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Ceuta, sale a 88 il bilancio dei migranti morti
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Ceuta, sale a 88 il bilancio dei migranti morti

Le autorità spagnole aggiornano a 88 il numero delle vittime dell'assalto alla frontiera di Ceuta. Il Marocco conferma undici corpi sulle sue coste e difende la propria posizione, mentre l'Ue si prepara a discutere della gestione migratoria.

Aggiornato 03 Авг, 14:126 min
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Le autorità spagnole aggiornano a 88 il numero delle vittime dell'assalto alla frontiera di Ceuta. Il Marocco conferma undici corpi sulle sue coste e difende la propria posizione, mentre l'Ue si prepara a discutere della gestione migratoria.

Il bilancio dei migranti morti a Ceuta durante l'assalto alla frontiera del 30 luglio è salito a 88. Lo hanno comunicato fonti del governo della città autonoma, guidato da Juan Jesús Vivas, aggiornando il numero dei corpi recuperati attorno alla diga frangiflutti di Tarajal dopo l'afflusso massiccio di migliaia di persone dal Marocco. Nella maggior parte dei casi, la causa del decesso è l'annegamento.

Il nuovo conteggio segue le stime fornite nei giorni scorsi dalle autorità spagnole, che parlavano di 72 vittime, mentre l'Associazione Unificata della Guardia Civile ha indicato circa 100 morti. Il Marocco ha riferito nella serata di ieri il ritrovamento di undici corpi sulle proprie coste.

È la prima reazione ufficiale di Rabat all'improvviso afflusso di decine di migliaia di migranti nell'enclave spagnola, ora quasi tutti rimpatriati. Secondo il ministero dell'Interno marocchino, sono undici le persone morte nel tentativo di raggiungere dal Marocco Ceuta. Le autorità di Madrid hanno stimato che oltre 50mila persone siano arrivate nei giorni scorsi nella città autonoma, mentre il Marocco indica un afflusso di 40mila. Per quanto riguarda Melilla, Rabat segnala 1.135 arrivi e afferma che tutti sono stati rimpatriati tempestivamente.

Nella nota del ministero dell'Interno marocchino, Rabat si dice «pronto a rimanere un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nella lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani». Le autorità marocchine, accusate da alcuni media e politici spagnoli di aver agevolato l'esodo, hanno anche commentato la sentenza della Corte Suprema di Madrid, emessa tre settimane fa, secondo la quale coloro che attraversano a nuoto il confine verso Ceuta e Melilla non possono essere rimpatriati subito.

Secondo Rabat, «interpretazioni errate e una diffusione fuorviante» di questa decisione giudiziaria hanno indotto coloro che cercano di attraversare il confine a credere «che sia possibile evitare il rimpatrio immediato». Ciò avrebbe contribuito, sostiene il ministero, «all'emergere di un modello di tentativi di migrazione irregolare, che prevede la traversata a nuoto». Tra gli altri fattori indicati dal Marocco ci sono «la diffusione di informazioni fuorvianti», «il ruolo delle reti di traffico di esseri umani» e «le interpretazioni errate dei dati legali e amministrativi, che hanno alimentato l'illusione di un facile accesso all'Europa senza conseguenze legali».

L'ingresso di oltre 60mila persone a Ceuta nel giro di tre giorni ha riacceso le divisioni tra i 27 Stati membri dell'Unione europea sulla politica migratoria, poco più di un mese dopo l'entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo. Il premier spagnolo Pedro Sánchez si è trovato isolato in un'emergenza alimentata da una campagna di disinformazione che ha riversato nell'enclave migliaia di giovani arrivati via mare e rientrati volontariamente in Marocco nel giro di poche ore.

L'Italia è alla testa dei 22 Paesi che, con una serie di missive, hanno chiesto la sospensione del sistema Schengen con la Spagna e l'intensificazione dei controlli di frontiera per chi arriva dalla penisola iberica. Uno schieramento che ha trovato ampio sostegno soprattutto nei Paesi nordeuropei, in un asse tra Roma e Copenaghen. Non hanno firmato appelli di questo tipo Francia e Portogallo, gli Stati che condividono un confine fisico con la Spagna.

I ministri dell'Interno dei 27 ne parleranno domani in una riunione in videocollegamento, che arriva quando l'emergenza è rientrata. Gli Stati membri si confronteranno sul nuovo quadro regolatorio varato dall'Ue a giugno e che proprio a Ceuta ha avuto il primo banco di prova. Tuttavia, lo status speciale riservato dal Trattato di Schengen a Ceuta e Melilla, che le colloca fuori dalla zona di libera circolazione, lascia pensare che la discussione sarà soprattutto di approccio politico.

L'Italia ha annunciato di aver sospeso Schengen con la Spagna e ha di fatto rafforzato i controlli alle frontiere per chi arriva dalla penisola iberica. Dalla Commissione europea hanno spiegato di non aver ricevuto alcuna notifica della sospensione da nessuno degli Stati membri. La procedura prevede che, di fronte a un pericolo, uno Stato debba inviare una notifica obbligatoria alla Commissione con i motivi della sospensione e la sua durata, da validare anche agli altri Stati membri. Cosa che non sarebbe ancora avvenuta.

Madrid, che ha visto l'emergenza risolversi in poche ore, chiederà agli Stati Ue «solidarietà», ricordando che «Ceuta e Melilla sono due città spagnole, ma anche europee, e rappresentano un confine esterno dell'Unione europea». Come sottolineano le autorità spagnole, è un confine molto speciale perché sono le uniche due città europee che condividono una frontiera terrestre con l'Africa.