Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha lanciato una minaccia diretta alla Polonia per la produzione di droni destinati all'Ucraina, definendo la situazione una «chiara dimostrazione di forza» da parte di Varsavia. In un'intervista all'agenzia russa Viesti, Peskov ha dichiarato che molte aziende polacche producono velivoli senza pilota che poi attaccano le forze armate russe, invitando le autorità polacche a «riconsiderare la situazione» e sottolineando che Mosca possiede un elenco delle imprese coinvolte in diversi paesi europei.

Peskov ha inoltre affermato che l'operazione militare speciale russa in Ucraina si sta trasformando in una «guerra vera e propria» a causa del coinvolgimento diretto dei finanziatori occidentali. «Berlino, Parigi, L'Aia, Oslo e, purtroppo, Washington sono alle spalle di Kiev», ha dichiarato, aggiungendo che il conflitto è ormai una guerra su vasta scala. Le dichiarazioni arrivano in un contesto di crescenti tensioni tra Mosca e l'Occidente, con la Polonia che svolge un ruolo chiave come hub logistico e produttivo per il sostegno militare a Kiev.

Nonostante la retorica bellicosa, il Cremlino ha ribadito la propria apertura ai negoziati di pace sull'Ucraina, auspicando che l'Unione europea non vanifichi le prospettive di dialogo. Peskov ha espresso fiducia nella mediazione degli Stati Uniti, dichiarando: «Ci auguriamo che l'Unione europea non riesca a distruggere completamente queste prospettive». La posizione russa sembra quindi cercare un equilibrio tra la pressione militare e la ricerca di una soluzione diplomatica, con Washington come possibile intermediario.

Parallelamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo francese Emmanuel Macron per coordinare la pressione diplomatica sulla Russia. Zelensky ha sottolineato l'importanza di azioni coordinate tra i partner occidentali, affermando che «ogni passo nei negoziati e nell'esercitare pressione sulla Russia deve essere compiuto con la massima preparazione». Il leader ucraino ha anche ribadito la necessità che l'Europa partecipi attivamente al processo diplomatico, dichiarando: «La voce dell'Europa deve contare».

Le dichiarazioni di Peskov si inseriscono in un quadro di escalation militare più ampio. Da domani, Russia e Cina daranno il via alle esercitazioni navali congiunte «Joint Sea-2026» nel Mar Giallo, al largo del porto cinese di Qingdao. Le manovre, che si svolgeranno dal 6 al 13 luglio, includeranno operazioni di salvataggio, missioni antisommergibile, difesa aerea e tiro di artiglieria. La Cina parteciperà con due cacciatorpediniere, una fregata, un sottomarino, una nave di rifornimento e una nave di soccorso, mentre la Russia ha inviato un incrociatore, una corvetta, un sottomarino diesel e una nave di soccorso. Il ministero della Difesa cinese ha dichiarato che l'iniziativa mira ad «affrontare congiuntamente le sfide alla sicurezza e a preservare la pace e la stabilità nella regione».

Le esercitazioni navali congiunte rappresentano un ulteriore segnale di rafforzamento dell'asse tra Mosca e Pechino, in un momento in cui le tensioni con l'Occidente sono ai massimi livelli. La minaccia russa alla Polonia, unita alla retorica sulla guerra totale, evidenzia la crescente determinazione del Cremlino a contrastare il sostegno occidentale all'Ucraina, mentre i negoziati di pace restano in bilico tra speranze e ostacoli diplomatici.