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Fujifilm aumenta del 500% la produzione di nastri magnetici per l'archiviazione dei dati
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Fujifilm aumenta del 500% la produzione di nastri magnetici per l'archiviazione dei dati

Spinta dalla domanda di archiviazione legata all'intelligenza artificiale, Fujifilm prevede di moltiplicare per cinque la produzione dei nastri LTO di decima generazione entro il 2028.

Aggiornato 04 Nov, 07:554 min
Fujifilm aumenta del 500% la produzione di nastri magnetici per l'archiviazione dei dati
© hackaday.com
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Spinta dalla domanda di archiviazione legata all'intelligenza artificiale, Fujifilm prevede di moltiplicare per cinque la produzione dei nastri LTO di decima generazione entro il 2028.

Fujifilm ha annunciato che entro il 2028 aumenterà di cinque volte la produzione di nastri magnetici, puntando in particolare sulla decima generazione dello standard Linear Tape-Open (LTO). Una mossa che arriva mentre la crescita dei data center legati ai grandi modelli linguistici sta trasformando il mercato dello storage, con effetti che si propagano ben oltre i produttori di chip e memorie.

Negli ultimi mesi la costruzione di nuovi data center per l'intelligenza artificiale ha fatto salire la domanda di GPU, RAM e SSD, e di riflesso anche quella dei tradizionali hard disk meccanici. Secondo quanto riportato, questa onda ha raggiunto anche il settore dell'archiviazione su nastro, storicamente destinato ai dati da conservare a lungo termine. L'aumento della richiesta di materiale d'archivio, legato proprio ai flussi di dati generati dall'IA, è il motivo che spinge Fujifilm a investire. Il fenomeno è descritto come un effetto a catena: la pressione sull'hardware attivo si trasmette progressivamente ai supporti destinati alla conservazione, che fino a poco tempo fa non erano al centro dell'attenzione del mercato.

I nuovi nastri Ultrium 10 sono disponibili nei formati standard da 30 TB e 40 TB. Il produttore li pubblicizza come capaci di 75 TB e 100 TB, ipotizzando un rapporto di compressione di 1,5 a 1, un dato che viene definito ottimistico. La velocità di trasferimento non compressa è di 400 MB al secondo, valore che rende il nastro poco adatto ai carichi di lavoro attivi, ma perfettamente compatibile con l'archiviazione a freddo, dove i dati vengono scritti una volta e consultati raramente. Proprio per questo, osserva la fonte, non c'è ragione di non comprimere al massimo i dati destinati alla conservazione su nastro.

Fujifilm è presente nel settore dei nastri magnetici da quasi quanto questa tecnologia esiste, con i primi progetti risalenti agli anni Cinquanta. L'investimento in gioco è di 10 miliardi di yen, circa 63 milioni di dollari. Una cifra non enorme, ma significativa per un'azienda che scommette su una tecnologia spesso considerata matura o in declino, e che ora si trova a fronteggiare una domanda in crescita dopo anni di mercato sostanzialmente stabile.

Il confronto con i primi supporti magnetici rende evidente il salto compiuto. Le capacità attuali, pur lontane dagli standard di SSD e HDD moderni, appaiono notevoli a chi ricorda i primi dispositivi di lettura, come il Datasette, il registratore a cassette usato nei primi computer domestici. Il dato mostra come il nastro abbia mantenuto una logica di archiviazione economica e capiente, anche se lento.

Il caso dei nastri si inserisce in un quadro più ampio. Alcuni utenti hanno ripreso a usare supporti ottici, mentre Sony ha confermato l'uscita dal business dei Blu-ray, quindi non è attesa una ripresa dei grandi cambiadischi ottici nei server. Il nastro, invece, sembra trovare nuova domanda, e la scelta di Fujifilm indica che l'industria sta reagendo alle stesse tendenze che spingono anche gli appassionati a recuperare vecchi lettori di nastro per i propri homelab.

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Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.

Fonte: documento originale