Migranti, i ministri Ue verso una stretta dopo la crisi di Ceuta
Oltre 60mila ingressi in tre giorni a Ceuta: i ministri dell'Interno dell'Ue si riuniscono in videoconferenza per rafforzare frontiere e rimpatri, tra tensioni tra Italia e Spagna.

Oltre 60mila ingressi in tre giorni a Ceuta: i ministri dell'Interno dell'Ue si riuniscono in videoconferenza per rafforzare frontiere e rimpatri, tra tensioni tra Italia e Spagna.
L'ingresso di oltre 60mila persone a Ceuta nell'arco di tre giorni ha fatto riemergere le divisioni tra i 27 Stati membri dell'Unione europea sulla politica migratoria e ha portato alla convocazione di una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno. L'appuntamento, in videoconferenza domani alle 10, è dedicato all'emergenza nell'enclave spagnola e arriva a poco più di un mese dall'entrata in vigore del nuovo Patto su migrazione e asilo, varato dall'Ue a giugno.
La crisi ha lasciato il premier spagnolo Pedro Sánchez isolato ed è stata alimentata da una campagna di disinformazione che ha spinto migliaia di giovani a raggiungere Ceuta via mare, prima di far ritorno volontariamente in Marocco nel giro di poche ore. La situazione, secondo quanto riferito dalle autorità spagnole e dalle agenzie Ue, è stata rapidamente riportata sotto controllo: quasi tutte le persone entrate illegalmente nell'enclave sono state rimpatriate e non si registrano movimenti verso la Spagna continentale o verso altri Stati membri. Resta invece grave il bilancio delle vittime tra chi ha tentato di raggiungere a nuoto la città spagnola, salito a oltre settanta.
La riunione dei ministri è stata preparata dagli ambasciatori Ue riuniti a Bruxelles nel Coreper II. Alla videoconferenza parteciperanno anche i Paesi associati a Schengen, il Servizio europeo per l'azione esterna, Frontex, l'Agenzia europea per l'asilo ed Europol, sotto la presidenza del ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e delle Migrazioni, Jim O'Callaghan. L'obiettivo è ribadire il sostegno a Madrid, coordinare le attività diplomatiche verso i Paesi terzi e definire misure per rafforzare le frontiere esterne dell'Unione, anche se lo status speciale riconosciuto dal Trattato di Schengen a Ceuta e Melilla, escluse dalla zona di libera circolazione, lascia prevedere che il confronto sarà soprattutto di natura politica.
In una lettera inviata al premier spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato cinque aree di intervento: prevenzione della migrazione irregolare attraverso una cooperazione più ampia con i partner, rafforzamento delle frontiere esterne, realizzazione di sistemi di allerta precoce, smantellamento delle reti dei trafficanti e potenziamento dei rimpatri. La Commissione ha ricordato l'impegno a fornire sostegno finanziario e operativo alla Spagna per evitare ulteriori perdite di vite umane e garantire la sicurezza dei confini. «Quanto accaduto a Ceuta mostra che dobbiamo fare di più per rafforzare le frontiere esterne, anche con monitoraggio costante e, ove necessario, barriere fisiche», ha sottolineato von der Leyen. La presidente ha inoltre ribadito la necessità di un processo di apprendimento dagli errori per migliorare la resilienza e la capacità di risposta dell'Unione.
I fronti si sono ricompattati in blocchi. Ventidue Stati membri, con l'Italia in testa, hanno chiesto una stretta sui controlli con la Spagna e hanno intensificato le verifiche per chi arriva dalla penisola iberica. L'Italia è l'unico Paese ad aver notificato a Bruxelles la sospensione degli accordi di Schengen fino al 1° settembre nei confronti della Spagna proprio per i fatti di Ceuta. La reazione di Madrid non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, è entrato in polemica con Roma e ha chiesto solidarietà agli altri Stati membri, ricordando che Ceuta e Melilla sono frontiere esterne dell'Ue e le uniche città europee con un confine terrestre con l'Africa.
Dalla discussione di domani, secondo le attese, emergerà la richiesta di molti Paesi di adottare una linea più restrittiva sull'immigrazione e di estendere il cosiddetto modello Albania, basato su centri di rimpatrio in Paesi extraeuropei finanziati con fondi comunitari, anche ad altre destinazioni. La crisi di Ceuta si trasforma così in un test della politica migratoria europea e in un'occasione di scontro politico con il governo socialista spagnolo, che a gennaio ha approvato una procedura per la regolarizzazione di circa 500mila migranti irregolari già presenti sul territorio spagnolo.
La riunione straordinaria arriva mentre il nuovo quadro regolatorio europeo affronta il suo primo banco di prova. La partita resta aperta: da un lato Madrid chiede solidarietà e sostegno, dall'altro una parte consistente degli Stati membri preme per strumenti più rigidi e per una responsabilità condivisa nella gestione dei rimpatri. L'esito del confronto tra i ministri offrirà le prime indicazioni sulla direzione che l'Unione intende prendere.
