quegli arredi restavano sullo sfondo. Le modelle attraversavano lo spazio con abiti dalle cuciture precise, quasi architettoniche, e con tasche che si allargavano per contenere oggetti prelevati dalla stanza. Il salotto sembrava scenografia, non collezione. Solo verso la fine quattro modelle si avvicinavano alle sedie e cominciavano a rimuovere le fodere grigie: il tessuto si staccava dal mobile e si avvolgeva intorno ai corpi come un vestito. Le sedie venivano poi piegate e portate via come bagagli.

Il momento più celebre arrivava subito dopo. Una modella si avvicinava al tavolino circolare in legno, ne rimuoveva il centro, vi entrava dentro e lo sollevava fino alla vita, trasformandolo in una gonna rigida. Camminava via indossando una parte della stanza. Alla fine, il salotto era smontato e portato via, lasciando lo spazio vuoto. Chalayan ha raccontato che la sequenza delle fodere strappate dalle sedie lo interessava persino più della trasformazione del tavolino, diventata l'immagine simbolo della sfilata.

Il significato di After Words affonda in una storia familiare. La madre del designer, cipriota, era stata costretta ad abbandonare la propria casa da adolescente durante le violenze che precedettero la divisione dell'isola nel 1974. Da quella memoria Chalayan ha sviluppato una riflessione sulle decisioni compresse che accompagnano ogni evacuazione: una persona può avere pochi minuti per scegliere cosa portare con sé. Nella collezione, gli oggetti scompaiono dentro i vestiti e i mobili acquistano una seconda funzione pensata per la fuga. La casa non è più un luogo stabile, ma qualcosa che si può indossare e portare via.

La forza di After Words sta anche nel ritardo con cui il pubblico comprende ciò che ha davanti. Per quasi tutta la sfilata, gli spettatori credono di guardare un salotto. Solo alla fine capiscono che quegli oggetti erano parte della collezione fin dall'inizio, e che Chalayan aveva semplicemente nascosto l'informazione. Per qualche secondo, ognuno è costretto a ripercorrere mentalmente la stanza che credeva di aver capito. È una trasformazione che avviene nella testa di chi guarda, non solo sul corpo delle modelle.

Chalayan è tornato più volte su questo tipo di operazione. In Before Minus Now, presentata poco prima di After Words, un abito in fibra di vetro usava pannelli telecomandati che si aprivano sul corpo come parti di un aereo. Anni dopo, One Hundred and Eleven ha impiegato meccanismi nascosti per far scorrere gli abiti attraverso silhouette storiche mentre le modelle restavano immobili sul palco. Cambia la tecnologia, ma l'idea ricorrente resta la stessa: il capo raggiunge il suo pieno significato attraverso un evento, non in una fotografia.

Ed è proprio questo che una still image non può restituire. Una foto può conservare la gonna-tavolino, ma perde il momento in cui un'identità diventa un'altra e il pubblico capisce che entrambe esistevano contemporaneamente. Chalayan ha progettato tanto i vestiti quanto l'attesa necessaria a comprenderli. Alla fine di After Words, ogni oggetto della stanza è diventato qualcosa che può uscire con il corpo: un modo per dire che, quando si è costretti a lasciare casa, ciò che resta non è lo spazio, ma ciò che si riesce a portare con sé.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.