La storia del trucco: bellezza, status e rischi per la salute attraverso i secoli
Il trucco non è solo una questione di estetica: da millenni racconta status sociale, cultura e trasformazioni. La storica dell'arte Maria Molenda spiega come Egizi, Romani e dame di corte abbiano usato il make-up, spesso mettendo a rischio la salute.

Il trucco non è solo una questione di estetica: da millenni racconta status sociale, cultura e trasformazioni. La storica dell'arte Maria Molenda spiega come Egizi, Romani e dame di corte abbiano usato il make-up, spesso mettendo a rischio la salute.
Il trucco, oggi gesto quotidiano di pochi minuti davanti allo specchio, affonda le sue radici in una storia millenaria che incrocia bellezza, potere e salute. A raccontarlo è Maria Molenda, storica dell'arte e specialista di storia del costume, che sottolinea come l'uso del make-up non sia mai stato soltanto una questione estetica, ma un vero e proprio linguaggio sociale capace di comunicare status, appartenenza e valori di un'epoca.
Già nell'antico Egitto, uomini e donne si truccavano gli occhi con il kohl, un impasto a base di galena e altri minerali. Il risultato non era solo un vezzo di stile: lo sguardo fortemente marcato aveva una funzione rituale e protettiva, oltre a essere un segno distintivo di rango. Anche i Romani utilizzavano cosmetici, spesso a base di piombo e cerussa, per schiarire la pelle, mentre sulle corti europee del Rinascimento la carnagione pallida divenne il simbolo per eccellenza della nobiltà: una pelle bianca, priva di abbronzatura, dimostrava che non si lavorava sotto il sole e che si apparteneva a una classe privilegiata.
Questa ricerca della perfezione estetica, però, ha spesso avuto un prezzo molto alto in termini di salute. Le sostanze utilizzate nei secoli passati erano tutt'altro che innocue: il piombo, il mercurio e l'arsenico, impiegati in creme e polveri per sbiancare il viso o per accentuare certe caratteristiche, potevano causare danni gravissimi all'organismo. Le donne che li usavano rischiavano intossicazioni croniche, danni alla pelle e, in alcuni casi, conseguenze letali. «Non è un nuovo trend», ricorda Molenda, evidenziando come il compromesso tra bellezza e benessere sia un tema antico quanto la cosmesi stessa.
Il colore delle labbra e delle guance, così come l'incarnato, non erano scelti a caso. Il rossetto e il rossore sulle guance potevano simboleggiare salute, fertilità e giovinezza, ma anche passione o, in determinati contesti, una moralità discutibile. In epoca vittoriana, ad esempio, un trucco troppo evidente era considerato volgare e associato a donne di facili costumi, mentre una leggera colorazione naturale era accettata. Il confine tra ciò che era decoroso e ciò che non lo era è sempre stato labile e fortemente influenzato dalle convenzioni sociali del momento.
La storica dell'arte sottolinea come il trucco abbia sempre avuto una doppia valenza: da un lato, quella di migliorare o modificare il proprio aspetto per piacere o per seguire i canoni estetici; dall'altro, quella di affermare la propria identità e posizione all'interno della società. Analizzare i cosmetici del passato significa quindi leggere un capitolo importante della storia delle donne e del loro ruolo, fatto di imposizioni, libertà conquistate e trasformazioni culturali.
Oggi il mercato della bellezza è dominato da prodotti testati e regolamentati, ma la riflessione di Molenda invita a guardare al make-up con una prospettiva più ampia. Ogni gesto di bellezza, anche il più semplice, è l'erede di una tradizione complessa, in cui l'estetica si è sempre intrecciata con la salute, la società e il significato profondo che diamo al nostro aspetto.
