Robert Pattinson torna a Venezia con un film sul giornalismo investigativo
Dopo il successo di Twilight, Robert Pattinson ha costruito una carriera nel cinema d'autore. Ora presenta a Venezia un film dedicato a un giornalista che dava la caccia ai predatori sessuali.

Dopo il successo di Twilight, Robert Pattinson ha costruito una carriera nel cinema d'autore. Ora presenta a Venezia un film dedicato a un giornalista che dava la caccia ai predatori sessuali.
Robert Pattinson torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un progetto che segna l'ennesima tappa del suo percorso da idolo adolescenziale a interprete rispettato del cinema d'autore. L'attore britannico presenta un film incentrato sulla figura di un giornalista investigativo che, attraverso il suo programma televisivo, conduceva una personale caccia ai predatori sessuali. Una storia scomoda, che conferma la vocazione dell'attore a scegliere ruoli lontani dagli stereotipi hollywoodiani.
Il viaggio professionale di Pattinson è stato lungo e deliberatamente anticonvenzionale. Il grande pubblico lo ha conosciuto nel 2008 con «Twilight», la saga vampiresca che lo ha trasformato in un fenomeno globale e in un'icona per milioni di fan. Il personaggio di Edward Cullen, con il suo fascino gotico e tormentato, avrebbe potuto imprigionarlo in un ruolo per sempre. Invece, l'attore ha scelto la strada più impervia: quella del cinema indipendente e delle collaborazioni con registi visionari, costruendo una filmografia che privilegia la sostanza alla visibilità commerciale.
La svolta è arrivata con registi come David Cronenberg, che lo ha diretto in «Cosmopolis» e «Maps to the Stars», e con opere come «The Lighthouse» di Robert Eggers, dove Pattinson ha dimostrato una versatilità interpretativa sorprendente. Il ruolo di Batman nel film di Matt Reeves ha rappresentato un ritorno ai blockbuster, ma senza rinunciare a un'interpretazione cupa e psicologicamente complessa. Ora Venezia gli offre la vetrina ideale per un'opera che affronta temi delicati e attuali, confermando la sua capacità di muoversi con disinvoltura tra cinema di genere e impegno civile.
La Mostra del Cinema di Venezia si conferma così un palcoscenico privilegiato per il cinema che osa. Nella stessa edizione, il festival ospita anche «Wild Horse Nine» di Martin McDonagh, presentato in concorso con Sam Rockwell e un John Malkovich in forma smagliante. Il film del regista irlandese, noto per la sua scrittura affilata e i dialoghi taglienti, arricchisce un cartellone che punta sulla qualità autoriale e sulla varietà di linguaggi.
Per Pattinson, la presenza a Venezia rappresenta una sorta di consacrazione definitiva. L'attore che un tempo era considerato un semplice volto da poster per teenager ha saputo ribaltare le aspettative, diventando uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. La sua carriera è la dimostrazione che il talento, quando è accompagnato da scelte coraggiose, può superare anche le etichette più pesanti. Il film presentato in laguna, con la sua denuncia delle zone d'ombra del sistema mediatico e della giustizia, aggiunge un ulteriore tassello a un percorso che non smette di sorprendere.
Il pubblico italiano avrà modo di vedere l'attore in una veste inedita, lontana dai vampiri e dai supereroi. Una scelta che parla della sua maturità artistica e della volontà di usare il proprio status per raccontare storie che contano. In un'epoca in cui il cinema spesso insegue il consenso facile, la presenza di Pattinson a Venezia con un film scomodo è un segnale incoraggiante per chi crede che la settima arte debba ancora interrogare, provocare e far riflettere.
