In un contesto globale segnato da conflitti armati e commerciali, le materie prime critiche non rappresentano più una questione di nicchia, ma un asset strategico fondamentale per la competitività industriale dell'Italia e per la transizione energetica. Batterie, reti elettriche, tecnologie digitali, mobilità elettrica, energie rinnovabili e sistemi avanzati per la difesa dipendono tutti dall'accesso a questi materiali, la cui disponibilità è sempre più incerta a causa delle tensioni geopolitiche e delle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

Il messaggio centrale è emerso con chiarezza dal convegno «Energia e materie prime per la competitività delle filiere produttive», organizzato ieri a Roma da Assorisorse, l'associazione che riunisce le imprese del settore estrattivo e minerario. L'evento ha segnato l'inizio di un percorso di «connessione fisica» tra tutti i protagonisti del comparto: istituzioni, imprese, sindacati, mondo accademico e della finanza. «Abbiamo respirato un'aria di ottimismo, ora dobbiamo passare alle azioni concrete: costruiamo una nuova filiera in Italia per mettere a sistema tutti gli attori dei minerali critici», ha dichiarato Francesca Zarri, presidente di Assorisorse, tirando le somme di un intenso pomeriggio di dialogo.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha aperto i lavori con un intervento netto: «Il paradigma del nostro tempo è il conflitto geopolitico, commerciale, energetico. Le crisi degli ultimi anni hanno dimostrato quanto siano vulnerabili le catene di approvvigionamento e quanto la competitività dell'Europa dipenda dalla sicurezza energetica e delle materie prime critiche. Per questo l'autonomia strategica non rappresenta più una scelta, ma una priorità». Urso ha inoltre annunciato che l'Italia «ha scelto di giocare d'anticipo, candidandosi a ospitare uno dei primi hub europei di stoccaggio strategico, con Porto Marghera al centro di una proposta di sistema che valorizza la nostra forza logistica, industriale e manifatturiera».

Guido Brusco, presidente di Confindustria Energia, ha ribadito un concetto chiave: «Senza sicurezza energetica non c'è competitività industriale. Oggi il rischio concreto è che l'Europa perda capacità produttiva, investimenti e occupazione se non affronta con decisione il nodo del costo e della disponibilità dell'energia, abbandonando approcci ideologici e puntando su soluzioni pragmatiche ed efficienti».

Un dato spesso trascurato è che le miniere non sono scomparse in Italia. Attualmente sono attive circa 76 miniere, distribuite principalmente in Sardegna, Piemonte, Sicilia, Toscana, Lazio e Calabria. Sebbene non si estraggano più grandi quantità di metalli come in passato, la produzione è ora concentrata sui minerali industriali: feldspato, fluorite, salgemma, bentonite, caolino e talco. Si tratta di materiali poco conosciuti ma fondamentali per numerose filiere produttive. Complessivamente, Assorisorse rappresenta circa 30 siti estrattivi che producono oltre 7 milioni di tonnellate di minerali all'anno, un volume destinato principalmente all'industria manifatturiera nazionale ed europea. Il feldspato, ad esempio, alimenta la produzione di ceramiche e vetro, settori nei quali l'Italia è tra i leader mondiali.

Dal summit promosso da Assorisorse è emerso un quadro condiviso: sicurezza degli approvvigionamenti, disponibilità di materie prime critiche e capacità industriale rappresentano oggi elementi sempre più interdipendenti e sono alla base della competitività di molte altre filiere produttive. La sfida non riguarda più soltanto la disponibilità delle risorse, ma la capacità di costruire filiere resilienti lungo tutta la catena del valore, dall'estrazione alla trasformazione, dal riciclo alle tecnologie che utilizzano questi materiali. Tra le necessità industriali emerse figurano il rafforzamento della resilienza delle filiere attraverso la diversificazione e lo sviluppo di capacità integrate anche in Europa, favorendo una maggiore integrazione e garantendo tempi e certezza agli investimenti.

Un altro tema affrontato è stato quello del gas e del biometano. Il rilancio della Gas Release potrebbe andare in questa direzione: dopo anni di forte contrazione, l'estrazione nazionale di gas ha invertito il trend, contribuendo a ridurre la dipendenza dall'estero e a contenere i prezzi del gas, soprattutto in contesti emergenziali sempre più frequenti. Tuttavia, se non si interviene su alcuni sistemi come l'Emissions Trade System (ETS) e il regolamento sulle emissioni di metano, la sicurezza degli approvvigionamenti e la diversificazione delle forniture energetiche sono messe in discussione. Un'ulteriore leva strategica per ridurre la dipendenza energetica dall'estero e accelerare il percorso di decarbonizzazione, hanno spiegato i relatori, è rappresentata dal biometano, particolarmente rilevante per le imprese hard-to-abate.

Per quanto riguarda le materie prime critiche, oggi è necessario superare le complessità normative, la frammentazione industriale, la complessità e le interdipendenze delle catene del valore e l'incertezza della domanda. Per fare questo, il messaggio restituito dai lavori è chiaro: serve un'azione coordinata che metta al centro una chiara orchestrazione regolatoria, in particolare in ambito ambientale, una solida mappatura delle filiere, lo sviluppo di competenze specializzate e il potenziamento degli impianti di riciclo. Solo così l'Italia potrà trasformare la vulnerabilità in opportunità, costruendo un sistema industriale più autonomo e competitivo a livello globale.