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Meloni chiede all'Ue una risposta su immigrazione e rimpatri dopo Ceuta
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Meloni chiede all'Ue una risposta su immigrazione e rimpatri dopo Ceuta

Dopo la crisi di Ceuta, la premier chiede una risposta europea su immigrazione e rimpatri. Italia e Danimarca promuovono una lettera firmata da altri 21 Stati; opposizioni all'attacco per la sospensione di Schengen con la Spagna.

Aggiornato 03 Авг, 08:164 min
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Meloni rilancia: dopo Ceuta urge una risposta dell'Ue su rimpatri e immigrazione. Ira dell... · RSS source
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Dopo la crisi di Ceuta, la premier chiede una risposta europea su immigrazione e rimpatri. Italia e Danimarca promuovono una lettera firmata da altri 21 Stati; opposizioni all'attacco per la sospensione di Schengen con la Spagna.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rilanciato la richiesta di una risposta europea su immigrazione e rimpatri dopo la crisi alla frontiera di Ceuta. Secondo il governo, occorre accelerare l'attuazione dei nuovi regolamenti Ue, che prevedono procedure di rimpatrio più rapide, la possibilità di accordi con Paesi terzi e il rafforzamento delle frontiere esterne. Nel fine settimana l'Italia, insieme alla Danimarca, si è fatta portavoce di una lettera sottoscritta da altri 21 Stati europei, definita dalle fonti di governo «super-trasversale» perché firmata da Paesi del Nord e del Sud e da forze politiche che vanno dai conservatori ai socialisti.

Le stesse fonti dell'esecutivo sottolineano che «quello che è successo a Ceuta potrebbe verificarsi in altri luoghi in Europa» e che non è più possibile «far finta di niente». Il pressing su Bruxelles, aggiungono, sarà sempre più asfissiante nelle prossime ore. L'attenzione è concentrata sulla riunione dei ministri dell'Interno dei Paesi Ue convocata per martedì. Tra le proposte sul tavolo del governo italiano c'è l'estensione del modello Albania, con la creazione di nuovi hub in Africa per il rimpatrio dei migranti irregolari. Nella lista dei Paesi considerati figurerebbero Etiopia, Egitto, Uganda, Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia e Mauritania, con strutture finanziate dall'Europa. «È il prossimo passo», dicono fonti dell'esecutivo, che però non si attendono novità significative già in settimana.

La decisione italiana di sospendere gli accordi di Schengen nei confronti della Spagna ha intanto scatenato le critiche delle opposizioni. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di una «prova muscolare» contro un Paese europeo e ha definito la scelta «vergognosa». Carlo Calenda, leader di Azione, ha parlato di «boutade elettorali inutili», mentre Matteo Renzi di Italia Viva ha giudicato «miope» il tentativo di inseguire Roberto Vannacci nel momento in cui un Paese europeo aveva bisogno di solidarietà. Angelo Bonelli di Avs ha accusato la premier di «speculare» sulla vicenda e Riccardo Magi di Più Europa ha parlato di «zero fermati alle frontiere italiane dopo la stretta».

Il governo respinge le accuse e ribadisce la propria linea. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che il governo ha «una linea molto chiara» sul tema: è contrario ai flussi «clandestini e irregolari» e sta verificando i controlli dei passaporti. «Fino ad adesso non ci risulta che sia stato trovato qualcuno che non poteva», ha aggiunto. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha aggiunto che «chiudere i confini è buonsenso» e che il suo partito lo dice da anni. Per Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo, la Spagna «è sempre più isolata».

Sul caso sono arrivate anche reazioni internazionali. Il Papa ha chiesto che si trovino «soluzioni di pace, stabilità e giustizia». In Spagna, il leader di Vox, Santiago Abascal, ha chiesto la «militarizzazione permanente» del confine di Ceuta fino a quando non sarà necessario. La vicenda resta al centro del dibattito politico italiano, tra la spinta del governo per una linea comune europea e le polemiche interne sulla gestione dei rapporti con Madrid.